Lutto
In 2000 marciano contro l’offshore
Cristiano Meoni
Invaso il cantiere e bloccata la ruspa: oggi si decidono altre iniziative
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LIVORNO. Per la Questura erano un migliaio, per gli organizzatori oltre tremila. Comunque sia un fiume di persone, all’incirca duemila, hanno marciato contro la realizzazione del rigassificatore, percorrendo chilometri a piedi dalla Guglia al cantiere a terra di Olt a Stagno. «Un successo» secondo il comitato-antioffshore, che ieri sera esultava per la prova di forza. «Se così tante persone decidono di farsi cinque chilometri a piedi in un sabato pomeriggio significa che c’è un dissenso, esprimono un movimento di cui tener conto» riassume a fine giornata Paola, una delle portavoci del comitato anti offshore. Il corteo, cominciato a Barriera Garibaldi, è terminato dentro il cantiere di Olt. Non c’è stato bisogno di forzare il cancello perchè il cancello non c’era. Una volta dentro la proprietà i più intraprendenti si sono messi a giocare a calcetto, non prima di avere “impacchettato” la ruspa. L’invasione del cantiere, di proprietà di Olt, è già costata una ventina di denunce agli attivisti del comitato. Ieri gli occupanti erano centinaia, anche famiglie con bambini.
«Fino a ieri la nostra era una scommessa, temevamo di fare un flop» ammettono quelli del Comitato. Un brivido che è resistito fino a ieri alle 15. Fino ad allora in piazza c’erano molte bandiere ma poche centinaia di manifestanti. Ma alle tre e quaranta, quando ha preso le mosse, il corteo era nutrito. In testa lo striscione «No al rigassificatore», poi un camioncino che dettava gli slogan. Quindi i movimenti, la gente comune. Infine i partiti: Verdi, Rifondazione, Città Diversa. Si accendono i fumogeni, sventolano cinquecento bandierine, gli slogan bersagliano Cosimi, Kutufà, Manacorda, Bersani. Metà del corteo è fatto di gente abituata a manifestare, gli altri no. I manifestanti sono quasi tutti di Livorno, se si eccettuano una ventina di persone venute da Pisa e altrettante da Rosignano e qualcuno dal resto della regione.
Il corteo risale l’Aurelia fino a Stagno, svolta in via Ajaccia e si ferma sotto i pini di Suese dove lo attende il presidio permanente. Sulla sinistra si stende l’area dei lavori di costruzione della centrale di connessione alla rete Snam. Il cantiere viene invaso, vengono messe le porte e improvvisata una partita di calcetto. Poi la manifestazione si scioglie. In serata concerto di Bobo Rondelli e dei Licantropi. Oggi alle 17 assemblea: probabili nuove iniziative.
«Fino a ieri la nostra era una scommessa, temevamo di fare un flop» ammettono quelli del Comitato. Un brivido che è resistito fino a ieri alle 15. Fino ad allora in piazza c’erano molte bandiere ma poche centinaia di manifestanti. Ma alle tre e quaranta, quando ha preso le mosse, il corteo era nutrito. In testa lo striscione «No al rigassificatore», poi un camioncino che dettava gli slogan. Quindi i movimenti, la gente comune. Infine i partiti: Verdi, Rifondazione, Città Diversa. Si accendono i fumogeni, sventolano cinquecento bandierine, gli slogan bersagliano Cosimi, Kutufà, Manacorda, Bersani. Metà del corteo è fatto di gente abituata a manifestare, gli altri no. I manifestanti sono quasi tutti di Livorno, se si eccettuano una ventina di persone venute da Pisa e altrettante da Rosignano e qualcuno dal resto della regione.
Il corteo risale l’Aurelia fino a Stagno, svolta in via Ajaccia e si ferma sotto i pini di Suese dove lo attende il presidio permanente. Sulla sinistra si stende l’area dei lavori di costruzione della centrale di connessione alla rete Snam. Il cantiere viene invaso, vengono messe le porte e improvvisata una partita di calcetto. Poi la manifestazione si scioglie. In serata concerto di Bobo Rondelli e dei Licantropi. Oggi alle 17 assemblea: probabili nuove iniziative.
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