Il Tirreno

Livorno

I livornesi & il libeccio

Claudio Marmugi

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Ir vento al livornese ni dà noia.
Ni vanno i bruscoli nell'occhio.
Basterebbe questo a innervosillo.
Senza contà i danni che le mareggiate e le folate ner muso ci fanno.
Col libeccio il livornese non va al mare - è ir mare che viene a casa tua.
Di tutti i venti, il libeccio è quello che, ‘n città, crea più scompiglio e casino di tutti.

Ha voglia di dì che "sotto ir maestrale urla e biancheggia ir mare" - venite a vedé cosa fa da noi il libeccio quando, come oggi, ‘ncazzato nero, ci piomba da Sud Ovest direttamente ‘n salotto e ner tinello, maremma ‘ane! Roba che bisognerebbe chiude' abusivamente la Terrazza Mascagni e facci una veranda rinforzata!

Boia! Perdavvero! Nulla rompe' i ‘oglioni più del libeccio a Livorno! Sur viale Italia si po' fa' ir surf coll'autobusse dall'ondate che arrivano ‘n carreggiata! Le ‘arrozzine devano girà puntellate co' sassi per non arrabartassi co' bimbi dentro! Le vecchine s'attrezzano e vanno ar mercato cor carrello della spesa con le vele (come ir ponce)! A vele spiegate, le donnine si scordano d'esse' donnine, ni par d'esse' i pirati! Non s'accostano alle bancarelle di piazza ‘avallotti: no, l'assartano! 

‘nsomma, ir vento, qui, che ‘un siamo triestini abituati alla Bora, ci ‘ambia la vita radicarmente.
L'unico modo che il livornese ha avuto di rende' un po' ostica la vita ar vento è di complicà a dismisura ir Piano der Traffico e di mette' un sacco di rotatorie a caso. Anche il libeccio, con tutte veste rotatorie, si trova in difficoltà, specie in piazza Mazzini: non sa più bene da che parte andà.

Il livornese, però, cor vento si tempra. Si rinforza. Der resto, ir vento fa parte della nostra indole e delle nostra storia. E' quer vento che quando soffiava, paralizzava le attività di chi cor mare ci lavorava e ci viveva.

O! Si potrebbe guasi cambià per intero la poesia der Carducci. "La nebbia alla Valle Benedetta ‘un c'è mai stata, perché da noi c'è ‘r vento abbestia, che ci rovina la giornata.
Ma siccome siamo duri come il leccio, non ci smove' d'un passo, a noi, il libeccio... Ma per le vie di Borgo, spunta sempre ‘na rotatoria, speriamo che ‘na ventata ‘n po' più forte, la rivoghi alla Meloria". 

Boia, senti come ci carza bene ir San Martino!
Del resto, Carducci un po' di Livorno... lo è sempre stato perdavvero.
Come ha risposto ir figliolo di un mio amico alla domanda: "Come si chiama Carducci di nome?".
"...Viale!".
Più livornese di ‘osì!

In conclusione, il livornese, che va ar mare sempre e ‘mpazzisce per la tintarella, odia abbestia le giornate di libeccio forte come questa perché n'agita l'acque e ni sposta gli scogli der Boccale. Mia per nulla.
Poi, ir giorno dopo, li rideve rimette' a posto lui!

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