Gioco
LA PROTESTA DEGLI STUDENTI
Mare amaranto al corteo anti-Gelmini
Gianluca Della Maggiore
Esplode la voglia di manifestare, caccia ai pullman nella notte. A Roma sono andati ben più dei 2mila livornesi previsti
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Livorno. Il momento più livornese del ciclopico e pacifico corteo anti-Gelmini che ieri ha invaso Roma? Ora di pranzo. Viale Trastevere 76/A. Sulla cancellata del ministero dell’istruzione campeggia uno striscione a firma Coordinamento studentesco livornese: “0 prospettive per il futuro. 5 in condotta. 8 miliardi di tagli. 6 favorevole? Livorno no!”. Col gigantesco “0586” che svetta e imbottisce gli occhi dei migliaia di studenti che assediano da ore i palazzi della ministra sulla graticola.
È il marchio di fabbrica più evidente del fiume amaranto che ieri ha straripato sulla capitale ben oltre le attese della vigilia per il maxi-evento organizzato da Cgil Cisl Uil Gilda e Snals.
Prima dell’alba? Già caos. Se c’è qualche nottambulo che è capitato in zona stadio verso le 4.30 di ieri notte avrà notato di certo un insolito caos. Partivano di lì i cinque pullman del Coordinamento Studentesco, e alcuni tra i 12 della Cgil. Solo che la non preventivata esplosione di partecipazione dell’ultimo minuto ha complicato le cose: tanti studenti sono arrivati (senza biglietto) decisi a partire. Strippa strippa è stato comunque necessario organizzare altri pullman alla volée.
Risultato? Partenze ritardate e torpedoni partiti alla spicciolata. Difficile quantificare l’esatto numero dei livornesi a Roma: tra pullman e treni organizzati (da Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Gilda e Unicobas), bus autogestiti, carrozze di treno riempite all’ultimo istante e colonne d’auto sembrano ben più dei 2mila preventivati alla vigilia. «Eroico» poi - la definizione è dei sindacati - l’esercito dei precari dell’Elba (un centinaio) che ha sfidato il mare in burrasca pur di sfilare nella capitale.
Torcida anti-Gelmini. A beccarli nel bel mezzo della torcida anti-governo i livornesi tracimano di parole. Per l’euforia il cellulare zampilla di mano in mano come fosse in un flipper ammattito. C’è un maestro in piena adrenalina da corteo: «Berlusconi dice che non siamo veri? Allora che senta qua...». Telefonino verso la folla: si sente un coraccio anti-governo spaccatimpani irriferibile (ma immaginabile).
La verve labronica è però tutta nella battuta di Luca Papini della Flc Cgil, maestro alle Lambruschini: «Oggi eravamo un milione. I lavoratori della scuola sono un milione e cento. I centomila che mancavano? Sono i fannulloni di Brunetta». Anche la maestra Simonetta Lami la butta sull’ironia (o quasi): «Con i soldi persi dai lavoratori con lo sciopero di oggi ci potrebbero pagare un’intera finanziaria», dice mentre intorno a lei è tutto un vociare assordante: «Che vengano allo scoperto i mestieranti del governo che fanno leggi da perfetti incompetenti senza degnarsi di ascoltare chi nella scuola lavora 24 ore su 24».
Macché sinistra?! E in effetti ci sono alcuni dati che rimbalzano costanti di voce in voce: «Siamo tantissimi. Festosi. Pacifici. Coloratissimi. Sono questi i facinorosi?». Ma gira che ti rigira prof, maestre e studenti arrivano tutti lì: «Qui c’è rappresentato al completo il mondo delle persone che mandano avanti la scuola ogni santo giorno. Non c’è bandiera che tenga, Berlusconi se ne faccia una ragione e smetta di tapparsi le orecchie mettendo etichette scarica-barile».
Proprio non è andata giù ai livornesi la dichiarazione del premier che in merito alla manifestazione, ieri parlava di «sinistra scandalosa» capace di «rovesciare il vero». Michele Valente, che ha guidato il gruppo dell’Enriques, sul pullman del ritorno tira freccette: «In piazza un milione di burattini indottrinati dalla sinistra? Ma via. Qui c’è gente che si è alzata alle 3,30 del mattino, sfidando pioggia e paura del manganello e che nemmeno sa cos’è un tesserino di partito». Ditelo a mamma Patrizia Nardini («perché son qui? Dovere di mamma preoccupata per il futuro dei figli») che a Roma c’è arrivata coi figli di 17 e 21 anni: prima pennella il cartellone più bello («Quale? L’icona della Gelmini con scritto “Beata Ignoranza”») poi fa lo spelling dei gruppi sparati sulla casse della piazza degli under20: «Rino Gaetano? No. Ho sentito i Chemical Brothers e gli Asian Dub Foundation».
Di ogni colore (e razza). A animare il carrozzone livornese ci hanno pensato anche i djembè dei senegalesi di Livorno: risposta in salsa afro-labronica alla proposta delle classi-ponte della Lega. Al ritmo delle danze tribali hanno sfilato insieme al gruppone di maestre e maestri issando il cartellone: «No al razzismo! Sì all’inclusione!».
A colpire i livornesi anche la grande risposta di Roma. Silvia, studentessa al Cecioni dice: «Ogni due per tre trovavamo persone alle finestre con cartelli “Siamo con voi”. Roba mai vista». Di Marco Lenzi, maestro del circolo didattico “La Rosa”, lo spezzone che buca il video: «In mezzo al bailamme festoso del corteo - racconta - mi si è affiancata una vecchietta: ha voluto foglio e pennarello e ha scritto: “Perdonatemi, non lo voto più”, poi se lo è issato sopra la testa e si è messa a sfilare con noi».
È il marchio di fabbrica più evidente del fiume amaranto che ieri ha straripato sulla capitale ben oltre le attese della vigilia per il maxi-evento organizzato da Cgil Cisl Uil Gilda e Snals.
Prima dell’alba? Già caos. Se c’è qualche nottambulo che è capitato in zona stadio verso le 4.30 di ieri notte avrà notato di certo un insolito caos. Partivano di lì i cinque pullman del Coordinamento Studentesco, e alcuni tra i 12 della Cgil. Solo che la non preventivata esplosione di partecipazione dell’ultimo minuto ha complicato le cose: tanti studenti sono arrivati (senza biglietto) decisi a partire. Strippa strippa è stato comunque necessario organizzare altri pullman alla volée.
Risultato? Partenze ritardate e torpedoni partiti alla spicciolata. Difficile quantificare l’esatto numero dei livornesi a Roma: tra pullman e treni organizzati (da Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Gilda e Unicobas), bus autogestiti, carrozze di treno riempite all’ultimo istante e colonne d’auto sembrano ben più dei 2mila preventivati alla vigilia. «Eroico» poi - la definizione è dei sindacati - l’esercito dei precari dell’Elba (un centinaio) che ha sfidato il mare in burrasca pur di sfilare nella capitale.
Torcida anti-Gelmini. A beccarli nel bel mezzo della torcida anti-governo i livornesi tracimano di parole. Per l’euforia il cellulare zampilla di mano in mano come fosse in un flipper ammattito. C’è un maestro in piena adrenalina da corteo: «Berlusconi dice che non siamo veri? Allora che senta qua...». Telefonino verso la folla: si sente un coraccio anti-governo spaccatimpani irriferibile (ma immaginabile).
La verve labronica è però tutta nella battuta di Luca Papini della Flc Cgil, maestro alle Lambruschini: «Oggi eravamo un milione. I lavoratori della scuola sono un milione e cento. I centomila che mancavano? Sono i fannulloni di Brunetta». Anche la maestra Simonetta Lami la butta sull’ironia (o quasi): «Con i soldi persi dai lavoratori con lo sciopero di oggi ci potrebbero pagare un’intera finanziaria», dice mentre intorno a lei è tutto un vociare assordante: «Che vengano allo scoperto i mestieranti del governo che fanno leggi da perfetti incompetenti senza degnarsi di ascoltare chi nella scuola lavora 24 ore su 24».
Macché sinistra?! E in effetti ci sono alcuni dati che rimbalzano costanti di voce in voce: «Siamo tantissimi. Festosi. Pacifici. Coloratissimi. Sono questi i facinorosi?». Ma gira che ti rigira prof, maestre e studenti arrivano tutti lì: «Qui c’è rappresentato al completo il mondo delle persone che mandano avanti la scuola ogni santo giorno. Non c’è bandiera che tenga, Berlusconi se ne faccia una ragione e smetta di tapparsi le orecchie mettendo etichette scarica-barile».
Proprio non è andata giù ai livornesi la dichiarazione del premier che in merito alla manifestazione, ieri parlava di «sinistra scandalosa» capace di «rovesciare il vero». Michele Valente, che ha guidato il gruppo dell’Enriques, sul pullman del ritorno tira freccette: «In piazza un milione di burattini indottrinati dalla sinistra? Ma via. Qui c’è gente che si è alzata alle 3,30 del mattino, sfidando pioggia e paura del manganello e che nemmeno sa cos’è un tesserino di partito». Ditelo a mamma Patrizia Nardini («perché son qui? Dovere di mamma preoccupata per il futuro dei figli») che a Roma c’è arrivata coi figli di 17 e 21 anni: prima pennella il cartellone più bello («Quale? L’icona della Gelmini con scritto “Beata Ignoranza”») poi fa lo spelling dei gruppi sparati sulla casse della piazza degli under20: «Rino Gaetano? No. Ho sentito i Chemical Brothers e gli Asian Dub Foundation».
Di ogni colore (e razza). A animare il carrozzone livornese ci hanno pensato anche i djembè dei senegalesi di Livorno: risposta in salsa afro-labronica alla proposta delle classi-ponte della Lega. Al ritmo delle danze tribali hanno sfilato insieme al gruppone di maestre e maestri issando il cartellone: «No al razzismo! Sì all’inclusione!».
A colpire i livornesi anche la grande risposta di Roma. Silvia, studentessa al Cecioni dice: «Ogni due per tre trovavamo persone alle finestre con cartelli “Siamo con voi”. Roba mai vista». Di Marco Lenzi, maestro del circolo didattico “La Rosa”, lo spezzone che buca il video: «In mezzo al bailamme festoso del corteo - racconta - mi si è affiancata una vecchietta: ha voluto foglio e pennarello e ha scritto: “Perdonatemi, non lo voto più”, poi se lo è issato sopra la testa e si è messa a sfilare con noi».
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