Lutto
Vicini di casa in trincea
Cristiana Grasso
Spregi e minacce: nei condomini si litiga ogni giorno
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LIVORNO. Il quartiere è residenziale, Banditella. Il condominio uno di quelli che gli annunci immobiliari definiscono “elegante”. Un po’ meno elegante il cartello scritto a mano, con bella calligrafia, che se ne sta attaccato al cancello per un paio di giorni: «Brutta merda che mi hai sfregiato la macchina, la sera guardati alle spalle perché ti riempio la pancia di piombo con la mia P38». Autore dell’avvertimento un focoso ma anche esasperato signore a sua volta bersagliato dai vicini per banali beghe di parcheggio, piccole invidie, solite incomprensioni. Quelle che quasi ogni giorno animano questa e quasi tutte le altre “cittadelle” livornesi, casermoni o palazzine che siano, dove la convivenza sembra diventare ogni giorno più complicata. Cartelli scritti a mano e con il computer, offensivi o disperatamente ironici, che appaiono sui portoni, in ascensore, sulle auto e appunto sui cancelli. Ma anche gomme tagliate, serrature sigillate con la colla, tergicristalli piegati, urla e mani “sul muso” nei casi più pop, e allora a volte arriva la volante della polizia, a volte ci scappano l’esposto e il controesposto, la querela e la contro-querela.
Litigiosi come pochi i condomini labronici, da nord a sud, la zona fa pochissima differenza. «Ma alla fine - spiegano sia in questura sia negli uffici degli amministratori condominiali - le cose si risolvono, finisce tutto lì. Raramente si va avanti con cause civili, costano tanto e i litiganti sanno che alla fine ci si rimette tutti». Ma se all’avvocato si ricorre solo in casi estremi e se all’amministratore si smette di telefonare dopo la terza volta che ti ha spiegato che il “nemico” non sta violando nessuna legge e al massimo è un po’ maleducato, alla vendetta non si riununcia. Altro condominio, dimensioni medie, zona Stadio. Due famiglie l’una contro l’altra armata per questioni di panni e garage. Qualche offesa, piccole minacce, poi il fattaccio. La “vittima” e la sua famiglia partono per le vacanze di Natale e lasciano il gatto a casa dotando di chiavi un’amica che dovrebbe provvedere ad accudirlo. Ma dopo qualche giorno la porta non si apre, la serratura è piena di colla, il gatto rischia di morire di fame. Il padrone di casa torna precipitosamente dalle ferie, siamo sotto Capodanno, trovare un fabbro sarà un’impresa.
Ma anche in questo caso non ci sono strascichi giudiziari: niente prove e anche un po’ di paura perché l’altro è grande e grosso. Del resto alla guerra di condominio si viene addestrati sin da piccoli: ancora Banditella, la scena si svolge nel parcheggio. Padre e figlio sui dieci anni. Il padre consegna al figlio un biglietto, c’è scritto “stronzo”. Il bambino, diligentemente, va a posizionarlo sul vetro della piccolissima utililitaria di un pensionato che al civilissimo babbo sembra parcheggiata non abbastanza bene. Alla Leccia c’è un logorante duello che va avanti da anni: un gatto che spesso sfugge al controllo e finisce per le scale, un cane di piccola taglia ma piuttosto vivace che esce con la padrona ma a volte senza guinzaglio. Se i due animali si incontrano la scena è da cartoon ma niente in confronto agli epiteti che volano tra i proprietari dei due animali che reciprocamente si accusano delle peggiori nefandezze. In centro, Scali D’Azeglio, la lotta ruota attorno a una bicicletta. Il proprietario la mette nel portone, un vicino la rimette fuori. Quando l’ha trovata legata alle scale ha forato le gomme, il proprietario non l’ha più tolta, il clima si fa sempre più rovente.
Piccole ma brutte storie, ma anche storie divertenti, e gli amministratori avrebbero da raccontarne a centinaia. Il dottor Ezio Novellini, amministratore storico dei condomini livornesi (anche se lui è di Empoli) gestisce in pratica le beghe di migliaia di persone, riceve decine di telefonate al giorno, da Castigloncello a Stagno. «Litigano sì, ma finisce tutto lì, una pacca sualla spalla e si va a bere il caffè insieme». A scatenare ire e litigi una serie di classici: l’annaffiatura delle piante, i tappeti sbattuti, gli animali, le antenne tv, i diritti di passo, i parcheggi, i rumori molesti. E non c’è amministratore che nella sua lunga carriera non abbia ricevuto lamentele contro coppie troppo rumorose nelle loro attività sessuali. «Mi chiamò una signora anziana, disse che si trovava in difficoltrà perché quando la nipotina dormiva da lei non sapeva come spiegarle tutti quei rumori.
Io mi feci coraggio e chiamai la coppia che ovviamente mi rispose assai freddamente. I rumori continuarono e la nonna dovette lavorare di fantasia e inventare alla nipotina che tutto quel casino, compreso il letto che si muoveva, lo facevano per addormentare un bambino». Ma è così difficile per i livornesi capire le ragioni degli altri? A giudicare dall’inferno dei condomini sì. Non c’è giorno che passi senza che o carabinieri o polizia non siamo chiamati per sedare qualche lite. È vero che, in pieno stile labronico, spesso si tratta di tanto rumore per nulla e l’aggressività si sfoga tutta nelle parole e al massimo in qualche spintone. Così come nelle assemblee di condominio. Dove si litiga, si viene quasi alle mani, sulla facciata da rifare si rischia la rissa, dove ogni lavoro proposto dall’amministratore scatena dibattiti deliranti. Alla fine però anche da qui si esce tutti apparentemente d’amore e d’accordo. Salvo poi, nottetempo, consumare le proprie vendette...
Litigiosi come pochi i condomini labronici, da nord a sud, la zona fa pochissima differenza. «Ma alla fine - spiegano sia in questura sia negli uffici degli amministratori condominiali - le cose si risolvono, finisce tutto lì. Raramente si va avanti con cause civili, costano tanto e i litiganti sanno che alla fine ci si rimette tutti». Ma se all’avvocato si ricorre solo in casi estremi e se all’amministratore si smette di telefonare dopo la terza volta che ti ha spiegato che il “nemico” non sta violando nessuna legge e al massimo è un po’ maleducato, alla vendetta non si riununcia. Altro condominio, dimensioni medie, zona Stadio. Due famiglie l’una contro l’altra armata per questioni di panni e garage. Qualche offesa, piccole minacce, poi il fattaccio. La “vittima” e la sua famiglia partono per le vacanze di Natale e lasciano il gatto a casa dotando di chiavi un’amica che dovrebbe provvedere ad accudirlo. Ma dopo qualche giorno la porta non si apre, la serratura è piena di colla, il gatto rischia di morire di fame. Il padrone di casa torna precipitosamente dalle ferie, siamo sotto Capodanno, trovare un fabbro sarà un’impresa.
Ma anche in questo caso non ci sono strascichi giudiziari: niente prove e anche un po’ di paura perché l’altro è grande e grosso. Del resto alla guerra di condominio si viene addestrati sin da piccoli: ancora Banditella, la scena si svolge nel parcheggio. Padre e figlio sui dieci anni. Il padre consegna al figlio un biglietto, c’è scritto “stronzo”. Il bambino, diligentemente, va a posizionarlo sul vetro della piccolissima utililitaria di un pensionato che al civilissimo babbo sembra parcheggiata non abbastanza bene. Alla Leccia c’è un logorante duello che va avanti da anni: un gatto che spesso sfugge al controllo e finisce per le scale, un cane di piccola taglia ma piuttosto vivace che esce con la padrona ma a volte senza guinzaglio. Se i due animali si incontrano la scena è da cartoon ma niente in confronto agli epiteti che volano tra i proprietari dei due animali che reciprocamente si accusano delle peggiori nefandezze. In centro, Scali D’Azeglio, la lotta ruota attorno a una bicicletta. Il proprietario la mette nel portone, un vicino la rimette fuori. Quando l’ha trovata legata alle scale ha forato le gomme, il proprietario non l’ha più tolta, il clima si fa sempre più rovente.
Piccole ma brutte storie, ma anche storie divertenti, e gli amministratori avrebbero da raccontarne a centinaia. Il dottor Ezio Novellini, amministratore storico dei condomini livornesi (anche se lui è di Empoli) gestisce in pratica le beghe di migliaia di persone, riceve decine di telefonate al giorno, da Castigloncello a Stagno. «Litigano sì, ma finisce tutto lì, una pacca sualla spalla e si va a bere il caffè insieme». A scatenare ire e litigi una serie di classici: l’annaffiatura delle piante, i tappeti sbattuti, gli animali, le antenne tv, i diritti di passo, i parcheggi, i rumori molesti. E non c’è amministratore che nella sua lunga carriera non abbia ricevuto lamentele contro coppie troppo rumorose nelle loro attività sessuali. «Mi chiamò una signora anziana, disse che si trovava in difficoltrà perché quando la nipotina dormiva da lei non sapeva come spiegarle tutti quei rumori.
Io mi feci coraggio e chiamai la coppia che ovviamente mi rispose assai freddamente. I rumori continuarono e la nonna dovette lavorare di fantasia e inventare alla nipotina che tutto quel casino, compreso il letto che si muoveva, lo facevano per addormentare un bambino». Ma è così difficile per i livornesi capire le ragioni degli altri? A giudicare dall’inferno dei condomini sì. Non c’è giorno che passi senza che o carabinieri o polizia non siamo chiamati per sedare qualche lite. È vero che, in pieno stile labronico, spesso si tratta di tanto rumore per nulla e l’aggressività si sfoga tutta nelle parole e al massimo in qualche spintone. Così come nelle assemblee di condominio. Dove si litiga, si viene quasi alle mani, sulla facciata da rifare si rischia la rissa, dove ogni lavoro proposto dall’amministratore scatena dibattiti deliranti. Alla fine però anche da qui si esce tutti apparentemente d’amore e d’accordo. Salvo poi, nottetempo, consumare le proprie vendette...
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