Sicurezza
Ultimo viaggio col cappello da cuoco
Piagneri circondato da articoli dedicati a lui e dagli oggetti più cari
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LIVORNO.«Non dovevi farlo. Non mi dovevi lasciare così...». È l’inizio dello struggente addio che la figlia Letizia ha scritto sul registro del commiato, un libro che dopo poche ore è già pieno di parole piene di commozione, di affetto, di amicizia. «Ciao Ivo, grazie per tutto quello che ci hai dato» e peccato che Ivo Piagneri non possa vedere tutta questa gente che lo piange e lo rimpiange, ne ricorda battute e ricette, l’entusiasmo e la professionalità.
Lui, che tutto quello che faceva lo faceva con il cuore, era felice di sapere che il suo lavoro, di cuoco ma anche di scrittore e fotografo, era apprezzato. Ivo, il re del cacciucco, conservava tutto quello che veniva scritto su di lui e del resto anche lui aveva la scrittura nel sangue, libri, pensieri e lettere «e quando andavamo in vacanza mandava cartoline a tutti, con dei saluti che sembravano poemi». E ora i figli, Letizia e Alessandro, e la moglie Alessandra, di quegli articoli, di parole scritte, lo hanno circondato per questo ultimo saluto. Nella camera mortuaria quindi, tra tante corone di fiori una della Rai, una del “Sottormarino” del grande amico, collega e scherzosamente rivale Fulvio), ritagli di giornale e il depliant del ristorante con le foto d’epoca e qualche nota di suo pugno.
Nella bara, dove lui riposa con un elegantissimo completo blu intonato alla cravatta, Letizia ha voluto mettere gli oggetti simbolo della vita di suo padre: un cappello da cuoco, un tacquino, la penna, lo scotch «perché lui ne usava a metri ogni giorno e noi a dirgli “ma cosa ci fai con tutto quello scotch?”», e anche qualche moneta in tasca, secondo un’antica usanza. Piccoli grandi gesti che stringono il cuore e che servono per sentire un po’ meno il dolore. Ma il dolore morde prepotente con i ricordi. Quelli della moglie Alessandra: «Sembrava che se lo sentisse di dover morire... Aveva anticipato la festa dei 50 anni del locale, il 15 marzo invece del 25 aprile. Diceva perché il 25 aprile era una giornata particolare, magari non tutti avrebbero potuto partecipare. E la festa è stata bellissima, come un matrimonio. E poi tempo fa parlavamo di morte, un momento così. Lui mi disse che avrebbe voluto essere sepolto in campagna, a Casciana Terme. Io dicevo che non ero d’accordo. Così decidemmo: sceglierà chi sopravvive all’altro. Ora, a pensare a quelle parole mi vengono i brividi». Dice ancora Alessandra: «Io mio primo pensiero è stato: era meglio se morivo io. Perché lui aveva tanta forza, e poi vedere i miei figli così distrutti è un dolore che non posso sopportare».
Le si stringono intorno la consuocera, la cognata, le amiche. Piangono tutti, e la commozione diventa insopportabile quando si parla del piccolo Filippo, 5 anni, il nipotino, figlio di Letizia. Uno chef in erba e proprio pochi giorni fa, durante una breve vacanza in Garfagnana, nonno Ivo gli aveva scritto una cartolina: «Tu diventarai un grande cuoco». Filippo, che era affezionatissimo al nonno, ora sa che lui «è volato in cielo» ma che veglierà su di lui. «Che dolore pensare che non lo vedrà crescere, non vedrà più quando chiede di cucinare lui e si mette a pasticciare con i pomodori, con la farina. E pensare che ai nipotini era attaccatissimo, erano la sua gioia».
Tra gli amici venuti qui a salutarlo c’è anche Enrico Dello Sbarba, dell’associazione politico-culturale “Il Centro”: «Un dispiacere grandissimo, eravamo molto legati. Poco tempo fa mi aveva chiesto se era possibile farlo nominare Cavaliere della Repubblica. Io avevo cominciato a darmi da fare, ma ci sarebbe voluto del tempo. E lui non lo ha avuto». C’è anche lo scrittore-gastronomo Paolo Ciolli: «Era un grande personaggio, che alla città ha dato molto. Nel mio libro sul cacciucco c’è ovviamente anche la sua ricetta, tra di noi c’era un grande rispetto reciproco. E non so se senza di lui avrei continuato a scrivere perché lui dava davvero tanta forza, un entusiasmo incredibile». L’entusiasmo che ha messo anche nell’organizzare quella festa all’hotel Palazzo, lui felice come un bambino, tantissimi amici sinceramente orgogliosi di lui. L’ultima festa, in grande, prima di uscire di scena.
Lui, che tutto quello che faceva lo faceva con il cuore, era felice di sapere che il suo lavoro, di cuoco ma anche di scrittore e fotografo, era apprezzato. Ivo, il re del cacciucco, conservava tutto quello che veniva scritto su di lui e del resto anche lui aveva la scrittura nel sangue, libri, pensieri e lettere «e quando andavamo in vacanza mandava cartoline a tutti, con dei saluti che sembravano poemi». E ora i figli, Letizia e Alessandro, e la moglie Alessandra, di quegli articoli, di parole scritte, lo hanno circondato per questo ultimo saluto. Nella camera mortuaria quindi, tra tante corone di fiori una della Rai, una del “Sottormarino” del grande amico, collega e scherzosamente rivale Fulvio), ritagli di giornale e il depliant del ristorante con le foto d’epoca e qualche nota di suo pugno.
Nella bara, dove lui riposa con un elegantissimo completo blu intonato alla cravatta, Letizia ha voluto mettere gli oggetti simbolo della vita di suo padre: un cappello da cuoco, un tacquino, la penna, lo scotch «perché lui ne usava a metri ogni giorno e noi a dirgli “ma cosa ci fai con tutto quello scotch?”», e anche qualche moneta in tasca, secondo un’antica usanza. Piccoli grandi gesti che stringono il cuore e che servono per sentire un po’ meno il dolore. Ma il dolore morde prepotente con i ricordi. Quelli della moglie Alessandra: «Sembrava che se lo sentisse di dover morire... Aveva anticipato la festa dei 50 anni del locale, il 15 marzo invece del 25 aprile. Diceva perché il 25 aprile era una giornata particolare, magari non tutti avrebbero potuto partecipare. E la festa è stata bellissima, come un matrimonio. E poi tempo fa parlavamo di morte, un momento così. Lui mi disse che avrebbe voluto essere sepolto in campagna, a Casciana Terme. Io dicevo che non ero d’accordo. Così decidemmo: sceglierà chi sopravvive all’altro. Ora, a pensare a quelle parole mi vengono i brividi». Dice ancora Alessandra: «Io mio primo pensiero è stato: era meglio se morivo io. Perché lui aveva tanta forza, e poi vedere i miei figli così distrutti è un dolore che non posso sopportare».
Le si stringono intorno la consuocera, la cognata, le amiche. Piangono tutti, e la commozione diventa insopportabile quando si parla del piccolo Filippo, 5 anni, il nipotino, figlio di Letizia. Uno chef in erba e proprio pochi giorni fa, durante una breve vacanza in Garfagnana, nonno Ivo gli aveva scritto una cartolina: «Tu diventarai un grande cuoco». Filippo, che era affezionatissimo al nonno, ora sa che lui «è volato in cielo» ma che veglierà su di lui. «Che dolore pensare che non lo vedrà crescere, non vedrà più quando chiede di cucinare lui e si mette a pasticciare con i pomodori, con la farina. E pensare che ai nipotini era attaccatissimo, erano la sua gioia».
Tra gli amici venuti qui a salutarlo c’è anche Enrico Dello Sbarba, dell’associazione politico-culturale “Il Centro”: «Un dispiacere grandissimo, eravamo molto legati. Poco tempo fa mi aveva chiesto se era possibile farlo nominare Cavaliere della Repubblica. Io avevo cominciato a darmi da fare, ma ci sarebbe voluto del tempo. E lui non lo ha avuto». C’è anche lo scrittore-gastronomo Paolo Ciolli: «Era un grande personaggio, che alla città ha dato molto. Nel mio libro sul cacciucco c’è ovviamente anche la sua ricetta, tra di noi c’era un grande rispetto reciproco. E non so se senza di lui avrei continuato a scrivere perché lui dava davvero tanta forza, un entusiasmo incredibile». L’entusiasmo che ha messo anche nell’organizzare quella festa all’hotel Palazzo, lui felice come un bambino, tantissimi amici sinceramente orgogliosi di lui. L’ultima festa, in grande, prima di uscire di scena.
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