Toscana
Nautico: «Pronti a difendere la scuola»
L'istituto ha meno di 500 ragazzi e ora teme per il suo futuro
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LIVORNO. Dopo il mega-raduno di prof e maestre di mercoledì ai 4 Mori, ora la protesta contagia sempre più i ragazzi delle scuole superiori della città. Ieri mattina il blitz a Pisa di un centinaio di studenti (ne riferiamo a parte), ora l'autogestione va avanti all'Itc Vespucci, Cecioni e Nautico.
L'obiettivo di tutti è però puntato sul corteo di lunedì prossimo con partenza alle 9 in piazza Cavour e sit-in finale sotto la Prefettura. Nel mirino del coordinamento studentesco livornese la legge 133 con cui «il governo si prepara a firmare la condanna a morte della scuola e dell'università pubblica».
«Mai come adesso - si legge nel volantino di invito al corteo affisso da giorni in tutti gli istituti livornesi - il futuro di noi studenti è stato tanto in pericolo». La prossima settimana dovrebbe essere dato anche il via ufficiale alla costituzione dell'Unione degli studenti che ha già in agenda un filotto di iniziative. «Le adesione all'Unione sono già alte - sottolinea Alessandro Andreotti, in 5º ginnasio al Niccolini Palli - cominceremo con un ritrovo al Caffè Cavour».
Nautico. Nel magmatico puzzle dei giovani contestatori-teenager è sempre difficile scindere quelli davvero contro-qualcosa da quelli che hanno solo voglio della «vacanzina d'ottobre». Certo, al Nautico i motivi in più di preoccupazione ci sono. «Il nostro Istituto - dice Antonio Orlandini della 3º Macchinisti - è tra quelli che il Governo vuole chiudere o accorpare perché ha meno di 500 alunni. E poi ci sono quei tagli impossibili che ci fanno vedere nero il futuro. Noi cerchiamo di spiegarlo a tutti girando nelle classi autogestite».
La dirigente scolastica Nedi Orlandini sottolinea la compostezza dei ragazzi: «La protesta è pacifica, chi vuole fare lezione la fa regolarmente». Ieri su 353 studenti del Cappellini il 50% circa era assente, degli altri buona parte erano in autogestione. La novità però è che anche i prof non fanno invettive contro i ragazzi. «Vedo un coinvolgimento diverso quest'anno, partecipano alunni di solito meno impegnati», dice Francesco Fanigliulo, docente di macchine, che prosegue: «Sentono di essere stati colpiti nei diritti che gli spettano. Il decreto Gelmini intacca non solo la scuola, ma tutto lo stato sociale».
Cecioni. Al Cecioni ieri non c'era invece aria di contestazione. Su 1070 alunni totali, 570 facevano lezione regolare. Il motivo del silenzio era la momentanea sospensione dell'autogestione: la maggior parte degli studenti «contro», era a Pisa a braccetto con la protesta degli universitari. La vicepreside Gabriella Luise, senza entrare nel merito della protesta, sottolinea, squadernando qualche numero, il malcontento generalizzato tra i prof. «Su 122 docenti mercoledì in 33 hanno partecipato all'assemblea dei 4 Mori. Per noi - fa notare - effettivamente una partecipazione molto alta».
L'obiettivo di tutti è però puntato sul corteo di lunedì prossimo con partenza alle 9 in piazza Cavour e sit-in finale sotto la Prefettura. Nel mirino del coordinamento studentesco livornese la legge 133 con cui «il governo si prepara a firmare la condanna a morte della scuola e dell'università pubblica».
«Mai come adesso - si legge nel volantino di invito al corteo affisso da giorni in tutti gli istituti livornesi - il futuro di noi studenti è stato tanto in pericolo». La prossima settimana dovrebbe essere dato anche il via ufficiale alla costituzione dell'Unione degli studenti che ha già in agenda un filotto di iniziative. «Le adesione all'Unione sono già alte - sottolinea Alessandro Andreotti, in 5º ginnasio al Niccolini Palli - cominceremo con un ritrovo al Caffè Cavour».
Nautico. Nel magmatico puzzle dei giovani contestatori-teenager è sempre difficile scindere quelli davvero contro-qualcosa da quelli che hanno solo voglio della «vacanzina d'ottobre». Certo, al Nautico i motivi in più di preoccupazione ci sono. «Il nostro Istituto - dice Antonio Orlandini della 3º Macchinisti - è tra quelli che il Governo vuole chiudere o accorpare perché ha meno di 500 alunni. E poi ci sono quei tagli impossibili che ci fanno vedere nero il futuro. Noi cerchiamo di spiegarlo a tutti girando nelle classi autogestite».
La dirigente scolastica Nedi Orlandini sottolinea la compostezza dei ragazzi: «La protesta è pacifica, chi vuole fare lezione la fa regolarmente». Ieri su 353 studenti del Cappellini il 50% circa era assente, degli altri buona parte erano in autogestione. La novità però è che anche i prof non fanno invettive contro i ragazzi. «Vedo un coinvolgimento diverso quest'anno, partecipano alunni di solito meno impegnati», dice Francesco Fanigliulo, docente di macchine, che prosegue: «Sentono di essere stati colpiti nei diritti che gli spettano. Il decreto Gelmini intacca non solo la scuola, ma tutto lo stato sociale».
Cecioni. Al Cecioni ieri non c'era invece aria di contestazione. Su 1070 alunni totali, 570 facevano lezione regolare. Il motivo del silenzio era la momentanea sospensione dell'autogestione: la maggior parte degli studenti «contro», era a Pisa a braccetto con la protesta degli universitari. La vicepreside Gabriella Luise, senza entrare nel merito della protesta, sottolinea, squadernando qualche numero, il malcontento generalizzato tra i prof. «Su 122 docenti mercoledì in 33 hanno partecipato all'assemblea dei 4 Mori. Per noi - fa notare - effettivamente una partecipazione molto alta».
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