Il Tirreno

Livorno

«Può colpire ancora»: Matteo resta in carcere

Luciano De Majo
«Può colpire ancora»: Matteo resta in carcere

Il giovane sospettato mantiene il silenzio anche all'udienza di convalida

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Matteo Fioriti rimane in carcere. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale Rinaldo Merani, che al termine dell’udienza per la convalida del fermo effettuato venerdì scorso ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pubblico ministero Carmen Santoro. Non si può parlare di fermo convalidato: il giudice, infatti, ha ritenuto che non vi fossero elementi tali da giustificare questo provvedimento. Ma si tratta di una questione più che altro tecnica: la sostanza è che il giovane di 24 anni sospettato di aver ammazzato il padre Fabrizio con quindici coltellate rimane nella casa circondariale delle Sughere. Il giudice ha, infatti, respinto anche la richiesta di arresti domiciliari presentata dalla difesa. «E’ pericoloso». In buona sostanza, secondo il giudice Matteo potrebbe colpire ancora. Le ragioni per le quali ha disposto la custodia cautelare in carcere non consistono, infatti, nel pericolo di fuga o nel pericolo di inquinamento delle prove. Proprio quest’ultima ipotesi sembrava la più probabile, dal momento che ancora debbono essere effettuate alcune indagini da parte degli inquirenti. Invece, niente di tutto questo: nella sua ordinanza, Merani ipotizza infatti che il rischio presente sia quello della reiterazione del reato. Un’accusa pesante quanto sorprendente.

Detta così, sembrerebbe quasi di intuire che anche i giudici si stiano convincendo, in qualche modo, della presenza di un altro soggetto sulla scena del delitto, a caccia del quale potrebbe scatenarsi Matteo se fosse rimesso in libertà. In realtà, la valutazione del giudice è tutta un’altra e parte dalla «grande carica di aggressività» alla quale il giovane si sarebbe lasciato andare in occasione dell’omicidio. Matteo avrebbe agito «in modo violentissimo e imprevedibile». E’ per questo che il giudice ritiene opportuno lasciarlo in carcere: perché potrebbe rappresentare un fattore di pericolosità sociale per coloro che frequenterebbe, una volta scarcerato. «Primi fra tutti i familiari», scrive il giudice nella sua ordinanza. Ragione più che sufficiente, per il tribunale, perché Matteo Fioriti rimanga chiuso in carcere in attesa degli sviluppi delle indagini. Non ha risposto. Anche ieri mattina, Matteo Fioriti è rimasto in silenzio davanti alle domande del giudice. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, come del resto aveva fatto anche venerdì pomeriggio, al momento in cui gli era stato notificato il provvedimento di fermo negli uffici della questura. La scelta è stata compiuta di concerto con l’avvocato Anna Francini, incaricata di curare la difesa del giovane.

«In questa fase - ha spiegato la stessa Francini uscendo dal carcere delle Sughere dove si è svolta l’udienza - è inutile rispondere alle domande dei magistrati, che non ci sembrano disposti ad ascoltare le nostre tesi. Ciò che Matteo aveva da dire sui fatti l’ha già detto il giorno del delitto, essendo stato lui a ritrovare il padre in quel parcheggio ancora in vita. Ha raccontato tutto ciò che sapeva e spiegato che cosa era andato a fare, dicendo agli inquirenti che aveva un appuntamento con lui in un altro posto (l’agenzia Snai di viale Carducci, ndr) e che, non vedendolo arrivare, si è messo a cercarlo. Ma evidentemente non è stato creduto e allora adesso attendiamo il responso degli esami scientifici». Ad attendere la fine dell’udienza, fuori dal carcere malgrado la pioggia che cadeva insistente, anche Roberto Viaggi, vero e proprio «secondo padre» di Matteo. Con lui e con la madre Matteo vive ormai da diciott’anni. Ha aspettato che l’avvocato uscisse e poi si è allontanato insieme a lei. Stato d’animo. L’avvocato Francini, prima di uscire, ha nuovamente parlato con il suo assistito. «Dire che è sereno è eccessivo - racconta - considerando ciò che gli è successo in questi giorni.

Sta cercando di capire e di organizzarsi la vita dietro le sbarre, questo sì». «Ha avuto una fortuna - continua l’avvocato parlando ancora di Matteo Fioriti - se di fortuna si può parlare quando c’è di mezzo il carcere: nella sua cella c’è una persona che aveva conosciuto in passato per motivi totalmente differenti. Questo è, almeno, un elemento che rende la situazione, se non altro, un po’ meno drammatica».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore