Il Tirreno

Livorno

Fotografo e scrittore innamorato del giornale

Riccardo Pasquinelli

2 MINUTI DI LETTURA





Ivo Piagneri se n’è andato troppo presto, salutato come il re del cacciucco. Ma era anche un piccolo re della cortesia e dell’amicizia, a cui mi sento di dover rendere omaggio.

La sua trattoria (non il suo ristorante, lui diceva e scriveva sempre così e anche il logo del locale è “Trattoria da Galileo”) era il suo regno e la sua passione, forse non tanto per quello che cucinava e offriva ai clienti ma per il rapporto che riusciva a costruire con loro. Trattava tutti da amici, e spesso ne era ricambiato. Sorridente e cordiale aveva un debole per noi giornalisti e sono convinto che se la vita non lo avesse portato verso i fornelli (“Una vita tra pentole e tegami” è il libro che pubblicò a metà 2005, presentato dallo chef Pierangelini al Romito) avrebbe potuto fare senza il minimo problema il cronista e il reporter accanto a noi. Lo ricorda anche lui stesso nel racconto-diario “di un pisano a Livorno dal 1959 a oggi” quando rievoca il suo primo incontro con Carlo Lulli.

Lui, arrivato da poco dalla campagna con i genitori, e Lulli, direttore del nostro giornale, uomo di proverbiale simpatia, parlarono e scherzarono e alla fine Ivo ne uscì come fotografo-battitore libero del Telegrafo. E la prima foto, pubblicata con acconcia didascalia, la scattò a Gino Bramieri che si era fermato a un distributore di benzina dalle nostre parti, forse mentre veniva a Livorno a fare scorta di barzellette. Tra i tavoli della trattoria negli anni passarono un po’ tutti: da Enzo Tortora a Claudio Villa, che fece di Galileo la sua casa livornese, ai paracadutisti che lasciavano il servizio, alle troupe di film e tg che sbarcavano in città.

Ma il giornale era sempre nel cuore di Ivo. Prima le fotografie, poi le sue lettere con il logo di “Galileo” e la carta color crema. Scriveva su Livorno, i turisti, il suo quartiere del Pontino, negli ultimi anni quasi sempre di cacciucco. Ritagliava tutto: interventi suoi e articoli che gli interessavano, e li raccoglieva in una stanzetta con chili di fotografie. Teneva le nostre foto giovanili attaccate al muro della trattoria, ci invitava a pranzo, ogni anno sentivo suonare alla porta verso il 10 dicembre e arrivava un suo regalo di Natale, puntuale come una sentenza, sempre il primo. Lo accompagnava un biglietto con una battuta spiritosa - sempre la solita - sulla mia famiglia particolarmente numerosa. E la sua amicizia non finiva mai. Grazie Ivo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web