Gioco
Chieste pene pesanti per i medici e l’avvocato
Roberto Cestari
Associazione a delinquere per Bianculli, Mesolella, Paganelli e Ercolini
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LIVORNO. Una requisitoria puntigliosa, a tratti anche dura e il pubblico ministero Gianfranco Petralia ha tirato le conclusioni e fatto le sue richieste al processo per le truffe alle assicurazioni. Un processo che vedeva 33 persone imputate a vario titolo per i falsi infortuni e le false refertazioni mediche dell’ospedale che servivano ad incassare lauti risarcimenti dalle compagnie anche senza essersi fatti nulla o quasi. Un processo da quale mancavano altri 16 imputati, tra i quali anche Mauro Latini, l’ex portuale in pensione considerato la mente di tutto il raggiro, che ha avuto una condanna a 6 anni nel rito abbreviato. Degli altri 15 che sono passati dai riti alternativi, 7 sono stati condannati nel rito abbreviato, mentre i rimanenti 8 hanno patteggiato la pena. Ieri le richieste del pm hanno visto una netta divisione dei ruoli tra chi è stato individuato da Petralia come parte attiva dell’associazione a delinquere capeggiata da Latini, e cioè i medici ortopedici dell’Asl Antonella Bianculli, Roberto Mesolella ed Enrico Paganelli, il tecnico di radiologia Pierluigi Bertocchini e l’avvocato Fabio Ercolini, e gli altri considerati come attori di una o più truffe (o tentate truffe), come falsi infortunati da indennizzare oppure falsi investitori o falsi testimoni, a volte anche cambiando ruolo da un incidente all’altro.
Per i primi infatti sono state chieste pene da 5 a 8 anni e 4 mesi, mentre nel secondo caso le pene richieste, anche nel caso dell’ortopedico Giacomo Bernicchi, sono state minori. Le prime fasi dell’udienza davanti al collegio composto dal presidente Carmelo Solarino, giudici a latere Ottavio Mosti e Marina Cirese, hanno visto l’avvocato di parte civile Alberto Uccelli chiedere di acquisire al fascicolo le imputazioni ed i dispositivi relativi ai 16 imputati passati per i riti alternativi. Poi il pm Petralia, che ha presentato una memoria di 70 pagine che affronta caso per caso tutti gli infortuini incriminati, ha ripercorso l’indagine, partita nel 2004 da un esposto del dottor Tagliaferri, allora primario di radiologia, che parlava dell’alterazione di un referto. L’inchiesta è proseguita grazie alla collaborazione di Catherine Smith, una donna americana che si fece male in discoteca e iniziò la trafila per avere un risarcimento sotto la guida di Latini, e che poi spiegò alla procura che Latini la aveva accompagnata in ospedale e aveva chiesto invano un referto aggiustato a Tagliaferri.
E l’ombra di Latini, come grande burattinaio della truffa, ha aleggiato in tuttal’udienza di ieri, con Petralia che lo ha richiamato spesso per spiegare i suoi rapporti con gli imputati. Il Pm ha sottolineato come l’esame dei testi e dei consulenti abbia mostrato senza dubbi la colpevolezza degli ortopedici, che, per il pm, hanno diagnosticato gravi patologie, sia in ingresso al pronto soccorso che in seguito, smentendo referti radiologici o vedendo quello che non c’era in immagini radiografici. E Petralia ha detto che se la dottoressa Bianculli ha almeno contestato nel merito le affermazioni dei consulenti dell’accusa, i colleghi Mesolella e Paganelli invece hanno affermato di aver ricevuto referti o radiografie falsificati oppure, come nel caso di Paganelli, persone che si spacciavano per altre. Petralia ha detto che questo non era possibile, ricordando anche che, in alcune occasioni, il falso referto era stato eseguito giorni dopo le diagnosi contestate. Allo stesso tempo il Pm ha affermato che non sarebbe stato materialmente possibile falsificare anche le immagini radiografiche, cosa che avrebbe richiesto un “campionario” di immagini di veri traumatismi da sostituire a quelli veri.
Sempre a proposito di referti falsificati, è stata affrontata anche la posizione di Bertocchini, che per l’accusa rappresenta una delle parti più deboli dell’associazione a delinquere, una persona che, oltretutto, non avrebbe ottenuto nemmeno dei grandi benefici economici dal meccanismo truffaldino. Meccanismo che invece ha permesso a Latini di accumulare una vera e propria fortuna (4 milioni e 557mila euro). Dopo aver parlato delle artocentesi che risultavano dai referti e che invece non trovavano riscontri negli esami successivi, il pm ha affrontato la posizione dell’avvocato Fabio Ercolini, che, secondo Petralia, non ha commesso atti illeciti in sé, ma ha agito per una causa illecita di cui era a conoscenza. Cosa, secondo l’accusa, provata, oltre che dalla stretta conoscenza personale e professionale che lo legava al Latini e alla dottoressa Bianculli, anche dal suo dialogo con l’ex portuale, come avvocato difensore, avvenuto subito dopo l’arresto di Latini. Venerdì, dopo la conclusione delle parti civili, la parola passerà alla difesa degli imputati.
Per i primi infatti sono state chieste pene da 5 a 8 anni e 4 mesi, mentre nel secondo caso le pene richieste, anche nel caso dell’ortopedico Giacomo Bernicchi, sono state minori. Le prime fasi dell’udienza davanti al collegio composto dal presidente Carmelo Solarino, giudici a latere Ottavio Mosti e Marina Cirese, hanno visto l’avvocato di parte civile Alberto Uccelli chiedere di acquisire al fascicolo le imputazioni ed i dispositivi relativi ai 16 imputati passati per i riti alternativi. Poi il pm Petralia, che ha presentato una memoria di 70 pagine che affronta caso per caso tutti gli infortuini incriminati, ha ripercorso l’indagine, partita nel 2004 da un esposto del dottor Tagliaferri, allora primario di radiologia, che parlava dell’alterazione di un referto. L’inchiesta è proseguita grazie alla collaborazione di Catherine Smith, una donna americana che si fece male in discoteca e iniziò la trafila per avere un risarcimento sotto la guida di Latini, e che poi spiegò alla procura che Latini la aveva accompagnata in ospedale e aveva chiesto invano un referto aggiustato a Tagliaferri.
E l’ombra di Latini, come grande burattinaio della truffa, ha aleggiato in tuttal’udienza di ieri, con Petralia che lo ha richiamato spesso per spiegare i suoi rapporti con gli imputati. Il Pm ha sottolineato come l’esame dei testi e dei consulenti abbia mostrato senza dubbi la colpevolezza degli ortopedici, che, per il pm, hanno diagnosticato gravi patologie, sia in ingresso al pronto soccorso che in seguito, smentendo referti radiologici o vedendo quello che non c’era in immagini radiografici. E Petralia ha detto che se la dottoressa Bianculli ha almeno contestato nel merito le affermazioni dei consulenti dell’accusa, i colleghi Mesolella e Paganelli invece hanno affermato di aver ricevuto referti o radiografie falsificati oppure, come nel caso di Paganelli, persone che si spacciavano per altre. Petralia ha detto che questo non era possibile, ricordando anche che, in alcune occasioni, il falso referto era stato eseguito giorni dopo le diagnosi contestate. Allo stesso tempo il Pm ha affermato che non sarebbe stato materialmente possibile falsificare anche le immagini radiografiche, cosa che avrebbe richiesto un “campionario” di immagini di veri traumatismi da sostituire a quelli veri.
Sempre a proposito di referti falsificati, è stata affrontata anche la posizione di Bertocchini, che per l’accusa rappresenta una delle parti più deboli dell’associazione a delinquere, una persona che, oltretutto, non avrebbe ottenuto nemmeno dei grandi benefici economici dal meccanismo truffaldino. Meccanismo che invece ha permesso a Latini di accumulare una vera e propria fortuna (4 milioni e 557mila euro). Dopo aver parlato delle artocentesi che risultavano dai referti e che invece non trovavano riscontri negli esami successivi, il pm ha affrontato la posizione dell’avvocato Fabio Ercolini, che, secondo Petralia, non ha commesso atti illeciti in sé, ma ha agito per una causa illecita di cui era a conoscenza. Cosa, secondo l’accusa, provata, oltre che dalla stretta conoscenza personale e professionale che lo legava al Latini e alla dottoressa Bianculli, anche dal suo dialogo con l’ex portuale, come avvocato difensore, avvenuto subito dopo l’arresto di Latini. Venerdì, dopo la conclusione delle parti civili, la parola passerà alla difesa degli imputati.
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