Il Tirreno

Livorno

LIVORNO

Trova il figlioletto in coma nella culla

Lara Loreti
Trova il figlioletto in coma nella culla

Il neonato non respirava e il cuore era fermo: rianimato ma è gravissimo

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LIVORNO. L’hanno trovato nel lettino a pancia in giù, cianotico. Non respirava. Il battito assente. Il dramma ieri sera ha fatto irruzione all’improvviso in una famiglia che abita a Colognole e ha colpito senza pietà un bambino di appena 5 mesi. Il piccolo è nato lo scorso 12 novembre, senza problemi. In salute. Eppure ieri alle 20.15 sembrava che la vita lo avesse abbandonato, senza un perché.

A trovarlo in quelle condizioni è la madre, livornese sui 35 anni. È l’ora di cena, lei e il marito sono a casa insieme all’altra figlia, che ha circa 5 anni. La donna, come è abituata a fare, a un tratto si avvicina alla culla, per vedere come sta il bimbo. È l’inizio di un incubo: non respira, il cuore è fermo, il colorito livido. Che succede? La donna è terrorizzata. Inizia a gridare, chiama il marito. E prova a rianimarlo. È un’infermiera, sa come muoversi. Il padre invece, originario della zona di Frosinone, fa parte del Nucleo investigativo dei carabinieri. I due lanciano l’allarme al 118 mentre provano in tutti i modi a ventilarlo. Ma sul momento non c’è nulla da fare. I coniugi sono disperati e non riescono a trovare una spiegazione a quell’atroce situazione.

La sala operativa del 118 allerta un’ambulanza della sede della Svs di Collesalvetti, la più vicina al paesino di campagna. Intanto gli operatori mantengono il contatto telefonico con i genitori e con i soccorritori dell’ambulanza, non senza difficoltà: la zona è isolata e la linea non prende bene. Poi viene inviata anche un’ambulanza della Svs di Livorno, col medico del 118 Roberto Santoli.

I soccorritori, arrivati in casa, si mettono a lavoro. Un intervento esemplare in cui l’emergenza è estrema: l’obiettivo è rianimare il piccolo, che non respira e che è in arresto cardiaco. Dopo i primi tentativi in casa, il bimbo viene caricato in ambulanza. Ad assisterlo c’è il babbo, che non lo lascia per un solo attimo. La mamma invece segue il mezzo di soccorso in automobile con suo padre, dopo aver lasciato l’altra figlia da parenti.

Il viaggio in ospedale è una corsa contro il tempo, che sembra essersi fermato, improvvisamente e senza una ragione, come il cuoricino del neonato. A bordo dell’ambulanza viene defibrillato ben sei volte: alla fine il medico, insieme a infermieri e volontari, riesce a riprendere il battito cardiaco. Sembra un miracolo. Niente da fare invece per il respiro: il piccolo non ci riesce da solo perciò viene intubato. Una volta raggiunto l’ospedale in città, viene portato di corsa in shock room. È ancora in coma ed intubato. Dentro quella sala resta per oltre un’ora. Un’attesa insopportabile per i genitori e per il nonno che aspettano in lacrime, chiedendo ai medici continui aggiornamenti. Ad aspettare con i familiari ci sono anche tutti i colleghi del babbo, riunitisi per dare conforto all’amico.

Sono le 23 quando, dopo la tac, gli specialisti decidono di trasferire il piccino all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Lo trasporta un’ambulanza della Svs con rianimatore e pediatra a bordo. Nell’ospedale infantile i medici faranno un’indagine specifica per capire le cause che hanno portato il piccolo al coma.

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