Gioco
Un inno "made in Italy"
Intervista impossibile a Mameli e Novaro
«Buongiorno!»
«Siamo qui per farvi qualche domanda».
«Con piacere».
«Come è nato Fratelli d'Italia?»
«Nell'autunno del 1847 scrissi questa poesia e, modestamente, essendo venuto un bel lavoro, decisi di inviarla al maestro Michele Navaro qui presente».
«Sì, è vero. Ero a casa di un mio amico patriota, quando mi porsero un foglio dicendo - Toh, te lo manda Goffredo.... - Era il 10 novembre 1847, scrissi la musica di getto e, il 10 dicembre, in occasione del centenario della cacciata degli Austriaci da Genova, l'inno fu suonato sul piazzale del Santuario di Oregina».
«Signor Mameli, cosa voleva comunicare con questo Inno?»
«Volevo raccontare la storia di un'Italia che per quattordici secoli è stata divisa e oppressa e che finalmente si stava destando. Volevo rimanere nella storia come colui che incitò i propri compatrioti a cacciare gli invasori».
«E quanto a lei, signor Novaro, cosa le fece decidere la musica? E che cosa rappresenta per lei?»
«Io mi riconobbi subito in quelle parole. Il testo era semplicemente meraviglioso. Mi immaginavo la folla immensa degli Italiani nel grande prato verde che è l'Italia. Ad un certo punto un uomo inizia a cantare con voce potente e incoraggiante. Alla fine del canto, la folla spaurita comincia a ripetere le stesse parole sussurandole, finchè non prende coraggio e canta con voce decisa le ultime strofe».
«Secondo noi anche gli altri Stati hanno dei bellissimi inni, ma voi, poeti e musicisti, che cosa ne pensate?»
«Penso che non siano musicalmente originali tanto quanto il nostro inno. Ascoltate, questa è la storia vera degli inni di Francia, Inghilterra, Germania e U.S.A. Pensate che la Marsigliese, considerata canto della Rivoluzione, era stata musicata da un ufficiale simpatizzante per la Monarchia; poi i volontari di Marsiglia la portarono a Parigi, dove divenne Inno Nazionale!»
«Invece la melodia di «God Save the Queen», l'inno inglese, è stato in uso in Germania fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, ed è tuttora in uso, con parole diverse, nel Liechtestein. E, a proposito di Germania, i tedeschi, dopo la caduta dell'impero d'Austria, per il loro inno adottarono la melodia dell'inno scritto da Haydn per l'imperatore d'Austria Francesco I.»
«Per continuare, la melodia dell'inno statunitense «The star Splangled Banner» era una canzone popolare cantata dai massoni inglesi, prima di mangiare. Al bando quindi l'originalità!»
«Invece il nostro inno è tutto Made in Italy!» Però Per vari motivi «Fratelli d'Italia» è suonato come una marcetta e il canto non rispetta l'intonazione che ne aveva dato lei, signor Novaro. Cosa ne pensate?»
«All'inizio il ritmo della musica è stato cambiato per dare il tempo alle truppe, ma, ai giorni d'oggi, non c'è motivo per non tornare alla versione originale; inoltre questa versione a marcetta porta molte critiche all'inno».
«Signor Mameli, si sarebbe mai immaginato che la sua poesia patriottica, fra tante altre, sarebbe divenuta l'inno nazionale di un paese, l'Italia, di cui non è riuscito a vedere l'Unità?»
«Assolutamente no, ma ne vado fiero. Uno dei miei più grandi rimpianti è di non aver visto la mia patria unita, infatti sono morto a causa dei postumi di una ferita procuratami per difendere la Repubblica Romana, il 6 Luglio 1849. Avevo solo 22 anni».
«Va bene, grazie mille per questa meravigliosa intervista».
«Grazie a voi!»
Chiara Ticciati, Nicholas Novelli, Maria Sozzi e Stefania Annoni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google