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La razzia sui conti di Fiorani e soci

La razzia sui conti di Fiorani e soci

Posta, fax, telefono: fino a 300 euro addebitati per spese amministrative

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PISA. Le spese, che variavano da decine di euro fino a 300, riguardavano un po’ tutto, dalla posta ad un fax o una telefonata. Sono state elencate, alcune di queste, sotto la voce «spese di disturbo». Spese per il fastidio che il cliente con le sue pretese arrecava alla banca. Spese amministrative e per commissioni d’urgenza: due milioni e 326mila euro in tutto sui conti di sessantamila correntisti pisani. Si tratta dei prelievi forzosi ordinati dalla «Lodi» alle banche «colonizzate» un po’ ovunque. Era accaduto anche alla Cassa di Pisa, quando fece il suo ingresso in casa Popolare, in piena epoca di scalate estive da parte del sodalizio intitolato ai «furbetti del quartierino».

Su quei prelievi forzosi, che per i clienti della Cassa apparvero a fine 2004, la procura di Pisa aprì un’inchiesta nel marzo 2006, coordinata dal procuratore capo, il consigliere Enzo Iannelli (ora a Catanzaro), e dal sostituto Flavia Alemi, che in questi giorni ha concluso l’indagine con un decreto di citazione diretta a giudizio - l’accusa è di appropriazione indebita in concorso con le aggravanti del danno patrimoniale grave e di abuso del rapporto di prestazione d’opera - per il banchiere Fiorani, i suoi diretti collaboratori lodigiani e l’allora cda della Cassa composto da quattro pisani eccellenti. Sette persone in tutto: il dibattimento si terrà il 24 gennaio.

Davanti al giudice monocratico Luca Salutini compariranno Giampiero Fiorani, 48 anni, di Lodi (difeso dall’avvocato Michele Apicella), noto banchiere al centro di tante inchieste, ascoltato a Pisa e Lucca dalla polizia giudiziaria questa estate; Paolo Landi, 43 anni, lodigiano, all’epoca direttore centrale degli affari commerciali della Lodi, difeso dai legali milanesi Giuseppe Iannaccone e Luca Finocchiaro; Alessandro Leo, 58 anni, mantovano, direttore generale della Cassa, difeso dal professor Enrico Marzaduri; e quattro pisani, tutti difesi dall’avvocato Salvatore Salidu.

Si tratta di sono Pierfrancesco Pacini, 67 anni; Vincenzo Littara, 65 anni; Roberto Giovanni Biondi, 60 anni; e Federigo Federighi, 61. Pacini, attuale presidente della Camera di commercio, dell’Unione industriali e dell’Opera della Primaziale, era il presidente del consiglio di amministrazione; Littara, ora direttore generale della Banca di Cascina-Credito cooperativo, era vicepresidente; Federighi, titolare con il fratello Mario della Farmigea; e Biondi, direttore di Casartigiani ed ex consigliere comunale a San Giuliano, erano due consiglieri. Solo alcuni dei 60mila correntisti vittime del prelievo a Pisa e provincia sono stati rimborsati: quelli che ne avrebbero fatto richiesta.

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di Redazione web