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La Sintermar chiude, 40 posti a rischio

Cristiano Meoni
La Sintermar chiude, 40 posti a rischio

Disdetti i contratti con gli armatori per lasciare spazio alle auto di Elia

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LIVORNO. La disdette sono partite pochi giorni fa. Destinatari Hamburg Sud e Ccni-Csav, le due compagnie armatoriali che ancora scalano in Sintermar, il terminal portuale della famiglie Neri, D’Alesio e Fremura. E non è la solita disdetta da non drammatizzare troppo, traffici che vanno via e che possono sempre tornare. E’ una parola definitiva, una pietra tombale sull’attività del terminal. Sintermar, infatti, a luglio chiude, e con essa si archivia una pagina fondamentale della storia del porto di Livorno. Sintermar è stato il primo terminal a portare una gru in banchina, nei primi anni settanta, ed è stato anche il più importante prima dell’avvento di Tdt. I soci hanno deciso di cessare l’attività portuale per gettarsi in un nuovo business: quello delle autovetture. L’operazione è quella anticipata dal “Tirreno” già da alcuni mesi: la realizzazione, laddove ora troneggiano le gru e stazionano i contenitori, di un terminal per l’imbarco e lo sbarco delle auto nuove commercializzate dalla Fratelli Elia, ottantamila vetture l’anno che adesso vengono sbarcate sulle banchine della Compagnia Portuale.

Un terminal che sarà gestito da una società di nuova costituzione della quale faranno parte la Elia e alcuni soci di Sintermar. La “newco” prenderà in affitto i 160mila metri quadrati di terreni dalla Sintermar, che manterrà la proprietà dell’area. Ora, non sarà agevole tradurre l’accordo in decisioni operative. Ma, con l’invio delle disdette agli armatori (imminente anche quella alla Boluda) il passo ormai è stato fatto. Ancora non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale, nè ai lavoratori nè ai sindacati. La rappresentanza sindacale interna ha chiesto un incontro alla direzione aziendale, che è stato convocato per la prossima settimana. Il terminal sarà progressivamente smantellato, a partire dalle gru per finire ai forklift, già in vendita. E gli armatori già si stanno già organizzando per disporre diversamente i loro traffici. Le navi di Ccni-Csav, l’armatore cileno che trasporta il rame a Bartoli, quasi sicuramente torneranno all’Alto Fondale, la banchina in concessione alla Cilp che avevano lasciato solo l’anno scorso, mentre le portacontenitori di Hamburg Sud finiranno a Lorenzini. Ovvia la preoccupazione dei 40 dipendenti: 10 di loro, assunti a termine, sono stati confermati fino a luglio ma il futuro è incerto anche per gli altri 30.

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