Il Tirreno

Livorno

Quel filosofo che da vent’anni parla con i muri...

Coltissimo, sforna citazioni a tutto andare. Un po' mondano e un po' underground

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Quando ha compiuto 40 anni Zeb si è regalato una bella scritta che ancora campeggia su un muro ad Antignano, poco prima del ristorante "Metamare": «È vent'anni ‘he mi sembra di parla' co' muri». Perché Zeb, alias David Fedi, ha iniziato questa carriera di graffitaro appunto nel 1986, quando aveva 20 anni e si portava la passione per la pittura nel sangue fin da adolescente. Oltre due decenni in campo quindi, e una popolarità underground ma anche istituzionale, visto che alla leggenda del personaggio anche un po' misterioso si è presto affiancato il personaggio pop, che scrive libri e partecipa a incontri. Uno del giro della Livorno che pensa insomma, uno che puoi incontrare nella bottega del famoso restauratore, alla libreria Gaia Scienza o al festival del Vernacoliere. Coltissimo - è uno che sforna citazioni a tutto andare - in questi 22 anni ha messo al muro ciò che pensava. E lo ha fatto così, senza sale, presentandosi senza tanti inchini, anche se il segno era inconfondibile e il talento indiscutibile. Pur con l'ironia tipica delle genti livornesi a far da cornice, per tanti anni ha urlato sul muro il suo disagio, la sua amarezza. Con l'intento di stimolare il dibattito - spesso filosofico - intorno a determinati problemi, fossero questi partoriti dalle contraddizioni della politica che dai ridicoli usi e costumi dell'"Italietta". La prima freddura firmata Zeb è apparsa nell'86. E nel 2006, col precitato "anniversario di Antignano", David Fedi ha spento la sua ventesima candelina d'onorata carriera.
 Ma intanto è cresciuta la disillusione. Che cos'è l'arte secondo Zeb? «L'arte è denuncia. Si produce arte con la disperazione e con la fede nella vita, nella bellezza. Ma adesso l'arte è impallata poiché non ha più niente di nuovo da denunciare -. spiega in una recente intervista - Oltretutto siamo in piena decadenza per via del materialismo e perciò non c'è più spazio per la spiritualità artistica. Oggi, persino nel settore dell'arte, l'arma più usata dal potere è l'indifferenza. E gli animi sensibili, è ovvio, vengono uccisi dall'indifferenza». E poi comunque lui non si considera un artista. «No, l'arte è un'altra cosa. Le mie scritte sono solo scritte. Servono per iniziare a discutere intorno a un determinato argomento». Sono quindi una forma di comunicazione? «Sono una eccellente forma di comunicazione. E rompono parecchio le scatole al potere perché smuovono le coscienze».

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