Il Tirreno

Livorno

I genitori ritrattano: non ci fu nessun agguato

Pierpaolo Poggianti
I genitori ritrattano: non ci fu nessun agguato

Chiesto il patteggiamento della pena che potrebbe rimetterli presto in libertà

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Niente aggressione da parte di un gruppo di albanesi o marocchini o italiano, ma solo un terribile incidente. I genitori dei quattro piccoli rom, morti due mesi fa sotto il cavalcavia a Pian di Rota, hanno deciso di patteggiare modificando la loro versione dei fatti. Hanno, così, rinunciato alla difesa, una scelta che, dopo l'esame del Gip, dovrebbe portare alla sospensione della pena e all'interruzione delle misure cautelari.
 Questo l'esito dell'ultimo interrogatorio. Del resto, non avevano mai convinto le loro dichiarazioni riguardo a una presunto agguato imboscata fatta per ritorsione da parte di un altro gruppo etnico. E, così, a esattamente due mesi dalla tragedia, si sono decisi a cambiare la loro versione, a dire la verità raccontata già da uno dei nonni.

 Abbandono di minori. Davanti al nuovo interrogatorio del sostituto procuratore hanno ammesso che l'incendio è, con tutta probabilità, partito da una candela che era stata accesa nella baracca e che i quattro bambini erano stati lasciati incustoditi. Le accuse contro di loro, così, cambiano, scompare l'incendio colposo e rimane il solo abbandono di minore seguito da morte. La scelta di patteggiare, poi, ovvero di rinunciare alla difesa, comporterà la riduzione della pena fino a un terzo, la sua estinzione dopo cinque anni e la sospensione delle misure cautelari.
 Le donne, agli arresti domiciliari in un appartamento a Cecina messo a disposizione dall'Arci, e gli uomini, ancora detenuti nel carcere delle Sughere, potrebbero, così, in poco tempo, tornare a un regime di piena libertà.
 Dopo l'accettazione da parte della Procura, infatti, si dovrebbe arrivare, in breve alla chiusura del processo con una sospensione integrale della pena. Sempre che il giudice non decida diversamente.

 Le pene. Le richieste delle pene sono state differenziate a seconda delle responsabilità. Per gli uomini, Victor Lacatus e Menji Clopotar, sono stati chiesti un anno e quattro mesi, un periodo inferiore rispetto a quello delle donne visto che, secondo quanto ricostruito, sono stati i primi a lasciare la baracca sotto il cavalcavia. Stavano accompagnando un loro connazionale in partenza e si sono lasciati alle spalle i quattro bambini, ma anche le due donne.
 Più grave la situazione di queste due. La richiesta è stata di un anno e cinque mesi per Elena Lacatus e un anno e sei mesi per Uca Caldarar. La loro responsabilità, quindi, è stata quella di aver lasciato soli i quattro bambini.

 La ricostruzione. Secondo la ricostruzione, infatti, le due donne hanno raggiunto gli uomini abbandonando a loro stessi i minori, due dei quali sordomuti. A quel punto, è probabile che una candela utilizzata per illuminare sia caduta all'interno della baracca facendo divampare le fiamme tra materiali facilmente infiammabili come legno e plastica.
 La candela, secondo quanto raccontato, era tenuta dentro a un bicchiere e in condizioni considerate dai genitori di sicurezza. Essendoci anche del cibo, gli adulti hanno ipotizzato che possa essere urtata da qualche animale, magari un topo, entrato nella baracca.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web