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INTERVISTA ESCLUSIVA

Spinelli: "Ho sbagliato ma vi riporterò in serie A"

Alessandro Bernini
foto Pentafoto
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Faccia a faccia con il presidente amaranto

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LIVORNO. In un processo l'imputato sarebbe costretto ad alzarsi e giurare di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Aldo Spinelli un po' imputato si sente e lo ammette («sì, ho sbagliato tante cose...»), però chiedere a un presidente di calcio di dire tutta la verità è impresa dura... Proviamoci.
 Duro il risveglio in B.
 
«Brutto, molto brutto».
 Sa che i tifosi le imputano due colpe che vanno al di là della retrocessione.
 
«Ah, si? E quali?».
 La prima: la gente è stufa di sentire un presidente che ogni 30 giorni dice è stanco e vuole lasciare, poi ci ripensa, poi lo dice di nuovo, poi ci ripensa...
 
«Allora mi dica lei: quale altro modo ho di ottenere ciò che mi spetta?».
 Cioè, scusi?
 
«Se io non mi lamentavo e magari minacciavo di andar via da Livorno, ottenevo solo indifferenza dal Comune. In Coppa Uefa ci mancavano i seggiolini, in campionato ci mancavano i tornelli: se non era per me, si giocava sempre a porte chiuse».
 Insomma, erano minacce calcolate.
 
«Io i miei impegni economici li ho sempre rispettati. Ah, dimenticavo gli spogliatoi dello stadio».
 Seconda colpa: in questa società non si vede programmazione.
 
«Non è vero. Le dirò di più: abbiamo già scelto l'allenatore, c'è pronta una seconda soluzione, e stiamo costruendo la squadra. Vogliamo subito tornare in serie A».
 Come? Ma non ha detto che vendeva il Livorno?
 
«A chi?»
 Ce lo dica lei.
 
«Del signor Berrighi evito di parlare. Dico solo che il suo nome è uscito sul vostro giornale 6 mesi fa, e da quel giorno non mi ha mai chiamato».
 Mai stato un contatto?
 
«Direttamente mai. Il sindaco mi ha riportato di questo interessamento ma se qualcuno vuole il Livorno si deve fare avanti. Ho letto che non vogliono il Livorno in serie B: e lo dicono il giorno dopo Bergamo, quando in pratica la squadra era già retrocessa? Capite che non ha senso».
 Vero, però lei è uomo d'affari. Sa che le trattative si fanno anche con silenzi. Può starci benissimo un gioco al ribasso.
 
«Questo non lo so. Io quando ho comprato il Livorno, ho chiamato i padroni e ho tirato fuori i soldi. Basta. A me il calcio piace, è la mia vita. E lo dico chiaramente, per me ripartire dalla serie B non è un problema».
 Insomma, non vende più.
 
«Il mio cellulare è sempre acceso, se qualcuno mi chiama e mi fa un'offerta io sono pronto a discuterne, altrimenti resto senza problemi».
 Tre settimane fa lei ha richiamato Nelso Ricci. Questo lascia pensare che, comunque, anche in quei giorni non era poi così convinto di lasciare. Anzi.
 
«Una società è come una casa: se non la curi, marcisce tutto. Vendere il Livorno in uno stato di decomposizione non converrebbe né a me, né a chi compra. Nelso Ricci sta lavorando non per Spinelli ma per il bene della società».
 Presidente, ma quanto vuole per il Livorno in serie B? 5 milioni, 10, 20, ci dica lei.
 
«Se qualcuno è interessato al Livorno, ci mettiamo a sedere e facciamo una valutazione. Il prezzo è dato dal valore dei giocatori».
 E quindi?
 
«E quindi solo Amelia vale 6-7 milioni, altri 5 Tavano, per Pulzetti mi hanno già fatto un'offerta di 3 milioni e mezzo. E non aggiungo gli altri sotto contratto».
 Sì, però in B vi prenderanno per la gola: contratti troppo pesanti, necessità di cedere...
 
«Io i giocatori sotto contratto non li ho mai regalati a nessuno. Guardate per esempio Amelia. Chi li vuole li paga, altrimenti restano qui. Il valore del Livorno sono questi giocatori».
 Lei nei giorni scorsi ha detto: "a gennaio non ho rinforzato la squadra perché ormai ero rilassato, sembrava che Berrighi comprasse il Livorno il giorno dopo". Non le sembra un alibi?
 
«No».
 Via presidente...
 
«Mettiamola così. Io in estate ho speso tanto tra mercato e contratti, se avessi immaginato che il Livorno sarebbe sprofondato in classifica, beh, forse a gennaio sarei intervenuto meglio. Ma in quel momento le cose andavano bene».
 A proposito di soldi e contratti. Lei, da sempre oculato negli ingaggi, ha fatto dei contratti a giocatori di medio livello a cifre altissime: 400mila euro di prestito e 400 di ingaggio netti per Bogdani, oltre 500 per Rossini, altri 650 a Tristan, 800 a Giannichedda. Perché?
 
«Per paura. Senza Lucarelli volevo essere sicuro di avere un parco attaccanti in grado di garantirmi 20-25 gol, invece ho sbagliato. Ma come facevo a immaginare che Bogdani mi faceva questo campionato? Il giorno dopo che lo presi mi dissero tutti che con Bogdani-Tavano avevo una coppia di attaccanti super, purtroppo è andata male».
 A proposito di Lucarelli. Cane e gatto per tre anni, litigi ogni due giorni, e poi lei dice che il prossimo anno potrebbe affiancarla nel Livorno. Capirà che il tifoso si sente preso in giro.
 
«Chiarisco tutto: io e Cristiano ci sentiamo spesso, siamo rimasti in ottimi rapporti perché c'è stima reciproca, la scorsa settimana mi ha chiamato e mi ha chiesto un incontro per parlare un po' del futuro. Poi non so cosa uscirà fuori. C'è anche un altro nostro ex giocatore che vorrebbe tornare. Vedremo».
 A inizio intervista ci ha detto che vuole tornare subito in A.
 
«È vero. Quando sono retrocesso col Genoa, l'anno seguente non tornai subito su per un solo, maledetto, punto. Col Livorno faremo altrettanto, se resto l'obiettivo è tornare in A subito o al massimo in due anni».
 Ripartendo da: allenatore?
 
«Abbiamo due nomi pronti. Un allenatore di A di cui non faccio il nome perché il campionato è sempre nel vivo (ma voci da Empoli puntano l'indice su Cagni, ndr), e Acori del Rimini. Due prime scelte».
 Giocatori?
 
«Con Tavano-Danilevicius abbiamo già la coppia migliore di attaccanti della prossima serie B. Pulzetti, Bergvold, Loviso e Diamanti sono delle garanzie, sul resto lavoreremo con cura. Non siamo fermi».
 Presidente, ora però a chi lo racconta che vuole cedere?
 
«Guardi, l'unica vera delusione mi è arrivata da quegli pseudo-tifosi che hanno lanciato di tutto in campo e ci hanno fatto squalificare il campo. Se non fosse per loro, io resterei a Livorno a vita».
 Ci risiamo. Resta a vita poi magari fra venti giorni...
 
«(risata) Vabbè... L'importante è riportare il Livorno presto in serie A».
 Una promessa: per non disperdere altra passione, d'ora in avanti solo parole chiare. Qualunque sia la sua scelta.
 
«Ok. Ma ditelo anche a chi sostiene di voler comprare il Livorno e poi resta nascosto».

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di Redazione web