Il Tirreno

Livorno

Aggredito a Modena l’amaranto Boccafogli

Renzo Marmugi
Aggredito a Modena l’amaranto Boccafogli

L’ex portiere picchiato e derubato davanti all’hotel dove la squadra era in ritiro .

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MODENA. Una notte sbagliata tra la via Emilia e il west. Con due ragazzi di 22 anni, incensurati, finiti in carcere (uno è un ultrà del Modena calcio) e il preparatore dei portieri del Livorno, Fabrizio Boccafogli, 42 anni, al pronto soccorso con due costole rotte e la mandibola gonfia come un pugile appena sceso dal ring. Un fatto assurdo, nato forse per un equivoco, che ha portato a una vera e propria aggressione nell’oscurità, intorno alle 22 di venerdì, nel giardino del Rechigi Park hotel, alla periferia sud di Modena, il grande albergo a 4 stelle scelto dalla società amaranto come ritiro per la partita contro il Sassuolo. I fatti. La cena è finita da poco, giocatori e staff sono in giro nel parco per distendersi e prendere una boccata d’aria prima di andare in camera. Boccafogli è isolato, sul lato sinistro dell’hotel.
 A un certo punto, nell’oscurità, arrivano due ragazzi (poco dopo se ne aggiungerà un terzo, minorenne, che però non avrebbe partecipato all’aggressione). «Dai dai, ora ora». E’ il segnale, quattro parole che fanno scatenare l’inferno. I due giovani saltano addosso a Boccafogli, alle prese con una telefonata al cellulare. Ha un borsello al collo, una catenina con un piccolo diamante che luccica nella notte. Un attimo e i due ragazzi gli saltano addosso. Con una spinta lo buttano giù: gli strappano il borsello, la catenina, l’orologio. “Bocca” urla e cerca di difendersi, ma prende un calcio in faccia e colpi proibiti in tutto il corpo. Il personale di turno al Rechigi Park, appena sentite le grida di aiuto, esce per vedere cos’è successo, imitato da alcuni giocatori amaranto. Ma i due scappano nell’oscurità, uno per evitare di essere catturato scavalca la siepe che circonda l’hotel e si tuffa nel torrente subito dietro, il Tiepido, facendo perdere le proprie tracce per qualche ora. I suoi complici, invece, vengono catturati subito perché nel frattempo è stato allertato il 112 e i Carabinieri della Compagnia di Modena arrivano sul posto in pochi minuti. Boccafogli si rialza pestato e contuso, nella colluttazione è riuscito almeno a salvare il borsello. L’autista del pullman, Gabriele Santi, ferma uno degli aggressori, poi accompagna la vittima al pronto soccorso dell’ospedale, dove dopo una serie di accertamenti diagnositici “Bocca” viene dimesso con trenta giorni di prognosi per una lesione alla sesta e settima costola dell’emitorace sinistro e un trauma contusivo alla mandibola. Rapina. Nell’aggressione a Boccafogli vengono strappati collana e orologio (un Breitling), ritrovati più tardi nel prato che delimita l’hotel, sia pure danneggiati, mentre sono spariti i contanti che l’ex portiere aveva nel borsello, 500 euro.
 «Due balordi, erano due balordi che sicuramente volevano passare una notte brava con un po’ di soldi extra in tasca», dice Boccafogli, ancora scosso dall’accaduto poco prima che il pullman amaranto accenda il motore per portare la comitiva allo stadio Braglia per la partita col Sassuolo. In un primo momento alcune notizie frammentarie avevano fatto pensare a un’aggressione di matrice calcistica, conseguenza della ruggine nata dopo il match di andata. Una sfida vinta 3-2 dal Livorno in pieno recupero (su colpo di testa di Tavano) e con una zuffa tra alcuni dei protagonisti prima di imboccare le scalette verso gli spogliatoi. Una scena western punita il martedì successivo con una giornata di squalifica proprio a Fabrizio Boccafogli, l’allenatore dei portieri amaranto. Poi la ricostruzione dell’episodio ha sgonfiato l’ipotesi. Le reazioni. «No, quella partita non c’entra niente, è un episodio di cronaca nera e basta, un’aggressione fatta per rubare soldi e oggetti preziosi», dice il direttore sportivo Franco Ceravolo. Lo stesso Fabrizio Boccafogli è costernato. Mostra la guancia gonfia come se avesse un ascesso e un’ecchimosi sulla parte sinistra del viso. «In trent’anni che giro tutta l’Italia per il calcio è la prima volta che mi succede un episodio del genere. Aggressione degli ultrà? Assolutamente no, il Sassuolo squadra e società non sono minimamente coinvolti. Ripeto, erano due balordi che volevano soltanto rubare. In effetti i soldi non sono stati ritrovati, la catenina è tutta strappata, mentre l’orologio dovrebbe essere riparabile. I due ragazzi sono stati arrestati, i carabinieri mi hanno interrogato ed è stata fatta chiarezza. Per me l’episodio è chiuso...»

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