Gioco
Amore, tifo e rabbia: tutto scritto sui muri
Cristiana Grasso
I ragazzi che si raccontano con la bomboletta spray
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LIVORNO. Un mare di parole, qualche idea geniale, sesso & amore a volontà, tanta banalità. Sintassi spesso incerta. Volgarità, un classico. Bullismo, una novità: ossia quel tormentone «Carie Beso» che imperversa da Antignano a Shangai e non è un messaggio in spagnolo ma il demenziale accanimento contro un compagno di scuola appena sovrappeso. La politica sopravvive appena con qualche falce e martello, no al rigassificatore e persino no Tav. E anche il calcio sbiadisce sui muri. I sentimenti invece trionfano: dichiarazioni d’amore, dediche alla mamma e persino commoventi pensieri per il fidanzato che non c’è più. I muri parlano, ma c’è scritta e scritta, c’è muro e muro. E quando la città, la città giovane e notturna, si racconta con la bomboletta spray, gli adulti si dividono.
Bocciato, dal pittore Alberto Fremura ma non solo, chi lascia messaggi d’amore sulla Torre di Calafuria, e chi se ne frega se è un monumento. Bocciata anche la volgarità, stupida e invadente. Promosso, o almeno tollerato, perché strappa un sorriso, quello che al curvone impossibile della variante all’altezza del Maroccone ha buttato lì un «Puccio sterza!», dedicato a un amico che su quello svincolo malefico deve aver lasciato almeno qualche pezzetto di carrozzeria. E magari “politicamente scorretto” ma certo portato per i giochi di parole l’autore di quel «Centro donna c’esco omo» all’ingresso del Centro Donna in Largo Strozzi. Il documentario. Michele Lezza, 27 anni, documentarista, per le scritte sui muri livornesi per esempio ha una vera passione.
Non per niente a questa forma di comunicazione ha dedicato un documentario, un viaggio di muro in muro, di storia in storia. Con un occhio rivolto allo “specifico livornese”. «Perché è vero che in tutte le città si scrive sui muri - spiega - ma qui è diverso. C’è un senso dell’ironia, dell’autoironia che fa anche degli slogan politici dei piccoli testi d’autore. Un esempio? Quando c’era la questione dei Savoia qualcuno ha scritto “I savoiardi? Nel caffellatte”. Amore&Sesso. Il tema più gettonato. Ci si lascia e in via della bassata si scrive «5 mesi d’oro, una serata di merda, è finita. Allora ciao». Si frega il fidanzato a un’altra e si cancella la scritta «Kekka ti amo. Enrico» siglando con un trionfale «Ce l’ho fatta. Lida». (Banditella). E in Banditella anche un ben poco galante: «Lo faresti ammoscià anche a Rocco Siffredi». Il calcio.
Qualche slogan pro o contro Lucarelli (tipo: «Lucarelli orgoglio amaranto» ma anche, allo stadio, «Tenetevi il miliardo ne prendo 24$» e qui con il cambio c’è un po’ di confusione...) ma rispetto alle questioni di cuore e dintorni lo sport passa in secondo piano. All’Acquario le scritte sono tantissime. Tra le più poetiche una che parla di solitudine e delfini lontani dal mare. Tra le più struggenti quella per Emanuele («Gli angeli ti hanno portato via ma io ti amo. Guardami e pensami da lassù!!!»). La politica. Dietro piazza Cavour sopravvive una scritta su Berlusconi («se per ogni cazzata ti crescesse un capello saresti Cocciante»).
Qualche slogan sui muri vicino al cantiere, temi più sentiti il rigassificatore e la casa. I tag.I “tag” sono quei disegni colorati, grandi e molto elaborati, figure dal look vagamente tribale. Un cult in tutta Italia. A Livorno il maestro del genere è un ragazzo di 19 anni, Soki. I suoi tag più belli quelli di largo Bellavista, via Redi, via della Bassata.
Bocciato, dal pittore Alberto Fremura ma non solo, chi lascia messaggi d’amore sulla Torre di Calafuria, e chi se ne frega se è un monumento. Bocciata anche la volgarità, stupida e invadente. Promosso, o almeno tollerato, perché strappa un sorriso, quello che al curvone impossibile della variante all’altezza del Maroccone ha buttato lì un «Puccio sterza!», dedicato a un amico che su quello svincolo malefico deve aver lasciato almeno qualche pezzetto di carrozzeria. E magari “politicamente scorretto” ma certo portato per i giochi di parole l’autore di quel «Centro donna c’esco omo» all’ingresso del Centro Donna in Largo Strozzi. Il documentario. Michele Lezza, 27 anni, documentarista, per le scritte sui muri livornesi per esempio ha una vera passione.
Non per niente a questa forma di comunicazione ha dedicato un documentario, un viaggio di muro in muro, di storia in storia. Con un occhio rivolto allo “specifico livornese”. «Perché è vero che in tutte le città si scrive sui muri - spiega - ma qui è diverso. C’è un senso dell’ironia, dell’autoironia che fa anche degli slogan politici dei piccoli testi d’autore. Un esempio? Quando c’era la questione dei Savoia qualcuno ha scritto “I savoiardi? Nel caffellatte”. Amore&Sesso. Il tema più gettonato. Ci si lascia e in via della bassata si scrive «5 mesi d’oro, una serata di merda, è finita. Allora ciao». Si frega il fidanzato a un’altra e si cancella la scritta «Kekka ti amo. Enrico» siglando con un trionfale «Ce l’ho fatta. Lida». (Banditella). E in Banditella anche un ben poco galante: «Lo faresti ammoscià anche a Rocco Siffredi». Il calcio.
Qualche slogan pro o contro Lucarelli (tipo: «Lucarelli orgoglio amaranto» ma anche, allo stadio, «Tenetevi il miliardo ne prendo 24$» e qui con il cambio c’è un po’ di confusione...) ma rispetto alle questioni di cuore e dintorni lo sport passa in secondo piano. All’Acquario le scritte sono tantissime. Tra le più poetiche una che parla di solitudine e delfini lontani dal mare. Tra le più struggenti quella per Emanuele («Gli angeli ti hanno portato via ma io ti amo. Guardami e pensami da lassù!!!»). La politica. Dietro piazza Cavour sopravvive una scritta su Berlusconi («se per ogni cazzata ti crescesse un capello saresti Cocciante»).
Qualche slogan sui muri vicino al cantiere, temi più sentiti il rigassificatore e la casa. I tag.I “tag” sono quei disegni colorati, grandi e molto elaborati, figure dal look vagamente tribale. Un cult in tutta Italia. A Livorno il maestro del genere è un ragazzo di 19 anni, Soki. I suoi tag più belli quelli di largo Bellavista, via Redi, via della Bassata.
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