Gioco
Ucciso con 15 coltellate
Massacrato in auto con 15 coltellate
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foto Pentafoto5 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Alle otto della sera ci pensa il temporale a cancellare anche le ultime tracce del delitto. L'acqua e il vento spazzano con vigore la piazzola di via Fontana, la stradicciola sterrata che unisce via Pannocchia a via Ademollo, proprio davanti all'ingresso del complesso sportivo dei Salesiani, utilizzata come parcheggio. E' lì, fra la stazione e il quartiere di Colline, che è stato trovato morto Fabrizio Fioriti, un rappresentante di prodotti farmaceutici di 49 anni, ucciso con quindici coltellate. E' successo fra le quattro e le cinque del pomeriggio di ieri. Fino a tarda notte sono andati avanti gli interrogatori della polizia, che ha fatto partire la caccia all'assassino. Negli uffici della questura sono rimasti a lungo i parenti della vittima, dopo che è caduta la pista che sembrava portare al fidanzato della figlia di Fioriti, impegnato all'estero per lavoro.
L'allarme. Tutto inizia quando il 118 allerta la Misericordia di Montenero, chiedendole di andare in via Fontana per soccorrere una persona in preda a un malore. E' questa la prima segnalazione che arriva: sono le 16,45. Ma quando l'ambulanza con medico a bordo giunge a destinazione, la scena che i volontari hanno davanti è totalmente differente a quella che si sarebbero aspettati: l'uomo giace a terra, sdraiato sulla schiena. C'è poco da fare, a quel punto, se non constatarne il decesso e coprire pietosamente il cadavere con il classico lenzuolo bianco, che nel giro di pochi minuti si tinge di rosso, tanto è il sangue nel quale il corpo è immerso.
I figli. L'hanno massacrato con una quindicina di coltellate all'addome, uccidendolo nell'auto dove si trovava, la sua Renault Megane color verde bottiglia. Poi è rotolato a terra, quando il figlio Matteo, che lo ha visto accasciato sul volante, ha aperto la portiera credendo che fosse in preda a un malore. Arrivano i carabinieri e due pattuglie della polizia. Nel giro di pochi minuti, sul posto c'è anche la dirigente della squadra mobile della questura Angela Marvulli, che si mette subito in contatto con la Procura: poco dopo, arriverà anche Carmen Santoro, sostituto procuratore, pronta ad assistere a tutte le operazioni della scientifica. A trovare il corpo di Fabrizio è stato il figlio Matteo, 24 anni, giunto in via Fontana al volante della sua Kia Picanto nera. Anche quell'auto, come la Megane della vittima, è stata portata via dal carro attrezzi e messa sotto sequestro. Matteo aveva un appuntamento con il padre, ma l'ha trovato ormai morto. Quando arriva la polizia, lui è in lacrime, sconvolto. Non riesce a capire che cosa è successo. Piange, senza potersi fermare. Anche la sorella Beatrice, di qualche anno più giovane, è disperata.
Al setaccio. Le sirene delle auto della polizia ottengono l'effetto di far uscire di casa quelli che abitano nella zona. C'è chi si lamenta perché quelle strade, quando cala l'oscurità, diventano terra di nessuno. Ma questo delitto non è avvenuto di sera. E' stato consumato alla luce del sole, in mezzo alle case, senza che nessuno possa spiegare perché. Prima ancora di cercare un movente, gli inquirenti passano al setaccio la scena del delitto: il medico legale Alessandro Bassi Luciani effettua un primo esame sul cadavere, mentre la polizia compie le prime verifiche. Per farlo chiude l'intera via Pannocchia al traffico e, soprattutto, ai curiosi. Le ragazzine che fanno sport nella palestra dei Salesiani vengono fatte passare da un'altra uscita. I poliziotti cominciano a cercare la possibile arma del delitto. Guardano dappertutto: sotto le auto parcheggiate lungo i marciapiedi, ma anche al di là del muro, nel complesso dei Salesiani. Intanto, gli abitanti delle case che si affacciano sulla via Fontana, vengono ascoltati uno dopo l'altro. Qualcuno avrebbe potuto aver visto qualcosa, essersi accorto di qualche movimento strano. Particolari piccoli, ma comunque utili per far decollare le indagini nella direzione giusta.
Vita normale. I figli della vittima vengono portati in questura, dove inizia una serie di interrogatori che coinvolgono tutti i parenti. C'è bisogno di capire, di scavare prima di tutto nella vita di quest'uomo di 49 anni ammazzato così, senza una ragione. La polizia cerca anche nei suoi archivi, ma senza trovare granché. Fioriti era incensurato: una vita normale, un lavoro di rappresentante farmaceutico, un matrimonio alle spalle (dal quale ha avuto i due figli Matteo e Beatrice) e uno che gli ha dato un'altra bimba nata 5 anni fa: la piccola Viola, che spesso accompagnava all'asilo. Arrivano anche altri parenti: Fiorella Fioriti, la sorella della vittima, cerca di arrivare in lacrime sul posto dove il cadavere giace ancora a terra. I poliziotti la fermano a metà strada, poi anche lei lascia il luogo del delitto.
Il mistero. A un certo punto prende corpo, per sgonfiarsi dopo pochi minuti, una possibile pista, secondo la quale Fabrizio Fioriti avrebbe avuto un litigio col fidanzato della figlia. Escono i primi lanci di agenzia, che però i fatti si incaricano di smentire: il giovane, infatti, sarebbe, sì, irreperibile, ma non per una fuga, visto che si trova all'estero per lavoro. Gli inquirenti lasciano il luogo del delitto senza dire una parola, rispondendo alle domande con un silenzioso sorriso. Le verifiche e gli interrogatori della polizia, frattanto, continuano incessanti. E vanno avanti senza interruzioni, fino a notte fonda: i figli, gli altri parenti e gli amici vengono tenuti in stanze separate, come accade in questi casi, poi ascoltati. Non una, ma più volte. Per scartare questa o quella ipotesi, c'è tutto il tempo. Dall'omicidio sono passate solo poche ore, il mistero che lo avvolge è ancora fittissimo.
L'allarme. Tutto inizia quando il 118 allerta la Misericordia di Montenero, chiedendole di andare in via Fontana per soccorrere una persona in preda a un malore. E' questa la prima segnalazione che arriva: sono le 16,45. Ma quando l'ambulanza con medico a bordo giunge a destinazione, la scena che i volontari hanno davanti è totalmente differente a quella che si sarebbero aspettati: l'uomo giace a terra, sdraiato sulla schiena. C'è poco da fare, a quel punto, se non constatarne il decesso e coprire pietosamente il cadavere con il classico lenzuolo bianco, che nel giro di pochi minuti si tinge di rosso, tanto è il sangue nel quale il corpo è immerso.
I figli. L'hanno massacrato con una quindicina di coltellate all'addome, uccidendolo nell'auto dove si trovava, la sua Renault Megane color verde bottiglia. Poi è rotolato a terra, quando il figlio Matteo, che lo ha visto accasciato sul volante, ha aperto la portiera credendo che fosse in preda a un malore. Arrivano i carabinieri e due pattuglie della polizia. Nel giro di pochi minuti, sul posto c'è anche la dirigente della squadra mobile della questura Angela Marvulli, che si mette subito in contatto con la Procura: poco dopo, arriverà anche Carmen Santoro, sostituto procuratore, pronta ad assistere a tutte le operazioni della scientifica. A trovare il corpo di Fabrizio è stato il figlio Matteo, 24 anni, giunto in via Fontana al volante della sua Kia Picanto nera. Anche quell'auto, come la Megane della vittima, è stata portata via dal carro attrezzi e messa sotto sequestro. Matteo aveva un appuntamento con il padre, ma l'ha trovato ormai morto. Quando arriva la polizia, lui è in lacrime, sconvolto. Non riesce a capire che cosa è successo. Piange, senza potersi fermare. Anche la sorella Beatrice, di qualche anno più giovane, è disperata.
Al setaccio. Le sirene delle auto della polizia ottengono l'effetto di far uscire di casa quelli che abitano nella zona. C'è chi si lamenta perché quelle strade, quando cala l'oscurità, diventano terra di nessuno. Ma questo delitto non è avvenuto di sera. E' stato consumato alla luce del sole, in mezzo alle case, senza che nessuno possa spiegare perché. Prima ancora di cercare un movente, gli inquirenti passano al setaccio la scena del delitto: il medico legale Alessandro Bassi Luciani effettua un primo esame sul cadavere, mentre la polizia compie le prime verifiche. Per farlo chiude l'intera via Pannocchia al traffico e, soprattutto, ai curiosi. Le ragazzine che fanno sport nella palestra dei Salesiani vengono fatte passare da un'altra uscita. I poliziotti cominciano a cercare la possibile arma del delitto. Guardano dappertutto: sotto le auto parcheggiate lungo i marciapiedi, ma anche al di là del muro, nel complesso dei Salesiani. Intanto, gli abitanti delle case che si affacciano sulla via Fontana, vengono ascoltati uno dopo l'altro. Qualcuno avrebbe potuto aver visto qualcosa, essersi accorto di qualche movimento strano. Particolari piccoli, ma comunque utili per far decollare le indagini nella direzione giusta.
Vita normale. I figli della vittima vengono portati in questura, dove inizia una serie di interrogatori che coinvolgono tutti i parenti. C'è bisogno di capire, di scavare prima di tutto nella vita di quest'uomo di 49 anni ammazzato così, senza una ragione. La polizia cerca anche nei suoi archivi, ma senza trovare granché. Fioriti era incensurato: una vita normale, un lavoro di rappresentante farmaceutico, un matrimonio alle spalle (dal quale ha avuto i due figli Matteo e Beatrice) e uno che gli ha dato un'altra bimba nata 5 anni fa: la piccola Viola, che spesso accompagnava all'asilo. Arrivano anche altri parenti: Fiorella Fioriti, la sorella della vittima, cerca di arrivare in lacrime sul posto dove il cadavere giace ancora a terra. I poliziotti la fermano a metà strada, poi anche lei lascia il luogo del delitto.
Il mistero. A un certo punto prende corpo, per sgonfiarsi dopo pochi minuti, una possibile pista, secondo la quale Fabrizio Fioriti avrebbe avuto un litigio col fidanzato della figlia. Escono i primi lanci di agenzia, che però i fatti si incaricano di smentire: il giovane, infatti, sarebbe, sì, irreperibile, ma non per una fuga, visto che si trova all'estero per lavoro. Gli inquirenti lasciano il luogo del delitto senza dire una parola, rispondendo alle domande con un silenzioso sorriso. Le verifiche e gli interrogatori della polizia, frattanto, continuano incessanti. E vanno avanti senza interruzioni, fino a notte fonda: i figli, gli altri parenti e gli amici vengono tenuti in stanze separate, come accade in questi casi, poi ascoltati. Non una, ma più volte. Per scartare questa o quella ipotesi, c'è tutto il tempo. Dall'omicidio sono passate solo poche ore, il mistero che lo avvolge è ancora fittissimo.
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