Lutto
Tassi, il ragazzo della porta accanto
È campione italiano, sogna l'europeo, ma non si monta la testa
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LIVORNO. Il bravo ragazzo della porta accanto. Gentile, simpatico, generoso, altruista. L'improvvisa ventata di notorietà sembra non averlo minimamente scalfito. Luca Tassi, nonostante la doppia eccellente difesa della corona italiana dei pesi SuperMedi, prima contro Vincenzo Imparato e, poco più di un mese fa, contro Antonio Di Feto, è rimasto lo stesso, con i piedi saldamente per terra. Consapevole che, in questo mondo che corre in fretta, non puoi aspettarti regali da nessuno e ogni cosa occorre guadagnarsela. Un concetto che ha metabolizzato da ragazzo. «Un paio d'anni dopo la terza media sono andato a lavorare. Ho così imparato presto che per ottenere qualcosa occorrono sudore e sacrifici».
Come vede il suo futuro dal punto di vista umano e sportivo?
«Tra qualche anno mi piacerebbe crearmi una famiglia ed avere dei figli. Dal punto di vista sportivo, invece, mi godo la corona italiana dei supermedi che ho conquistato contro Emanuel Zuanel e difeso brillantemente contro Imparato e Di Feto»
A quella europea....
«Sarei stupido se le dicessi di no. Capisco però che è difficile anche sfiorarla con il pensiero. Figurasi mettersela addosso. La concorrenza è tanta».
Programmi a breve e medio termine?
«Per adesso non c'è niente di definitivo. Recentemente il signor Umberto Cavini, marito della signora Rosanna, titolare della scuderia per cui combatto, mi ha prospettato qualche ipotesi. Niente però di definitivo. Siamo in attesa degli eventi poi valuteremo. Io ho grande fiducia in loro. Finora non posso che ringraziarli».
La corona italiana le ha spalancato qualche porta in più?
«Per ora ne vedo solo qualcuna socchiusa. Aspetto qualcosa dalle forze istituzionali. In fondo penso di meritarmi un po' d'attenzione. Prima era una prassi. Se il pugilato è tornato d'attualità e sta dando lustro alla nostra città, anche fuori dei confini comunali, un po' di merito penso di averlo».
Essere campione italiano dilata il conto in banca?
«No, ha aggiunto solo poche migliaia di euro».
Perché i pugili sono così mal pagati?
«Difficile capirlo. L'unica cosa certa è che non siamo come i calciatori che possono contare sui soldi di televisioni, sponsor e presidenti dal portafoglio gonfio».
Condannati a raccogliere le briciole?
«Speriamo di no. Il cammino però è lungo e irto di difficoltà. Dobbiamo essere noi a cercare di aumentare la credibilità del nostro sport e a batterci per avere maggiore visibilità a livello mediatico. In fondo non partiamo battuti. Il pugilato con ‘P' maiuscola è sempre piaciuto e continua a piacere. Per capirlo basta assistere a riunioni pugilistiche come quelle che si sono svolte a Livorno nell'ultimo anno. Rispetto ai calciatori, però, abbiamo anche un altro handicap. Loro giocano tutte le domeniche. Noi se va bene saliamo sul ring un paio di volte l'anno».
Che sport avrebbe fatto se non ci fosse stato il pugilato?
«Il calcio».
Ruolo?
«Mediano».
Alla Ligabue, fatica e sudore prima di tutto?
«Perché no. Quando credi in qualcosa devi dare tutto te stesso e non sentire il sacrificio».
Se improvvisamente eredita venti milioni di euro continua a combattere?
«Sì. Ma con meno preoccupazioni per il futuro».
Voltandoti indietro a chi dice grazie?
«A babbo Luigi. A Franco Nenci e alla mia attuale scuderia la Rosanna Conti Cavini e alla mia ragazza Nancy».
Come vede il suo futuro dal punto di vista umano e sportivo?
«Tra qualche anno mi piacerebbe crearmi una famiglia ed avere dei figli. Dal punto di vista sportivo, invece, mi godo la corona italiana dei supermedi che ho conquistato contro Emanuel Zuanel e difeso brillantemente contro Imparato e Di Feto»
A quella europea....
«Sarei stupido se le dicessi di no. Capisco però che è difficile anche sfiorarla con il pensiero. Figurasi mettersela addosso. La concorrenza è tanta».
Programmi a breve e medio termine?
«Per adesso non c'è niente di definitivo. Recentemente il signor Umberto Cavini, marito della signora Rosanna, titolare della scuderia per cui combatto, mi ha prospettato qualche ipotesi. Niente però di definitivo. Siamo in attesa degli eventi poi valuteremo. Io ho grande fiducia in loro. Finora non posso che ringraziarli».
La corona italiana le ha spalancato qualche porta in più?
«Per ora ne vedo solo qualcuna socchiusa. Aspetto qualcosa dalle forze istituzionali. In fondo penso di meritarmi un po' d'attenzione. Prima era una prassi. Se il pugilato è tornato d'attualità e sta dando lustro alla nostra città, anche fuori dei confini comunali, un po' di merito penso di averlo».
Essere campione italiano dilata il conto in banca?
«No, ha aggiunto solo poche migliaia di euro».
Perché i pugili sono così mal pagati?
«Difficile capirlo. L'unica cosa certa è che non siamo come i calciatori che possono contare sui soldi di televisioni, sponsor e presidenti dal portafoglio gonfio».
Condannati a raccogliere le briciole?
«Speriamo di no. Il cammino però è lungo e irto di difficoltà. Dobbiamo essere noi a cercare di aumentare la credibilità del nostro sport e a batterci per avere maggiore visibilità a livello mediatico. In fondo non partiamo battuti. Il pugilato con ‘P' maiuscola è sempre piaciuto e continua a piacere. Per capirlo basta assistere a riunioni pugilistiche come quelle che si sono svolte a Livorno nell'ultimo anno. Rispetto ai calciatori, però, abbiamo anche un altro handicap. Loro giocano tutte le domeniche. Noi se va bene saliamo sul ring un paio di volte l'anno».
Che sport avrebbe fatto se non ci fosse stato il pugilato?
«Il calcio».
Ruolo?
«Mediano».
Alla Ligabue, fatica e sudore prima di tutto?
«Perché no. Quando credi in qualcosa devi dare tutto te stesso e non sentire il sacrificio».
Se improvvisamente eredita venti milioni di euro continua a combattere?
«Sì. Ma con meno preoccupazioni per il futuro».
Voltandoti indietro a chi dice grazie?
«A babbo Luigi. A Franco Nenci e alla mia attuale scuderia la Rosanna Conti Cavini e alla mia ragazza Nancy».
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