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Livorno

«Siete impazziti tutti» Zeb torna all’opera contro la città decaduta

«Siete impazziti tutti» Zeb torna all’opera contro la città decaduta

LIVORNO. Ad Antignano, poco prima del ristorante "Metamare", c'è una scritta: «È vent'anni ‘he mi sembra di parla' co' muri!».

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LIVORNO. Ad Antignano, poco prima del ristorante "Metamare", c'è una scritta: «È vent'anni ‘he mi sembra di parla' co' muri!». Certo, è lui: Zeb, all'anagrafe David Fedi, classe 1966, livornese purosangue, pittore e punta di diamante della graffiti-art labronica. Un mito per più di una generazione, che lo ha amato, ammirato, che fatto di lui alimentando la leggenda di un personaggio anche un po' misterioso, il simbolo di quella parte della città che sa ridersi addosso ma anche fermarsi a riflettere.

 Coltissimo - sforna citazioni a tutto andare - per due decenni ha messo al muro ciò che pensava. E lo ha fatto così, senza sale, presentandosi senza tanti inchini, anche se il segno era inconfondibile e il talento indiscutibile. Pur con l'ironia tipica delle genti livornesi a far da cornice, per tanti anni ha urlato sul muro il suo disagio, la sua amarezza. Con l'intento di stimolare il dibattito - spesso filosofico - intorno a determinati problemi, fossero questi partoriti dalle contraddizioni della politica che dai ridicoli usi e costumi dell'"Italietta".
 La prima freddura firmata Zeb è apparsa nell'86. E nel 2006, col precitato "anniversario di Antignano", David Fedi ha spento la sua ventesima candelina d'onorata carriera. Ma oggi, come è emerso dall'intervista, appare più disilluso che mai.

 Che cos'è l'arte secondo Zeb?
 «L'arte è denuncia. Si produce arte con la disperazione e con la fede nella vita, nella bellezza. Ma adesso l'arte è impallata poiché non ha più niente di nuovo da denunciare. Oltretutto siamo in piena decadenza per via del materialismo e perciò non c'è più spazio per la spiritualità artistica. Oggi, persino nel settore dell'arte, l'arma più usata dal potere è l'indifferenza. E gli animi sensibili, è ovvio, vengono uccisi dall'indifferenza».

 Secondo lei, le scritte sui muri sono una forma d'arte?
 
«No, l'arte è un'altra cosa. Le mie scritte sono solo scritte. Servono per iniziare a discutere intorno a un determinato argomento».

 Sono quindi una forma di comunicazione?
 
«Sono una eccellente forma di comunicazione. E rompono parecchio le scatole al potere perché smuovono le coscienze».

 In questi anni c'è stato qualcuno che, come lei, ha cercato di smuovere le coscienze?
 
«No, non mi risulta. Le scritte che vedo in giro nascono dal qualunquismo, dal disfattismo, da un marcato sentimento d'impotenza. Questi giovani che scrivono sui muri sono presuntuosi e arroganti. E soprattutto sono ignoranti. Ma soltanto perché ignorano, perché non sanno. Ma non si devono sentire offesi. Se qualcuno mi dice che sono un cretino, io sono contento perché posso avere l'opportunità d'imparare qualcosa».

 Che cosa ha in cantiere?
 
«Una nuova scritta. Ve la dico in anteprima: "Voi livornesi pensate come i russi e poi vi garberebbe vivere come l'ameriàni, ma i russi son diventati peggio dell'ameriàni, l'ameriàni ‘un sanno nemmeno loro cosa sono, e allora siete impazziti tutti, e lo si vede dalla miserabile decadenza in cui vi piace vivere. Complimenti!". E ci sarà anche un post scriptum, cioè: "Vale anche per gli ignoranti di destra". Non la firmerò, si capirà chi è l'autore».

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