Il Tirreno

Livorno

Matteo davanti al giudice: parlerà o no?

Luciano De Majo
Matteo davanti al giudice: parlerà o no?

Stamani in carcere l'udienza di convalida. La difesa mostra fiducia

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LIVORNO. Ha avuto tempo per riflettere, Matteo Fioriti, in questi giorni di permanenza nel carcere delle Sughere. Il tempo per decidere se rispondere o no alle domande del giudice e del pubblico ministero nell’udienza di convalida del fermo in programma per questa mattina, sempre in carcere. Il giovane è rimasto in silenzio dal momento della decisione della Procura della Repubblica di trasferirlo in carcere, con la pesantissima accusa di omicidio volontario. Secondo la magistratura livornese, avrebbe ammazzato suo padre Fabrizio con 15 coltellate, davanti all’ingresso dei campi di calcetto dei Salesiani. Sarà il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno Rinaldo Merani a decidere se Matteo dovrà rimanere in carcere oppure no. Se la permanenza alle Sughere verrà confermata, la difesa cercherà di chiedere almeno la concessione degli arresti domiciliari. Mentre è scontato che il pubblico ministero Carmen Santoro ribadirà l’esigenza della custodia cautelare in carcere, il reale punto interrogativo dell’udienza di oggi riguarda proprio la linea difensiva: l’indagato parlerà o si avvarrà ancora della facoltà di non rispondere, come già avvenuto al momento della notifica del provvedimento di fermo?

Difficile dirlo con precisione, ma l’impressione è che Matteo Fioriti continuerà a non parlare. Quasi sicuramente l’avvocato Anna Francini, che cura la difesa del giovane, porterà davanti al giudice un tentativo di ricostruzione del terribile pomeriggio di giovedì scorso. A lei, Matteo ha confermato di non essere l’assassino del padre. Le tracce di sangue trovate sui vestiti del giovane, che appartengono alla vittima, sarebbero peraltro compatibili anche con l’innocenza di Matteo Fioriti, che ha sempre detto, quando ha risposto alle domande della polizia (come persona informata sui fatti, quindi non ancora indagato), di aver trovato il padre agonizzante in quella stradicciola sterrata fra via Pannocchia e via Ademollo e di aver provato a soccorrerlo. Logico, dunque, che possa essersi sporcato di sangue. La Procura si affida alla testimonianza di chi dice di aver visto il giovane chino sul corpo di Fabrizio Fioriti e al ritrovamento del coltello che mancherebbe dalla casa della Leccia dove Matteo vive con la sua famiglia. Ma anche su questo la difesa mostra una certa fiducia, quando ricorda che ancora nessuno ha detto che sul coltello «ripescato» sotto un cassonetto durante la notte successiva all’omicdio, ci sono le impronte digitali dell’indagato.

Una prova, quella delle impronte, che potrebbe dire una parola importante, o addirittura definitiva, su questa indagine. L’esito di questi accertamenti sarà comunque una svolta: la presenza delle impronte di Matteo lo inchioderebbe. La fiducia della difesa, da questo punto di vista, è un segnale da non sottovalutare.

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di Redazione web