Attenzione
Addio al re del cacciucco
Maria Antonietta Schiavina
E’ morto Ivo Piagneri, patron del ristorante “Galileo”
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LIVORNO. E’ morto ieri mattina Ivo Piagneri, uno dei ristoratori più conosciuti di Livorno. Domenica mattina aveva avuto un’emorragia cerebrale ed era stato ricoverato all’ospedale. Sessantotto anni, proprietario del ristorante «Da Galileo» di via della Campana, Piagneri ha messo a tavola tre generazioni di livornesi. Sabato prossimo il suo locale avrebbe festeggiato i 50 anni di attività. La salma sarà esposta stamani alle cappelle mortuarie dell’ospedale. Domattina i funerali. Il corteo funebre partirà dall’obitorio alle 9.30 diretto al cimitero della Misericordia, dove Piagneri sarà tumulato. Alla famiglia vanno le condoglianze del Tirreno.
Aveva voluto anticipare la festa per i cinquant’anni che “ Galileo” avrebbe compiuto il 25 aprile, per non imbattersi nel calderone di feste e commemorazioni, magari con il rischio di costringere alcuni ospiti a desistere dall’invito o a fare inutili corse per essere presenti. Così Ivo Piagneri la torta di compleanno della sua “ creatura” l’aveva servita a parenti e amici il 15 marzo in una sala, addobbata per l’occasione, del Grand Hotel Palazzo, non dando alcun peso a chi aveva tentato di spiegargli che i compleanni non si festeggiano mai prima del tempo. Superstizioso, infatti, lui non lo era di certo, credeva nel destino e non negli oroscopi. Sereno, conscio di aver fatto sempre il proprio dovere e di non aver nulla da rimproverarsi, se non quella sua sincerità a volte troppo diretta che lo portava a dire sempre ciò che pensava, davanti a chiunque, Ivo non aveva nessun timore, anche se sapeva di non essere più un ragazzino.
D’altra parte a essere con i piedi per terra glielo avevano insegnato babbo Galileo e mamma Lida, che con una vita di sacrifici e senza compromessi, avevano trasformato una fiaschetteria di quartiere in una trattoria d’alto livello, lasciandogli in eredità una passione che in lui non era mai venuta meno. Piagneri ultimamente lasciava intendere di voler smettere con quel lavoro a tempo pieno, dicendo di aver bisogno di un po’ di tempo libero, quel tempo che nella vita gli era sempre mancato e che forse adesso voleva assaporare.
Magari per andare a fare una passeggiata in libertà o per leggere il suo amato Tirreno di cui - come racconta la figlia ricordando l’affetto che il padre aveva per il nostro giornale - non perdeva neppure una riga. Ma anche per scattare fotografie, immortalare paesaggi e persone era il suo hobby preferito o terminare il suo secondo libro di memorie (il primo “ Una vita fra pentole e tegami” racconta l’avventura dei genitori, arrivati a Livorno con tre figli e qualche risparmio in tasca, dal piccolo borgo di Parlascio, per reinventarsi un lavoro in tempi di crisi). Voleva immortalare sulla carta storie di gente che aveva amato e che lo aveva amato, come Enzo Tortora, suo grande amico, di cui parlava sempre con il groppo in gola nel ricordare la sua ingiusta fine.
Non ce l’ha fatta Piagneri ad andare in pensione e neppure ad aspettare il compleanno del suo ristorante, sabato prossimo, giorno in cui aveva già deciso di mettere un banchetto fuori dal locale per servire a chiunque passasse aperitivo e stuzzichini e festeggiare insieme a tutti i cittadini, da buon pisano ormai livornese d’adozione, la gioia di essere arrivato fin lì. Questa gioia il destino ha voluto che lui non la provasse. Ivo Piagneri si è sentito male domenica mattina, al risveglio, dopo che la sera prima era stato fino alle una tra i suoi fornelli, con l’entusiasmo di un bambino mai stanco di giocare.
Aveva voluto anticipare la festa per i cinquant’anni che “ Galileo” avrebbe compiuto il 25 aprile, per non imbattersi nel calderone di feste e commemorazioni, magari con il rischio di costringere alcuni ospiti a desistere dall’invito o a fare inutili corse per essere presenti. Così Ivo Piagneri la torta di compleanno della sua “ creatura” l’aveva servita a parenti e amici il 15 marzo in una sala, addobbata per l’occasione, del Grand Hotel Palazzo, non dando alcun peso a chi aveva tentato di spiegargli che i compleanni non si festeggiano mai prima del tempo. Superstizioso, infatti, lui non lo era di certo, credeva nel destino e non negli oroscopi. Sereno, conscio di aver fatto sempre il proprio dovere e di non aver nulla da rimproverarsi, se non quella sua sincerità a volte troppo diretta che lo portava a dire sempre ciò che pensava, davanti a chiunque, Ivo non aveva nessun timore, anche se sapeva di non essere più un ragazzino.
D’altra parte a essere con i piedi per terra glielo avevano insegnato babbo Galileo e mamma Lida, che con una vita di sacrifici e senza compromessi, avevano trasformato una fiaschetteria di quartiere in una trattoria d’alto livello, lasciandogli in eredità una passione che in lui non era mai venuta meno. Piagneri ultimamente lasciava intendere di voler smettere con quel lavoro a tempo pieno, dicendo di aver bisogno di un po’ di tempo libero, quel tempo che nella vita gli era sempre mancato e che forse adesso voleva assaporare.
Magari per andare a fare una passeggiata in libertà o per leggere il suo amato Tirreno di cui - come racconta la figlia ricordando l’affetto che il padre aveva per il nostro giornale - non perdeva neppure una riga. Ma anche per scattare fotografie, immortalare paesaggi e persone era il suo hobby preferito o terminare il suo secondo libro di memorie (il primo “ Una vita fra pentole e tegami” racconta l’avventura dei genitori, arrivati a Livorno con tre figli e qualche risparmio in tasca, dal piccolo borgo di Parlascio, per reinventarsi un lavoro in tempi di crisi). Voleva immortalare sulla carta storie di gente che aveva amato e che lo aveva amato, come Enzo Tortora, suo grande amico, di cui parlava sempre con il groppo in gola nel ricordare la sua ingiusta fine.
Non ce l’ha fatta Piagneri ad andare in pensione e neppure ad aspettare il compleanno del suo ristorante, sabato prossimo, giorno in cui aveva già deciso di mettere un banchetto fuori dal locale per servire a chiunque passasse aperitivo e stuzzichini e festeggiare insieme a tutti i cittadini, da buon pisano ormai livornese d’adozione, la gioia di essere arrivato fin lì. Questa gioia il destino ha voluto che lui non la provasse. Ivo Piagneri si è sentito male domenica mattina, al risveglio, dopo che la sera prima era stato fino alle una tra i suoi fornelli, con l’entusiasmo di un bambino mai stanco di giocare.
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