Il Tirreno

Livorno

E pensare che dovevo fare il marinaio

Maria Antonietta Schiavina
E pensare che dovevo fare il marinaio

Lindsay Kemp a Livorno insegna ai ragazzi i misteri di Cenerentola

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LIVORNO. Arriva all'appuntamento puntualissimo alle 19 e ci spiega con modi gentili che ci può concedere solo mezz'ora, perché la pausa dalle prove con il gruppo di ragazzi del Laboratorio della Fondazione Teatro Goldoni e del coordinamento danza, non si può prolungare oltre. Poi però, fra una chiacchiera e l'altra, si dimentica di guardare l'orologio, perché raccontare - dice - gli piace molto, e adora soprattutto parlare della sua danza, «che da sempre è tutta la mia vita». Tshirt blu elettrico, pantaloni a grandi righe verticali, sui toni dell'azzurro - il suo colore preferito, come quello degli occhi -, mentre risponde alle nostre domande Lindsay Kemp - ballerino, coreografo, mimo, attore di fama mondiale - accompagna la parola con gesti armonici delle mani improvvisando per noi un'esclusiva danza. Trasgressivo, irriverente ma sempre originale, l'artista che con Flowers, una delle sue creazioni più fantastiche, ha fatto sognare milioni di spettatori, ha firmato una originalissima "Cenerentola" che la Fondazione Teatro Goldoni presenterà mercoledì 29 aprile, alle ore 21 al Teatro Goldoni, per la giornata mondiale della danza. Lo spettacolo è il risultato di un rapporto che Kemp ha da tempo con Livorno, sfociato in un laboratorio sulla performance, seguito con passione da un gruppo di 20 ragazzi provenienti dai vari laboratori della Fondazione Goldoni. Un progetto a cui si sono aggiunti alcuni insegnanti dei diversi corsi e lo stesso Kemp che sarà Don Jaime, barone del castello del rospo: «per vivere tutti insieme e fino in fondo l'avventura appassionata della rappresentazione teatrale».

Perché la scelta di "Cenerentola"?
«Perché è un mito che appartiene a tutti, e si presta bene come strumento di comunicazione e come invito all'immaginazione... E poi perché le radici di questa fiaba, pur affondando nella voglia di una trasformazione magica per accedere all'amore e alla bellezza, toccano anche crudeltà e sofferenza, argomenti più che mai attuali nella nostra società».

Lei è nato a Liverpool, da sempre è cittadino del mondo e da qualche tempo italiano di adozione, poiché vive gran parte del suo tempo nella campagna umbra. Come mai non ha scelto la Toscana come buen retiro?
«Ci sto pensando e spero di poter portare avanti molti progetti con la Fondazione Goldoni, perché mi piacerebbe abitare a Livorno, anche se l'Umbria è bellissima. D'altra parte io vengo da una famiglia di marinai e ho sempre avuto il mare come filo conduttore della mia ispirazione. Respirare il salmastro poi mi riporta all'infanzia... Qui a Livorno, mentre danzo, sento anche mio padre, anche lui marinaio, che balla sotto le onde, come Isadora Duncan».

Quando ha capito che avrebbe dedicato la sua vita al ballo?
«Non c'è stato un momento, io ho sempre danzato, fin da bambino esibendomi in spettacoli "familiari"».

I suoi genitori approvavano?
«Mio padre è morto quando ero piccolo, perciò non ha potuto scoprire la mia passione. Mamma invece all'inizio ha fatto di tutto per scoraggiarmi, mandandomi addirittura in una scuola per marinai. Poi però, quando ha capito che volevo solo danzare, mi ha sostenuto anche economicamente ed è diventata la mia più grande fan».

Qual è la cosa più importante che le ha insegnato Marcel Marceau, grande mito della danza internazionale e suo maestro?
«Ad avere il coraggio di crescere e la fiducia in me stesso. Ma, soprattutto, non ha mai preteso di cambiarmi, lasciandomi volare libero».

Fra i ragazzi del laboratorio di danza- teatro, che sta seguendo in questi giorni per Cenerentola, ha intravisto qualche stella nascente?
«Sono tutti bravi e motivati e certamente qualcuno riuscirà a emergere».

Nell'Uccello di Fuoco di Stravisnkij, rappresentato in febbraio al teatro Goldoni, ha interpretato il mago Kascheij. E ha detto che in qualcosa le assomiglia, perché forse non è così cattivo come sembra. Ma Linday Kemp come è esattamente di carattere?
«Sono trasparente, non mi nascondo. Quando mi arrabbio si vede subito e quando sono contento anche. In questo momento, per esempio, sono felice!».

Si allena tutti i giorni?
«Oh sì! Quando ballo mi sento liberato, la danza è respiro, è ipnotismo. Parafrasando Nietzsche direi che ogni giorno che non è ballato non è vissuto. E io voglio vivere a lungo!».

Il giorno dello spettacolo, mercoledì, alle 17,30 per il "Cerchio del Goldoni" si terrà un incontro a ingresso libero sulla danza al quale parteciperà anche Lindsay Kemp. Biglietti in vendita presso il botteghino del Teatro Goldoni (tel. 0586 204290), nel circuito Boxoffice e tramite internet collegandosi al sito www.boxol.it. Prezzi da 12 a 21 euro.

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