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LIVORNO: LA POLEMICA

Fossi, rischio ambientale per Livorno

Fossi, rischio ambientale per Livorno

Di nuovo ferme le pompe Enel, nonostante l'annunciato accordo. E le acque dei fossi tornano a stagnare mentre i pesci boccheggiano e i cittadini vengono tormentati dai cattivi odori. Un 'emergenza che rivela come il sistema ambientale dei fossi sia in pericolo

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 LIVORNO. Ci risiamo. Ieri l’Enel, contrariamente a quanto si pensava in municipio e all’Autorità Portuale, ha di nuovo fermato le pompe di raffreddamento della centrale elettrica del Marzocco e, di conseguenza, si è di nuovo bloccata la circolazione di acqua nei fossi cittadini. Il risultato è stato di acque di nuovo stagnanti, di pesci boccheggianti e di cattivi odori, specie nella zona Torretta-Pontino. Una situazione che è stata solo in parte mitigata da uno scirocco piuttosto teso che ha soffiato ieri sulla città, increspando nelle zone più aperte le acque dei fossi, ma non riuscendo affatto a creare quella corrente necessaria per muovere la massa d’acqua che stazionava, inerte nei canali cittadini.

 Quando ha saputo quello che stava accadendo, il sindaco Alessandro Cosimi si è subito messo in contatto con Roberto Piccini, presidente dell’Autorità Portuale, competente sulle acque interne cittadine, cui l’Enel ha assicurato che le pompe sarebbero ripartite, cosa che, ieri pomeriggio alle 16, non era dato di vedere. Intanto Cosimi ha dichiarato di essere pronto, in caso di necessità, a emettere un’ordinanza per far ripartire comunque le pompe di raffreddamento della centrale.

 In viaggio sui canali. Che qualcosa non andasse, ieri mattina, era fin troppo evidente percorrendo le spallette dei fossi cittadini: ovunque, a parte i tratti raggiunti dal vento, acque desolatamente immobili, come testimoniavano anche i petali secchi dei fiori caduti a migliaia nei canali. E quel che è peggio, iniziavano a salire i cattivi odori, mentre branchi di piccoli muggini salivano sempre più spesso a boccheggiare in superfice.
 La risposta arriva andando all’origine del problema: un passaggio sulla barca di un pescatore che accompagna il cronista fino alla zona dello “stramazzo”, la barriera piazzata in mezzo al canale dei Navicelli per incanalare la corrente verso la città, permette di vedere che dalle bocche della centrale Enel di acqua non ne esce affatto. Stessa cosa nella seconda visita, quella del pomeriggio alle 16: nella zona dove sono state piazzate le panne galleggianti che dovrebbero frenare i getti troppo impetuosi, ci sono addirittura diverse persone che pescano tranquillamente con la canna nell’acqua appena increspata dal vento, mentre sulle rive del canale si consuma lo spettacolo desolante di banchine crollate e di veri e propri cimiteri di barche affondate.

 «Qui si rischia grosso». Roberto Martelli, porta più che bene i suoi 70 anni, e questi fossi li conosce a menadito: «Sono nato a “Stringi-Stringi” - ricorda - e nel fosso di Torretta ci ho imparato a nuotare quando avevo 5 anni».
 Martelli indica la bocca delle prese d’acqua della centrale Enel: in effetti di pompe non ne funziona nemmeno una. «Dopo tanti anni avevamo imparato a riconoscere se la centrale andava con una, due o più pompe di raffreddamento».
 Ma Martelli ricorda come la situazione idraulica dei fossi sia cambiata quando sono state chiusi gli sbocchi a mare nella zona di Torretta, compreso anche il canale di via Dei Pazzi, dove invece è rimasta una fogna.
 «Se la corrente naturale non c’è più - afferma con sicurezza Martelli - non si può fare a meno di quella artificiale: le pompe devono ripartire o qui si richia grosso. E sarebbe davvero un peccato - aggiunge - pensate che nei fossi erano tornati non solo pesci come muggini e ragni, che vivono anche in acque poco pulite, ma, in qualche punto persino triglie e scorfani».

 Nelle mani dell’Enel. In attesa che siano resi noti i risultati degli esami delle acque compiute dall’Arpat, a questo punto è evidente che il sistema ambientale dei fossi non è più in grado di reggere altri stop alla circolazione della massa d’acqua.
 A questo punto è proprio il caso di dire che siamo nelle mani dell’Enel.

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di Redazione web