Sicurezza
«Corallo, vi spiego perché per la città è un affare...»
Alessandro Guarducci
Dopo il sequestro dell'edificio non si sa più nulla dell'iter amministrativo del progetto
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LIVORNO. Da decenni lo stato di abbandono e di degrado delle ex terme del Corallo è sotto gli occhi di tutti. E si protrae ormai da anni la discussione sulla possibilità di recuperare una delle strutture architettoniche più prestigiose della città.
Un dibattito che si è fatto più acceso, soprattutto a livello politico, tra l'inverno del 2006 e la scorsa primavera, quando il consiglio comunale si è trovato a decidere sull'operazione edilizia - targata Cagliata e Bottoni - nell'area degli ex capannoni Coca Cola e della conseguente riqualificazione del parco monumentale.
Da qualche mese però, dopo tanto clamore e nonostante l'iter amministrativo sia andato avanti, sulla vicenda è sceso il silenzio. Due i motivi: il primo è legato all'inchiesta della Procura che ha anche posto sotto sequestro la parte storica dell'edificio; il secondo è invece dovuto al fatto che l'amministrazione comunale ha concentrato tutti gli sforzi su altre questioni urbanistiche, prima fra tutte quella del Nuovo Centro. E così non si sa più nulla dell'operazione Corallo, neppure che fine abbia fatto e se abbia ancora un futuro.
Tutto tace a Palazzo Civico, lasciando nell'assoluta incertezza sia i favorevoli che i contrari a quello che tecnicamente è definito "intervento di riqualificazione edilizia". Oggi Piero Bottoni, l'imprenditore edile che, insieme a Rodolfo Cagliata, è proprietario di tutta l'area ed il promotore dell'operazione urbanistica, prova a squarciare la cappa di silenzio. E lo fa con uno sfogo amaro e lucido.
Bottoni, che sta succedendo con il progetto Corallo?
«Io pensavo di partire con i lavori proprio in questi giorni. Avevo infatti previsto che il cantiere fosse in funzione già per la fine di ottobre. E invece è tutto bloccato. Sto parlando di un'operazione che occuperebbe un centinaio di persone in maniera stabile più tutto l'indotto per quanto riguarda le porte, le finestre i sanitari, etc. In più c'è da costruire una strada da 800mila euro... E intorno a un cantiere di queste dimensioni c'è sempre tanto lavoro».
Insomma, il rinvio dell'intervento ha delle ricadute negative, sia occupazionali che economiche, non solo per la sua ditta.
«Non voglio fare drammi e soprattutto non voglio che le mie parole possano essere strumentalizzate. Però sono molto preoccupato. Per un'azienda come la mia, questa è una situazione davvero difficile considerando che non c'è granché da costruire e che non c'è una forte vendita: il mercato immobiliare a Livorno è in un momento di stallo. Con il lavoro che ho posso arrivare fino a dicembre, dopodiché la situazione si farebbe molto dura.
Ma lei ritiene che questa operazione prima o poi si farà?
«Non so che dire adesso. L'iter della variante dovrebbe concludersi in consiglio comunale a breve. A quel punto vedremo se c'è la possibilità che l'immobile venga dissequestrato, in modo tale che possa essere consegnato al Comune. Sempre che lo accetti, perché nella convenzione che dovremo firmare è specificato che da parte nostra c'è l'impegno a consegnare il bene privo da vincoli».
Nel caso in cui l'amministrazione dovesse avere delle riserve, bisognerà quindi attendere la conclusione della vicenda giudiziaria.
«Sì, ma un eventuale processo potrebbe concludersi anche tra due o tre anni. Alla fine potremmo venire condannati, con la conseguente confisca dei beni. E a quel punto non credo che l'operazione potrebbe essere più portata avanti. Ma il giudizio potrebbe concludersi con l'assoluzione, come spero. Fra due o tre anni, però, dovremmo ridiscutere le condizioni con il Comune. E anche questo è un motivo di incertezza».
Dica la verità: se l'aspettava di essere coinvolto in un'inchiesta giudiziaria?
«Sinceramente no, e preferirei non parlarne. Dico solo che le vecchie terme del Corallo sono in quelle condizioni di quasi quarant'anni. Poiché si affacciano su una delle principali vie d'accesso alla città, tutti quanti - livornesi e non - l'hanno sicuramente viste. Il Tirreno ha poi denunciato il loro stato di degrado con tantissimi articoli, in media uno o due volte all'anno. Così erano e così sono: lo dico sinceramente, non credevo che fosse reato mantenerle nello stesso stato, anche perché da quando abbiamo comprato tutta l'area non abbiamo mai ricevuto alcuna ordinanza di ripristino o per la messa in sicurezza. Solo una lettera della Soprintendenza che ci invitava a proteggere gli edifici storici con una copertura. Basta. E comunque vorrei dire che nel suo complesso le strutture sono ancora resistenti».
Ma il Comune e la Soprintendenza potevano vigilare di più?
«In questi anni l'amministrazione comunale e la soprintendenza hanno collaborato con noi per mettere a punto il progetto, indicando tutto ciò che sembrava loro necessario per recuperare i monumenti e per armonizzare il parco con le nuove costruzioni. Più di così non so cosa dovessero fare...
Allora avrebbero dovuto fare più controlli all'epoca della precedente proprietà.
«Non so cosa ha fatto chi c'era prima. Certo è che allora, in assenza di un accordo con la proprietà, qualche lettera avrebbero dovuto spedirla...»
Come vi siete comportati dopo il sequestro?
«Abbiamo predisposto un servizio di vigilanza, e tutte le sere gli agenti hanno da discutere perché la gente entra nella nostra proprietà. Vengono mandate via e la sera dopo la scena si ripete: non è un'ordinanza di sequestro che può fermarli. Solo l'inizio dei lavori permetterebbe di risolvere il problema. O per meglio dire, lo trasferirebbe da un altra parte perché queste persone cercherebbero riparo altrove. Comunque non capisco perché debba fare il custode: io sono pronto per effettuare dei lavori ma questa possibilità non ci viene concessa e così le condizioni del parco monumentale non migliorano».
A proposito di lavori: intorno a questo progetto c'è grande diffidenza, e non solo a livello politico.
«Lo so, ma non riesco a spiegarmi questo atteggiamento. Possono solo dire che sono molto perplesso. L'edificazione nella zona dei capannoni ex Coca Cola è stata infatti prevista addirittura nel 1999: strano che la città si meravigli solo oggi... Mi dispiace che non si riesca a far capire che noi non abbiamo cambiato nulla di quel progetto, se non una risagomatura delle disposizione dei palazzi così come è stato esplicitamente richiesto dalla Soprintendenza».
C'è però la sensazione diffusa che da questa operazione voi guadagnereste molto, realizzando oltre cento appartamenti, mentre il Comune diventerebbe sì proprietario dei monumenti ma senza alcuna possibilità di poterli ristrutturare. E c'è chi parla di speculazione...
«Le cose non stanno così. Intanto vorrei ricordare che prima di noi, l'Asa voleva comprare il parco monumentale per 1 miliardo e 700.000 milioni di vecchie lire. E non mi ricordo che qualcuno abbia avuto da ridire... Le critiche vengono rivolte a noi, che quel parco lo regaliamo al Comune. E lo stesso facciamo con la "stecca", dove possono essere costruite abitazioni. In più, nel torrino ristrutturato è prevista la realizzazione di 6-7 appartamenti ad affitto poco più che simbolico da assegnare a famiglie della zona che vivono in condizioni di grave disagio».
D'accordo. Resta però il problema della riqualificazione dei monumenti, che è tagliata fuori da questa operazione.
«Neanche questo è del tutto vero. Oltre a regalare le storiche terme, noi consegneremmo subito 1.800.000 euro al Comune. Parte di questa cifra, circa 300mila euro, verrebbe spessa per la riqualificazione del parco e per la sua messa in sicurezza, il resto servirebbe soprattutto alla progettazione del recupero delle Terme. Se tutto resta fermo, il Comune non ha i soldi per progettare l'intervento di riqualificazione e così la situazione resterebbe immutata. Invece, l'operazione che ci vede protagonisti metterebbe il Comune nella possibilità di cominciare a lavorare: una volta che c'è un progetto esecutivo si possono infatti richiedere i finanziamenti per realizzarlo. E' ciò che è avvenuto con il teatro Goldoni. E trattandosi di un progetto importante è logico immaginarsi che venga affidato ad un professionista di grande valore: più o meno servirà mezzo milioni di euro, una cifra che il Comune non può permettersi. Siamo noi a garantirglielo. Sempre che l'operazione vada avanti».
I livornesi speravano che in questa operazione rientrasse anche l'abbattimento del cavalcaferrovia.
«L'abbattimento del cavalcaferrovia? Noi abbiamo pagato il doppio di oneri rispetto ad altri costruttori della Porta a terra: si vede che sommandoli tutti insieme, quei soldi non erano sufficienti per quell'intervento e pertanto sono stati spesi per altre opere».
Insomma, lei dice che con questa operazione ci guadagna tutta la città. Ma la città pensa esattamente il contrario.
«Già, è strano. Come strano è un po' tutto il clima che circonda l'edilizia: no al recupero di piazza del Luogo Pio, al parcheggio dell'ex Odeon, al Nuovo Centro e prima ancora alle baracchine del lungomare tanto per fare degli esempi. Sembra che negli ultimi anni in questa città non vada bene nulla. Che costruire sia diventato un peccato. A me, per esempio, la precedente amministrazione disse no ad un parcheggio di 60 posti auto in via Corcos, vicino a piazza Mazzini, sostenendo che non fosse utile... Ora è nel piano dei parcheggi, perché nella zona mancano posti per la sosta».
Non crede che questo atteggiamento dipenda dal fatto che si sia costruito tanto, forse troppo? Del resto i provvedimenti più importanti deliberati negli ultimi anni dalle amministrazioni comunali sono legati all'urbanistica e all'edilizia.
«Io dico che per noi costruttori è diventato tutto più difficie. Nascono comitati dappertutto, e non credo che questo sia un segnale di democrazia e di maggiore partecipazione. Io ho un altro concetto di democrazia: si vota chi ci deve governare e dopo cinque anni, se il giudizio non è stato positivo, si vota qualcun'altro».
Un dibattito che si è fatto più acceso, soprattutto a livello politico, tra l'inverno del 2006 e la scorsa primavera, quando il consiglio comunale si è trovato a decidere sull'operazione edilizia - targata Cagliata e Bottoni - nell'area degli ex capannoni Coca Cola e della conseguente riqualificazione del parco monumentale.
Da qualche mese però, dopo tanto clamore e nonostante l'iter amministrativo sia andato avanti, sulla vicenda è sceso il silenzio. Due i motivi: il primo è legato all'inchiesta della Procura che ha anche posto sotto sequestro la parte storica dell'edificio; il secondo è invece dovuto al fatto che l'amministrazione comunale ha concentrato tutti gli sforzi su altre questioni urbanistiche, prima fra tutte quella del Nuovo Centro. E così non si sa più nulla dell'operazione Corallo, neppure che fine abbia fatto e se abbia ancora un futuro.
Tutto tace a Palazzo Civico, lasciando nell'assoluta incertezza sia i favorevoli che i contrari a quello che tecnicamente è definito "intervento di riqualificazione edilizia". Oggi Piero Bottoni, l'imprenditore edile che, insieme a Rodolfo Cagliata, è proprietario di tutta l'area ed il promotore dell'operazione urbanistica, prova a squarciare la cappa di silenzio. E lo fa con uno sfogo amaro e lucido.
Bottoni, che sta succedendo con il progetto Corallo?
«Io pensavo di partire con i lavori proprio in questi giorni. Avevo infatti previsto che il cantiere fosse in funzione già per la fine di ottobre. E invece è tutto bloccato. Sto parlando di un'operazione che occuperebbe un centinaio di persone in maniera stabile più tutto l'indotto per quanto riguarda le porte, le finestre i sanitari, etc. In più c'è da costruire una strada da 800mila euro... E intorno a un cantiere di queste dimensioni c'è sempre tanto lavoro».
Insomma, il rinvio dell'intervento ha delle ricadute negative, sia occupazionali che economiche, non solo per la sua ditta.
«Non voglio fare drammi e soprattutto non voglio che le mie parole possano essere strumentalizzate. Però sono molto preoccupato. Per un'azienda come la mia, questa è una situazione davvero difficile considerando che non c'è granché da costruire e che non c'è una forte vendita: il mercato immobiliare a Livorno è in un momento di stallo. Con il lavoro che ho posso arrivare fino a dicembre, dopodiché la situazione si farebbe molto dura.
Ma lei ritiene che questa operazione prima o poi si farà?
«Non so che dire adesso. L'iter della variante dovrebbe concludersi in consiglio comunale a breve. A quel punto vedremo se c'è la possibilità che l'immobile venga dissequestrato, in modo tale che possa essere consegnato al Comune. Sempre che lo accetti, perché nella convenzione che dovremo firmare è specificato che da parte nostra c'è l'impegno a consegnare il bene privo da vincoli».
Nel caso in cui l'amministrazione dovesse avere delle riserve, bisognerà quindi attendere la conclusione della vicenda giudiziaria.
«Sì, ma un eventuale processo potrebbe concludersi anche tra due o tre anni. Alla fine potremmo venire condannati, con la conseguente confisca dei beni. E a quel punto non credo che l'operazione potrebbe essere più portata avanti. Ma il giudizio potrebbe concludersi con l'assoluzione, come spero. Fra due o tre anni, però, dovremmo ridiscutere le condizioni con il Comune. E anche questo è un motivo di incertezza».
Dica la verità: se l'aspettava di essere coinvolto in un'inchiesta giudiziaria?
«Sinceramente no, e preferirei non parlarne. Dico solo che le vecchie terme del Corallo sono in quelle condizioni di quasi quarant'anni. Poiché si affacciano su una delle principali vie d'accesso alla città, tutti quanti - livornesi e non - l'hanno sicuramente viste. Il Tirreno ha poi denunciato il loro stato di degrado con tantissimi articoli, in media uno o due volte all'anno. Così erano e così sono: lo dico sinceramente, non credevo che fosse reato mantenerle nello stesso stato, anche perché da quando abbiamo comprato tutta l'area non abbiamo mai ricevuto alcuna ordinanza di ripristino o per la messa in sicurezza. Solo una lettera della Soprintendenza che ci invitava a proteggere gli edifici storici con una copertura. Basta. E comunque vorrei dire che nel suo complesso le strutture sono ancora resistenti».
Ma il Comune e la Soprintendenza potevano vigilare di più?
«In questi anni l'amministrazione comunale e la soprintendenza hanno collaborato con noi per mettere a punto il progetto, indicando tutto ciò che sembrava loro necessario per recuperare i monumenti e per armonizzare il parco con le nuove costruzioni. Più di così non so cosa dovessero fare...
Allora avrebbero dovuto fare più controlli all'epoca della precedente proprietà.
«Non so cosa ha fatto chi c'era prima. Certo è che allora, in assenza di un accordo con la proprietà, qualche lettera avrebbero dovuto spedirla...»
Come vi siete comportati dopo il sequestro?
«Abbiamo predisposto un servizio di vigilanza, e tutte le sere gli agenti hanno da discutere perché la gente entra nella nostra proprietà. Vengono mandate via e la sera dopo la scena si ripete: non è un'ordinanza di sequestro che può fermarli. Solo l'inizio dei lavori permetterebbe di risolvere il problema. O per meglio dire, lo trasferirebbe da un altra parte perché queste persone cercherebbero riparo altrove. Comunque non capisco perché debba fare il custode: io sono pronto per effettuare dei lavori ma questa possibilità non ci viene concessa e così le condizioni del parco monumentale non migliorano».
A proposito di lavori: intorno a questo progetto c'è grande diffidenza, e non solo a livello politico.
«Lo so, ma non riesco a spiegarmi questo atteggiamento. Possono solo dire che sono molto perplesso. L'edificazione nella zona dei capannoni ex Coca Cola è stata infatti prevista addirittura nel 1999: strano che la città si meravigli solo oggi... Mi dispiace che non si riesca a far capire che noi non abbiamo cambiato nulla di quel progetto, se non una risagomatura delle disposizione dei palazzi così come è stato esplicitamente richiesto dalla Soprintendenza».
C'è però la sensazione diffusa che da questa operazione voi guadagnereste molto, realizzando oltre cento appartamenti, mentre il Comune diventerebbe sì proprietario dei monumenti ma senza alcuna possibilità di poterli ristrutturare. E c'è chi parla di speculazione...
«Le cose non stanno così. Intanto vorrei ricordare che prima di noi, l'Asa voleva comprare il parco monumentale per 1 miliardo e 700.000 milioni di vecchie lire. E non mi ricordo che qualcuno abbia avuto da ridire... Le critiche vengono rivolte a noi, che quel parco lo regaliamo al Comune. E lo stesso facciamo con la "stecca", dove possono essere costruite abitazioni. In più, nel torrino ristrutturato è prevista la realizzazione di 6-7 appartamenti ad affitto poco più che simbolico da assegnare a famiglie della zona che vivono in condizioni di grave disagio».
D'accordo. Resta però il problema della riqualificazione dei monumenti, che è tagliata fuori da questa operazione.
«Neanche questo è del tutto vero. Oltre a regalare le storiche terme, noi consegneremmo subito 1.800.000 euro al Comune. Parte di questa cifra, circa 300mila euro, verrebbe spessa per la riqualificazione del parco e per la sua messa in sicurezza, il resto servirebbe soprattutto alla progettazione del recupero delle Terme. Se tutto resta fermo, il Comune non ha i soldi per progettare l'intervento di riqualificazione e così la situazione resterebbe immutata. Invece, l'operazione che ci vede protagonisti metterebbe il Comune nella possibilità di cominciare a lavorare: una volta che c'è un progetto esecutivo si possono infatti richiedere i finanziamenti per realizzarlo. E' ciò che è avvenuto con il teatro Goldoni. E trattandosi di un progetto importante è logico immaginarsi che venga affidato ad un professionista di grande valore: più o meno servirà mezzo milioni di euro, una cifra che il Comune non può permettersi. Siamo noi a garantirglielo. Sempre che l'operazione vada avanti».
I livornesi speravano che in questa operazione rientrasse anche l'abbattimento del cavalcaferrovia.
«L'abbattimento del cavalcaferrovia? Noi abbiamo pagato il doppio di oneri rispetto ad altri costruttori della Porta a terra: si vede che sommandoli tutti insieme, quei soldi non erano sufficienti per quell'intervento e pertanto sono stati spesi per altre opere».
Insomma, lei dice che con questa operazione ci guadagna tutta la città. Ma la città pensa esattamente il contrario.
«Già, è strano. Come strano è un po' tutto il clima che circonda l'edilizia: no al recupero di piazza del Luogo Pio, al parcheggio dell'ex Odeon, al Nuovo Centro e prima ancora alle baracchine del lungomare tanto per fare degli esempi. Sembra che negli ultimi anni in questa città non vada bene nulla. Che costruire sia diventato un peccato. A me, per esempio, la precedente amministrazione disse no ad un parcheggio di 60 posti auto in via Corcos, vicino a piazza Mazzini, sostenendo che non fosse utile... Ora è nel piano dei parcheggi, perché nella zona mancano posti per la sosta».
Non crede che questo atteggiamento dipenda dal fatto che si sia costruito tanto, forse troppo? Del resto i provvedimenti più importanti deliberati negli ultimi anni dalle amministrazioni comunali sono legati all'urbanistica e all'edilizia.
«Io dico che per noi costruttori è diventato tutto più difficie. Nascono comitati dappertutto, e non credo che questo sia un segnale di democrazia e di maggiore partecipazione. Io ho un altro concetto di democrazia: si vota chi ci deve governare e dopo cinque anni, se il giudizio non è stato positivo, si vota qualcun'altro».
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