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Fumogeni in campo, bagni devastati Così si scatena la rabbia degli ultrà

Fumogeni in campo, bagni devastati Così si scatena la rabbia degli ultrà

Più rassegnazione che rabbia. «Ci siamo fatti del male da soli»

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LIVORNO. Almeno due volte hanno provato a non far finire la partita. Dopo il gol di Rosina, la volontà della curva nord (tutt’altro che piena), o almeno di coloro che ieri la dirigevano, era piuttosto chiara: fare di tutto perché il match fra Livorno e Torino non arrivasse in fondo. Qualcosa è successo già nell’intervallo, quando qualcuno si è introdotto nei bagni e ha pensato bene di spaccarli. Porte divelte, mattonelle in frantumi, muri danneggiati. Ancora pochi minuti e in curva si è diffuso il classico odore acre del cartone bruciato: alcuni tifosi, infatti, avevano dato vita a un incendio dando alle fiamme una scatola. I vigili del fuoco sono intervenuti e l’hanno fatto anche in altre occasioni, sempre a causa di piccoli incendi scoppiati ai piedi delle scalinate che conducono ai gradoni della curva nord. Fuori, c’è un reparto di poliziotti che prepara lo schieramento. C’è anche chi pensa che sia imminente l’ingresso in curva, ma questo non succede. Poi, poco prima delle 16,30, la prima azione di una certa consistenza. «A lavorare, andate a lavorare», è stato il grido che si è alzato, rivolto naturalmente ai giocatori amaranto. E subito sono partiti, uno dietro l’altro, alcuni fumogeni, rivolti verso il terreno di gioco, un paio dei quali sono arrivati nei pressi della porta del Torino.

Anche in questa occasione, prezioso è stato l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno spento i fumogeni portandoli alla riviera dei 3000 siepi della pista d’atletica, provvidenzialmente riempita d’acqua. L’arbitro ha sospeso l’incontro per pochi minuti, disponendone la ripresa subito dopo. Poco prima della fine della partita, altro tentativo di fine anticipata: questa volta sono stati lanciati in campo alcuni lamperogeni. La porta di Sereni è stata raggiunta, ma nelle intenzioni dei tifosi del Livorno non c’era quella di colpire l’estremo difensore granata, quanto quella di portare la loro contestazione alle estreme conseguenze. Non è escluso, fra l’altro, che questi episodi possano far scattare una punizione esemplare per la società: il Livorno potrebbe giocare le prime due partite della prossima stagione in campo neutro, dal momento che una squalifica del «Picchi» potrebbe essere una misura applicabile in casi come questo. Finita la partita, la contestazione si è spostata sul piazzale Montello, nei pressi del pullman della squadra, che era protetto dai cancelli. Alcuni tifosi, non più di un centinaio, si sono schierati lungo la via Baracca, dove poliziotti e finanzieri presidiavano il varco d’accesso al piazzale dello stadio.

Ma il pullman su cui si trovavano i giocatori del Livorno è stato fatto passare da via Randaccio guadagnando il lungomare e, quindi, la strada per Tirrenia. Qualcuno ha provato anche a inseguirlo, ma non ce l’ha fatta. La domenica di contestazione è finita lì, il dispiacere per la retrocessione no.

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di Redazione web