Gioco
Il fisco apre gli occhi sul mattoneCompri casa? Dichiarerai tutto
Mauro Zucchelli
Importi raddoppiati. L'Agenzia delle Entrate non avrà più le mani legate se si indica una cifra oltre il valore catastale
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Bastava dichiarare qualche manciata di euro in più del valore ufficiale secondo il catasto ed ecco che la compravendita dell’appartamento poteva stare al sicuro: il fisco aveva le mani legate e non avrebbe potuto contestare la cifra indicata nell’atto messo nero su bianco davanti al notaio. Mentre eravamo sotto l’ombrellone ferragostano l’Agenzia delle Entrate - l’ex ufficio delle tasse - ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale qualche paginetta destinata a non far dormire sonni tranquilli a chi dovrà vendere o comprare un immobile. Per adesso sembra che il governo abbia puntato gli occhi dell’agenzia fiscale intanto sui passaggi di mano di uffici, negozi e capannoni o comunque su quanto non riguarda le compravendite fra persone fisiche: la casa acquistata dalla giovane coppia in cerca di un tetto per sposarsi o dalla famiglia che si è ingrandita e ha visto aumentare le esigenze di spazio.
E tuttavia si è ben compreso che è stata voltata pagina: quando questa “rivoluzione” sarà a regime, la bussola di acquirenti e venditori nel dichiarare il prezzo non sarà più il valore catastale bensì quello ribattezzato “normale”. Determinato cioè sulla base dei dati sfornati con cadenza semestrale dall’Osservatorio del mercato immobiliare, spezzettando ogni città in sottosettori di riferimento. Per avere un’idea, ecco nella tabella qui a fianco quali sono i valori che l’Osservatorio indica sul sito web dell’Agenzia: l’ultimo aggiornamento riguarda la seconda metà dello scorso anno, è attesa per le prossime settimane la nuova versione. Le cifre parlano chiaro: praticamente gli importi raddoppiano (o anche qualcosa di più) a paragone di quanto accade oggi con i valori catastali. Le tre “fotografie” scattate: più 96% per un alloggio in zona Colline, più 126% per una villetta sul lungomare, più 136% per un bell’appartamento a S. Jacopo. Scateranno i controlli?
Non risulta che siano stati disposti, almeno per adesso, verifiche informatizzate in automatico. Del tipo: se la compravendita è al di sotto della cifra tot, ecco che ti bussa alla porta lo 007 del fisco. Semmai è da interpretare intanto come l’intenzione del fisco di riappropriarsi della facoltà di mettere il naso negli affari immobiliari, per ora fra società. Anche perché ovviamente la valutazione di mercato non può esser affidata a una zonizzazione grossolana che si limita a dividere il territorio in venti-trenta aree. Questa “rivoluzione” arriva in sordina proprio mentre il dibattito politico pubblico è incentrato sul taglio dell’Ici che entra e esce dalla redistribuzione del “tesoretto” o dalla Finanziaria prossima ventura. Nasce soprattutto da un fatto: il boom del borsino immobiliare negli ultimi anni ha fatto allontanare i valori di mercato da quelli ufficialmente dichiarati al fisco.
Ecco che la finanza pubblica a caccia di soldi mira a riacquisire introiti senza ufficialmente varare nuove tasse. Nel provvedimento n. 2007/120811 a firma del direttore dell’Agenzia delle Entrate si indicano alcuni criteri guida: a cominciare dal moltiplicatore 1,3 da applicare a abitazioni nuove e chic. Ma anche: il valore del mutuo, lo standard dei prezzi nella compravendite fra privati nella stessa zona e nello stesso periodo, le osservazioni sui costi di costruzione e le risultenza delle indagini finanziarie nel settore, i prezzi indicati al pubblico negli annunci di vendita. Sono tutti indizi che il fisco intende utilizzare per riuscire a “personalizzare” quanto più possibile la quotazione di riferimento e rilevare eventuali plateali scostamenti nella cifra dichiarata. Tali da richiamare la voglia dei funzionari del fisco di mirare i riflettori su quella compravendita.
E tuttavia si è ben compreso che è stata voltata pagina: quando questa “rivoluzione” sarà a regime, la bussola di acquirenti e venditori nel dichiarare il prezzo non sarà più il valore catastale bensì quello ribattezzato “normale”. Determinato cioè sulla base dei dati sfornati con cadenza semestrale dall’Osservatorio del mercato immobiliare, spezzettando ogni città in sottosettori di riferimento. Per avere un’idea, ecco nella tabella qui a fianco quali sono i valori che l’Osservatorio indica sul sito web dell’Agenzia: l’ultimo aggiornamento riguarda la seconda metà dello scorso anno, è attesa per le prossime settimane la nuova versione. Le cifre parlano chiaro: praticamente gli importi raddoppiano (o anche qualcosa di più) a paragone di quanto accade oggi con i valori catastali. Le tre “fotografie” scattate: più 96% per un alloggio in zona Colline, più 126% per una villetta sul lungomare, più 136% per un bell’appartamento a S. Jacopo. Scateranno i controlli?
Non risulta che siano stati disposti, almeno per adesso, verifiche informatizzate in automatico. Del tipo: se la compravendita è al di sotto della cifra tot, ecco che ti bussa alla porta lo 007 del fisco. Semmai è da interpretare intanto come l’intenzione del fisco di riappropriarsi della facoltà di mettere il naso negli affari immobiliari, per ora fra società. Anche perché ovviamente la valutazione di mercato non può esser affidata a una zonizzazione grossolana che si limita a dividere il territorio in venti-trenta aree. Questa “rivoluzione” arriva in sordina proprio mentre il dibattito politico pubblico è incentrato sul taglio dell’Ici che entra e esce dalla redistribuzione del “tesoretto” o dalla Finanziaria prossima ventura. Nasce soprattutto da un fatto: il boom del borsino immobiliare negli ultimi anni ha fatto allontanare i valori di mercato da quelli ufficialmente dichiarati al fisco.
Ecco che la finanza pubblica a caccia di soldi mira a riacquisire introiti senza ufficialmente varare nuove tasse. Nel provvedimento n. 2007/120811 a firma del direttore dell’Agenzia delle Entrate si indicano alcuni criteri guida: a cominciare dal moltiplicatore 1,3 da applicare a abitazioni nuove e chic. Ma anche: il valore del mutuo, lo standard dei prezzi nella compravendite fra privati nella stessa zona e nello stesso periodo, le osservazioni sui costi di costruzione e le risultenza delle indagini finanziarie nel settore, i prezzi indicati al pubblico negli annunci di vendita. Sono tutti indizi che il fisco intende utilizzare per riuscire a “personalizzare” quanto più possibile la quotazione di riferimento e rilevare eventuali plateali scostamenti nella cifra dichiarata. Tali da richiamare la voglia dei funzionari del fisco di mirare i riflettori su quella compravendita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
