Gioco
Delitto di Chioma, il "biondino" chiede di parlare
Luciano De Majo
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FIRENZE - Colpo di scena al processo d'appello per l'omicidio di Annalisa Vicentini, la livornese di 24 anni uccisa nella pineta di Chioma. L'imputato Andrei Orul, "il biondino" condannato a trent'anni dalla corte d'Assise di Livorno, gela i giudici della di Firenze e per la prima volta, chiede di parlare. Rompe il silenzio e annuncia la volontà di rilasciare dichiarazioni spontanee sui fatti del 19 agosto del 2002. "Voglio parlare, le cose con sono andate come dicono loro", dice rivolgendosi ai legali di parte civile. In aula, anche il padre della vittima, Paolo Vicentini.
ASCOLTA - L'audio dal processo
Il presidente della Corte d'Assise d'Appello - che insieme ai giudici popolari e al giudice relatore stava per ritirarsi in camera di consiglio - ha così deciso di rinviare all'11 maggio il momento dell'ascolto dell'imputato, anche per registrare le dichiarazioni spontanee che Orul renderà.
Fino a quel momento erano andate avanti le arringhe della difesa, con i legali Eraldo Stefani e Ferdinando Imposimato che avevano ribadito la necessità di rinnovare istruttoria, di eseguire nuova perizia, di dar corso a un nuovo confronto con l'amico della vittima Stefano Poli. Richiesta che, fino a quel momento, aveva trovato riluttanti i giudici. Gli avvocati difensori in aula hanno ripetuto che la perizia della procura balistica non può dirsi esauriente e che, sulla base di quella ricostruzione, l'imputato non può essere condannato.
ASCOLTA - L'audio dal processo
Il presidente della Corte d'Assise d'Appello - che insieme ai giudici popolari e al giudice relatore stava per ritirarsi in camera di consiglio - ha così deciso di rinviare all'11 maggio il momento dell'ascolto dell'imputato, anche per registrare le dichiarazioni spontanee che Orul renderà.
Fino a quel momento erano andate avanti le arringhe della difesa, con i legali Eraldo Stefani e Ferdinando Imposimato che avevano ribadito la necessità di rinnovare istruttoria, di eseguire nuova perizia, di dar corso a un nuovo confronto con l'amico della vittima Stefano Poli. Richiesta che, fino a quel momento, aveva trovato riluttanti i giudici. Gli avvocati difensori in aula hanno ripetuto che la perizia della procura balistica non può dirsi esauriente e che, sulla base di quella ricostruzione, l'imputato non può essere condannato.
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