Sicurezza
Piccini denuncia Matteoli
Luciano De Majo
Si ipotizzano comportamenti illeciti sulle nomine per la guida del porto
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LIVORNO. Esisteva davvero «il disegno di piegare a interessi politici e personali l’esercizio della funzione amministrativa statale nel procedimento per il rinnovo degli organi dell’Autorità portuale di Livorno?». Sarà la Procura della Repubblica di Livorno a doverlo accertare. Questa ipotesi, è contenuta in una dettagliatissima denuncia presentata dal presidente dell’Autorità Portuale Roberto Piccini alla magistratura livornese: un documento assai consistente, che si compone di una cinquantina abbondante di pagine alle quali fanno seguito altri settanta documenti allegati. La Procura, chiamata a verificare se emergano o meno profili penali nelle vicende segnalate, ci sta lavorando e ha aperto un procedimento parallelo a quello, ormai in fase di conclusione, sulla Porto di Livorno 2000 e il suo giro di fatture false. Sono stati acquisiti documenti e, sembra, ultimamente anche individuate persone che potranno essere ascoltate. Solo che questa volta fra i denunciati non c’è solo l’ex commissario dell’Authority Bruno Lenzi. Stavolta al centro dell’esposto di Piccini ci sono anche gli ex ministri Altero Matteoli e Pietro Lunardi.
Il primo, all’epoca dei fatti ministro dell’ambiente, avrebbe «esercitato pesanti e illecite intromissioni nel procedimento di nomina del presidente dell’Autorità portuale per favorire la candidatura di Bruno Lenzi eludendo il diniego dell’intesa da parte del presidente della Regione, titolare del potere di codeterminazione della scelta». L’altro ministro del governo Berlusconi, quello delle infrastrutture, competente in materia di porti, secondo la denuncia presentata «non ha esercitato le sue attribuzioni» e «all’opposto, sotto la spinta di interessi politici locali e in spregio delle attribuzioni costituzionali» del presidente della Regione «ne ha eluso il ruolo di codeterminazione nominando e mantenendo alla carica di commissario» dell’Authority lo stesso Lenzi «dal 2 luglio 2003 all’agosto 2005». I reati che secondo Piccini si ipotizzano a carico di Matteoli e Lunardi sarebbero quelli di «usurpazione di potere politico» e di «attentato contro i diritti politici del cittadino», dal momento che, ricorda la denuncia, l’articolo 51 della Costituzione prevede pari opportunità per tutti i cittadini che intendono accedere agli uffici pubblici.
In questo caso, secondo l’esposto presentato, Piccini sarebbe stato ostacolato dai comportamenti di Matteoli e Lunardi. Ma la denuncia ipotizza anche i reati di abuso d’ufficio, peculato, concussione, omissione d’atti d’ufficio. A carico di Matteoli e Lunardi, ma anche di Lenzi. Il presidente dell’Autorità Portuale si è rivolto alla magistratura dopo aver preso visione, all’indomani del suo insediamento, della corrispondenza fra Lenzi e alcuni personaggi, politici e non, vicini ai due ministri, e anche con i ministri stessi, a proposito della questione della nomina del presidente dell’Authority. Ci sono lettere nelle quali Lenzi si rivolge, ad esempio, al coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi. Era il 17 novembre del 2004 quando Lenzi gli scriveva che «se non vogliamo consegnare il porto di Livorno ai rossi... occorre intervenire decisamente e in tempi brevi». In quel caso, Lenzi voleva che Lunardi interrompesse la procedura di nomina del presidente (da scegliere nella terna composta da Piccini, Gino Baldi e Angelo Roma inviata da Martini al governo) e per questo suggeriva nella stessa lettera di fare alla Corte costituzionale «un ricorso per conflitto di attribuzioni che non potrà verosimilmente essere deciso prima di dodici mesi dal deposito».
Nel frattempo, ecco un altro suggerimento di Lenzi, «potrebbe essere intrapresa una procedura parlamentare o governativa per la riforma della legge 84/94». Allo stesso Bondi, Lenzi scrive anche una settimana dopo, il 23 novembre del 2004, sollecitandolo ulteriormente: «Se non si fa un intervento deciso sul Ministero delle infrastrutture, tutto quello che noi promuoviamo, anche in accordo con il Ministero dell’ambiente, risulterà vano, perché... si rischia di riconsegnare un porto come Livorno, praticamente già conquistato, alle forze dell’opposizione». Il rapporto fra Lenzi e Lunardi, invece, era iniziato già da prima della nomina a commissario dell’Authority. E’ del 24 giugno 2003 una lettera «strettamente riservata» nella quale si legge «Caro sig. Ministro, con riferimento alla conversazione di venerdì scorso, in allegato Le rimetto bozza del decreto che, se crede, potrà utilizzare per la nomina di commissario dell’Autorità portuale di Livorno. Il documento è stato preparato dall’avv. L. Canepa di Livorno, buon amico del ministro A. Matteoli».
Il nome dell’avvocato Canepa ricorre anche in un’altra lettera, che Lenzi scrive nel gennaio del 2004 a Valeria Licastro, moglie del parlamentare di Forza Italia Antonio Martusciello segretario di Fedele Confalonieri e, quindi, vicinissimo a Silvio Berlusconi. In quell’occasione Lenzi ritiene «opportuno un incontro con il Ministro Lunardi, da fissarsi il prima possibile, magari con la presenza del mio legale avv. Luciano Canepa esperto in problemi marittimi e di comprovata esperienza professionale e fede politica». E’ del maggio 2005, invece, una nota firmata dal capogruppo di Forza Italia in Comune Giuseppe Argentieri, indirizzata al coordinatore nazionale Sandro Bondi e al sottosegretario Gianni Letta, nella quale si sottolinea che Baldi e Piccini «sono potenti rappresentanti del Pci nel passato e oggi dei Ds, mentre il sig. Angelo Roma... da sempre ha avuto ed ha rapporti di dipendenza e di lavoro dalla Compagnia portuali ed è pertanto fortemente legato, se non formalmente, ai Ds locali». Argentieri sostiene quindi la candidatura di Lenzi: «Da circa due anni è commissario, nominato dal Ministro Lunardi, dell’Autorità portuale di Livorno, ruolo che svolge con serietà ed equilibrio in costante rapporto con il Ministro Lunardi e il Ministro Matteoli. Il sig. Lenzi gode della piena fiducia del nostro partito a livello locale».
Il primo, all’epoca dei fatti ministro dell’ambiente, avrebbe «esercitato pesanti e illecite intromissioni nel procedimento di nomina del presidente dell’Autorità portuale per favorire la candidatura di Bruno Lenzi eludendo il diniego dell’intesa da parte del presidente della Regione, titolare del potere di codeterminazione della scelta». L’altro ministro del governo Berlusconi, quello delle infrastrutture, competente in materia di porti, secondo la denuncia presentata «non ha esercitato le sue attribuzioni» e «all’opposto, sotto la spinta di interessi politici locali e in spregio delle attribuzioni costituzionali» del presidente della Regione «ne ha eluso il ruolo di codeterminazione nominando e mantenendo alla carica di commissario» dell’Authority lo stesso Lenzi «dal 2 luglio 2003 all’agosto 2005». I reati che secondo Piccini si ipotizzano a carico di Matteoli e Lunardi sarebbero quelli di «usurpazione di potere politico» e di «attentato contro i diritti politici del cittadino», dal momento che, ricorda la denuncia, l’articolo 51 della Costituzione prevede pari opportunità per tutti i cittadini che intendono accedere agli uffici pubblici.
In questo caso, secondo l’esposto presentato, Piccini sarebbe stato ostacolato dai comportamenti di Matteoli e Lunardi. Ma la denuncia ipotizza anche i reati di abuso d’ufficio, peculato, concussione, omissione d’atti d’ufficio. A carico di Matteoli e Lunardi, ma anche di Lenzi. Il presidente dell’Autorità Portuale si è rivolto alla magistratura dopo aver preso visione, all’indomani del suo insediamento, della corrispondenza fra Lenzi e alcuni personaggi, politici e non, vicini ai due ministri, e anche con i ministri stessi, a proposito della questione della nomina del presidente dell’Authority. Ci sono lettere nelle quali Lenzi si rivolge, ad esempio, al coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi. Era il 17 novembre del 2004 quando Lenzi gli scriveva che «se non vogliamo consegnare il porto di Livorno ai rossi... occorre intervenire decisamente e in tempi brevi». In quel caso, Lenzi voleva che Lunardi interrompesse la procedura di nomina del presidente (da scegliere nella terna composta da Piccini, Gino Baldi e Angelo Roma inviata da Martini al governo) e per questo suggeriva nella stessa lettera di fare alla Corte costituzionale «un ricorso per conflitto di attribuzioni che non potrà verosimilmente essere deciso prima di dodici mesi dal deposito».
Nel frattempo, ecco un altro suggerimento di Lenzi, «potrebbe essere intrapresa una procedura parlamentare o governativa per la riforma della legge 84/94». Allo stesso Bondi, Lenzi scrive anche una settimana dopo, il 23 novembre del 2004, sollecitandolo ulteriormente: «Se non si fa un intervento deciso sul Ministero delle infrastrutture, tutto quello che noi promuoviamo, anche in accordo con il Ministero dell’ambiente, risulterà vano, perché... si rischia di riconsegnare un porto come Livorno, praticamente già conquistato, alle forze dell’opposizione». Il rapporto fra Lenzi e Lunardi, invece, era iniziato già da prima della nomina a commissario dell’Authority. E’ del 24 giugno 2003 una lettera «strettamente riservata» nella quale si legge «Caro sig. Ministro, con riferimento alla conversazione di venerdì scorso, in allegato Le rimetto bozza del decreto che, se crede, potrà utilizzare per la nomina di commissario dell’Autorità portuale di Livorno. Il documento è stato preparato dall’avv. L. Canepa di Livorno, buon amico del ministro A. Matteoli».
Il nome dell’avvocato Canepa ricorre anche in un’altra lettera, che Lenzi scrive nel gennaio del 2004 a Valeria Licastro, moglie del parlamentare di Forza Italia Antonio Martusciello segretario di Fedele Confalonieri e, quindi, vicinissimo a Silvio Berlusconi. In quell’occasione Lenzi ritiene «opportuno un incontro con il Ministro Lunardi, da fissarsi il prima possibile, magari con la presenza del mio legale avv. Luciano Canepa esperto in problemi marittimi e di comprovata esperienza professionale e fede politica». E’ del maggio 2005, invece, una nota firmata dal capogruppo di Forza Italia in Comune Giuseppe Argentieri, indirizzata al coordinatore nazionale Sandro Bondi e al sottosegretario Gianni Letta, nella quale si sottolinea che Baldi e Piccini «sono potenti rappresentanti del Pci nel passato e oggi dei Ds, mentre il sig. Angelo Roma... da sempre ha avuto ed ha rapporti di dipendenza e di lavoro dalla Compagnia portuali ed è pertanto fortemente legato, se non formalmente, ai Ds locali». Argentieri sostiene quindi la candidatura di Lenzi: «Da circa due anni è commissario, nominato dal Ministro Lunardi, dell’Autorità portuale di Livorno, ruolo che svolge con serietà ed equilibrio in costante rapporto con il Ministro Lunardi e il Ministro Matteoli. Il sig. Lenzi gode della piena fiducia del nostro partito a livello locale».
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