Gioco
Livorno-Modena 1 a 2Così si prepara il disastro
Federico Buti
di Federico Buti
Il Livorno visto all'Ardenza è stato raccapricciante, di questo passo non solo non sarà possibile tenere la terza posizione, ma forse nemmeno un posticino nella griglia finale: questa è una squadra bollita senza maionese, al primo caldo vero si è squagliata boccheggiando come una boga nella pozza prosciugata
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Se questo è lo sprint-Acori di cui da un paio di settimane va blaterando il presidente Spinelli, allora conviene avviarci subito con l'ombrellone e l'asciugamano: destinazione Romito o Tirrenia, non playoff. Il Livorno visto all'Ardenza è stato raccapricciante, di questo passo non solo non sarà possibile tenere la terza posizione, ma forse nemmeno un posticino nella griglia finale: questa è una squadra bollita senza maionese, al primo caldo vero si è squagliata boccheggiando come una boga nella pozza prosciugata.
Alla fine dell'horror pomeridiano, Spinelli ha confermato Acori dando la colpa ai giocatori, e Acori invece li ha scagionati prendendosi lui alcune colpe. Può darsi che siano tutti gesti nobili o inevitabili - in effetti non è facile identificare a questo punto un allenatore alternativo - ma può anche darsi che sia il vecchio gioco delle tre carte. Colpa mia, no tua, sua, di nessuno: a Livorno si dice che la colpa morì fanciulla.
Quel che è certo, è che così si prepara il disastro. Non arrivare almeno terzi in un campionato così scarso da sembrare un vinciperdi sarebbe non un peccato, ma una vergogna. Col Parma avevamo visto un Livorno più sfortunato che colpevole, a Treviso la pochezza dei veneti ha evidentemente mascherato le cose: ma ieri con un Modena solo dignitoso si è toccato il fondo e non solo dal punto di vista del risultato: nell'ultimo quarto d'ora, sull'1-2, una squadra decentemente messa in campo e motivata avrebbe magari pareggiato, invece la boga ha esalato gli ultimi sospiri nella pozza senza una scodatina.
Noi abbiamo più volte detto e scritto che non riteniamo Acori il maggior responsabile di questo coma, e più volte abbiamo detto e scritto che Spinelli meriterebbe una piazzetta intitolata per quel che ha fatto a Livorno in questi anni. Però sia chiaro: se disastro dovesse essere, sarà grave, reiterato e premeditato. Perché l'anno scorso abbiamo buttato via la serie A e quest'anno rischiamo di buttarla via per la seconda volta: tutto, per non aver voluto investire a gennaio quando - in entrambi i casi - sarebbe bastato poco per ottenere ben altri risultati.
Così, si muore di morte lenta e ingloriosa, facendo disamorare e inviperire il pubblico. E infatti, sia l'anno scorso che adesso, è proprio in casa che si stanno perdendo occasioni e punti decisivi. Non è mica un caso.
Alla fine dell'horror pomeridiano, Spinelli ha confermato Acori dando la colpa ai giocatori, e Acori invece li ha scagionati prendendosi lui alcune colpe. Può darsi che siano tutti gesti nobili o inevitabili - in effetti non è facile identificare a questo punto un allenatore alternativo - ma può anche darsi che sia il vecchio gioco delle tre carte. Colpa mia, no tua, sua, di nessuno: a Livorno si dice che la colpa morì fanciulla.
Quel che è certo, è che così si prepara il disastro. Non arrivare almeno terzi in un campionato così scarso da sembrare un vinciperdi sarebbe non un peccato, ma una vergogna. Col Parma avevamo visto un Livorno più sfortunato che colpevole, a Treviso la pochezza dei veneti ha evidentemente mascherato le cose: ma ieri con un Modena solo dignitoso si è toccato il fondo e non solo dal punto di vista del risultato: nell'ultimo quarto d'ora, sull'1-2, una squadra decentemente messa in campo e motivata avrebbe magari pareggiato, invece la boga ha esalato gli ultimi sospiri nella pozza senza una scodatina.
Noi abbiamo più volte detto e scritto che non riteniamo Acori il maggior responsabile di questo coma, e più volte abbiamo detto e scritto che Spinelli meriterebbe una piazzetta intitolata per quel che ha fatto a Livorno in questi anni. Però sia chiaro: se disastro dovesse essere, sarà grave, reiterato e premeditato. Perché l'anno scorso abbiamo buttato via la serie A e quest'anno rischiamo di buttarla via per la seconda volta: tutto, per non aver voluto investire a gennaio quando - in entrambi i casi - sarebbe bastato poco per ottenere ben altri risultati.
Così, si muore di morte lenta e ingloriosa, facendo disamorare e inviperire il pubblico. E infatti, sia l'anno scorso che adesso, è proprio in casa che si stanno perdendo occasioni e punti decisivi. Non è mica un caso.
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