Gioco
LO SCANDALO DELLA PORTO 2000
Cinque milioni di fatture "truccate": coinvolte una quarantina di imprese
Cristiano Meoni
Fatture per cinque milioni di euro, pagate tra il 2003 e il marzo 2007, sarebbero servite secondo la Guardia di Finanza a coprire prestazioni inesistenti. Con quei soldi, la società pubblica Porto 2000 avrebbe pagato dagli occhiali ai massaggi di alcuni dirigenti ai lavori in abitazioni private e poi quadri, abiti, profumi.
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LIVORNO. Un anno chinati sulle scrivanie, a spulciare centinaia di fatture, mastrini, registri, conti bancari, guidati da un esile filo d'Arianna nella labirintica contabilità della Porto 2000. C'è voluto un anno perchè il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle avesse un quadro preciso di cosa è stata la società che gestisce il porto passeggeri durante l'era Lenzi. E alla fine il quadro c'è: più nitido di quelli che si possono ammirare nella sfavillante sede del Terminal crociere, tempestata di opere di arte contemporanea. Ed è un quadro, oltrechè chiaro, impietoso: su 5milioni di fatture pagate dalla società fra il 2003 e il marzo 2007 grava più di un'ombra. Per i finanzieri sono servite a coprire «prestazioni inesistenti, in tutto o in parte» o «non inerenti all'oggetto sociale». Sul conto anticipo spese, una sorta di "pronta cassa" nella disponibilità dell'ex presidente Bruno Lenzi - in carica fino al maggio 2007 - in quattro anni sono stati movimentati 4 milioni di euro (2 in entrata e altrettanti in uscita), che secondo la Finanza sono stati in gran parte usati per acquisti di carattere personale o comunque estranei all'attività della società.
Le verifica fiscale è terminata e il verbale conclusivo sarà presto trasmesso all'Agenzia delle Entrate per il recupero delle tasse indebitamente detratte. Ma il ciclone deve ancora scatenare tutta la sua potenza: perchè c'è un'inchiesta penale in corso, ancora lungi dall'essere chiusa, con indagati per peculato e per false fatturazioni. E perchè, nelle spese disinvolte - anche occhiali, profumi, giacche - sono coinvolte una quarantina di ditte fornitrici: non solo aziende "fantasma" o anonime imprese edili ma la cremè del commercio livornese: gallerie d'arte, boutique alla moda, agenzie immobiliari, anche nomi altisonanti.
Quando i finanzieri bussarono alla sede della Porto di Livorno 2000, il 1º marzo dell'anno scorso, probabilmente non immaginavano quello che avrebbero scoperchiato di lì a poco. Ma entrarono subito nel clima. Pochi giorni dopo l'avvio dell'ispezione, un documento sparì dalla stanza sigillata in cui era stata riposta la contabilità già passata al vaglio. Era un preventivo di una ditta di infissi, che ricomparve qualche giorno dopo, ma con cifre diverse. Poi si è accertato che quel preventivo, in realtà, mascherava una fornitura di cornici per quadri.
Apparve subito improprio l'utilizzo fatto del «conto anticipo spese», una cassa dalla quale l'ex presidente attingeva le somme per acquisti vari e spese di rappresentanza. Nel periodo 2003-2007 sono transitati dalla "pronta cassa" 4 milioni e 91 mila euro, con una progressione che è stata fermata solo dall'intervento della Finanza: 676mila euro nel 2004, 908mila euro nel 2005, 1 milione 791mila euro nel 2006, 715mila euro nei primi mesi del 2007.
Nello stesso quadriennio, tra il 2003 e il 2007 - secondo quanto riscontrato dalla Guardia di Finanza - la Porto 2000 ha emesso fatture "false" o "gonfiate" per 5 milioni di euro: 389mila euro nel 2003, 895mila euro nel 2004, 1 milione 804 euro nel 2005, 2 milioni 127mila euro nel 2006, 57mila euro nei primi tre mesi del 2007. L'Agenzia delle Entrate adesso farà i conti, per richiedere alla società l'Iva indebitamente detratta e conteggiare le sanzioni. La Porto 2000 si è già mossa per rivalersi su Lenzi, a cui ha chiesto 2 milioni e 700mila euro a titolo di risarcimento danni.
Mentre la verifica fiscale è ormai conclusa, prosegue l'indagine penale, aperta dalla Procura della Repubblica con l'ipotesi di reato di peculato e false fatturazioni a carico di ex-dirigenti e dipendenti della società. Un'indagine alimentata, oltrechè dai periodici rapporti della Guardia di Finanza, dalle querele presentate a più riprese dall'attuale amministratore unico della Porto 2000 Guido Asti.
Le verifica fiscale è terminata e il verbale conclusivo sarà presto trasmesso all'Agenzia delle Entrate per il recupero delle tasse indebitamente detratte. Ma il ciclone deve ancora scatenare tutta la sua potenza: perchè c'è un'inchiesta penale in corso, ancora lungi dall'essere chiusa, con indagati per peculato e per false fatturazioni. E perchè, nelle spese disinvolte - anche occhiali, profumi, giacche - sono coinvolte una quarantina di ditte fornitrici: non solo aziende "fantasma" o anonime imprese edili ma la cremè del commercio livornese: gallerie d'arte, boutique alla moda, agenzie immobiliari, anche nomi altisonanti.
Quando i finanzieri bussarono alla sede della Porto di Livorno 2000, il 1º marzo dell'anno scorso, probabilmente non immaginavano quello che avrebbero scoperchiato di lì a poco. Ma entrarono subito nel clima. Pochi giorni dopo l'avvio dell'ispezione, un documento sparì dalla stanza sigillata in cui era stata riposta la contabilità già passata al vaglio. Era un preventivo di una ditta di infissi, che ricomparve qualche giorno dopo, ma con cifre diverse. Poi si è accertato che quel preventivo, in realtà, mascherava una fornitura di cornici per quadri.
Apparve subito improprio l'utilizzo fatto del «conto anticipo spese», una cassa dalla quale l'ex presidente attingeva le somme per acquisti vari e spese di rappresentanza. Nel periodo 2003-2007 sono transitati dalla "pronta cassa" 4 milioni e 91 mila euro, con una progressione che è stata fermata solo dall'intervento della Finanza: 676mila euro nel 2004, 908mila euro nel 2005, 1 milione 791mila euro nel 2006, 715mila euro nei primi mesi del 2007.
Nello stesso quadriennio, tra il 2003 e il 2007 - secondo quanto riscontrato dalla Guardia di Finanza - la Porto 2000 ha emesso fatture "false" o "gonfiate" per 5 milioni di euro: 389mila euro nel 2003, 895mila euro nel 2004, 1 milione 804 euro nel 2005, 2 milioni 127mila euro nel 2006, 57mila euro nei primi tre mesi del 2007. L'Agenzia delle Entrate adesso farà i conti, per richiedere alla società l'Iva indebitamente detratta e conteggiare le sanzioni. La Porto 2000 si è già mossa per rivalersi su Lenzi, a cui ha chiesto 2 milioni e 700mila euro a titolo di risarcimento danni.
Mentre la verifica fiscale è ormai conclusa, prosegue l'indagine penale, aperta dalla Procura della Repubblica con l'ipotesi di reato di peculato e false fatturazioni a carico di ex-dirigenti e dipendenti della società. Un'indagine alimentata, oltrechè dai periodici rapporti della Guardia di Finanza, dalle querele presentate a più riprese dall'attuale amministratore unico della Porto 2000 Guido Asti.
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