Gioco
LIVORNO-PALERMO, 2-4
Un Livorno da incubo si fa travolgere
Sandro Lulli
◗
Vidigal in uno dei rari attacchi amarantoMiccoli-Amauri, bastano 30’ per mandare in paradiso il Palermo
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LIVORNO. Il Palermo passeggia, si allena, perfeziona gli schemi, si gode un tridente scintillante con Miccoli e Amauri e Cavani. Tanto il Livorno non c’è. E se c’è non si vede. E se si vede - quando si vede - ti si stringe il cuore. Questo è stato il debutto in casa: cinque gol a Torino con la Juve, quattro (a due) subiti con un Palermo trasformato in una sorta di Real Madrid dei tempi d’oro.
Perché il Livorno, come aveva fatto al cospetto dei bianconeri, non gioca da provinciale, non pressa, non lotta. Affronta l’avversario a viso aperto, si fa prendere sbilanciato. Già sul 2-0, maturato nei primi venti minuti, la squadra di Orsi aveva fatto capire di aver alzato la bandiera bianca. Miccoli ha ratificato il successo siglando il 3-0 con un’azione delle sue finita con un destro in corsa, imparabile per De Lucia del tutto incolpevole. Non scherziamo: il portiere - che ha sostituito Amelia, mandato in tribuna dalla società - ha effettuato ottimi interventi e se tutti avessero giocato al suo livello la partita avrebbe avuto una storia diversa.
Tra Livorno e Palermo c’è un bel divario tattico: basta fare il raffronto uomo-uomo. Il Livorno ha combinato qualcosa nella ripresa (già sotto di 4 gol) perché è stata la squadra rosanero a regalargli campo senza voler infierire ulteriormente. Però nel calcio c’è anche l’agonismo a disposizione dei meno forti: sarà bene andarlo a cercare, in qualche angolo recondito dello spogliatoio, altrimenti non ci sarà futuro.
Ci sembra inoltre che il 4-4-2 si stia mostrando inadeguato: la retroguardia non è protetta e mostra in maniera crudele la sua inefficacia nella coppia Knezevic-Galante (con Grandoni a destra) soprattutto quando s’imbatte in squadre come il Palermo che operano un calcio corto, ragionato, con scambi rapidi. Miccoli e Amauri erano imprendibili così come Cavani. Il Livorno non saliva, non produceva gioco sulle fasce perché Antonio Filippini non l’ha mai spuntata con Diana e Zaccardo, così come non l’ha mai spuntata Alvarez - il debuttante dall’inizio - prima con Capuano e poi con Pisano con un gioco evanescente.
Squadra monca, senza gioco sulle fasce quindi con 4-4-2 solo sulla carta. Squadra anche lunga perché Loviso non poteva far altro che lanciare in profondità alla ricerca di un Tristan non in forma; a scavalcare Tavano rimasto a galleggiare tra i reparti. Orsi ha richiamato l’ex empolese poco dopo la mezz’ora ma non ha fatto bene. Bene ha fatto a lanciare il «nuovo» Bogdani ma il cambio non ci è piaciuto. L’attaccante albanese ha temperamento e tecnica: promosso. Promosso anche Rossini e il Pulzetti della ripresa.
Chissà se è un bene che adesso ci sia la sosta: due settimane con questo incubo Livorno impresso nella mente sono lunghe da passare.
Perché il Livorno, come aveva fatto al cospetto dei bianconeri, non gioca da provinciale, non pressa, non lotta. Affronta l’avversario a viso aperto, si fa prendere sbilanciato. Già sul 2-0, maturato nei primi venti minuti, la squadra di Orsi aveva fatto capire di aver alzato la bandiera bianca. Miccoli ha ratificato il successo siglando il 3-0 con un’azione delle sue finita con un destro in corsa, imparabile per De Lucia del tutto incolpevole. Non scherziamo: il portiere - che ha sostituito Amelia, mandato in tribuna dalla società - ha effettuato ottimi interventi e se tutti avessero giocato al suo livello la partita avrebbe avuto una storia diversa.
Tra Livorno e Palermo c’è un bel divario tattico: basta fare il raffronto uomo-uomo. Il Livorno ha combinato qualcosa nella ripresa (già sotto di 4 gol) perché è stata la squadra rosanero a regalargli campo senza voler infierire ulteriormente. Però nel calcio c’è anche l’agonismo a disposizione dei meno forti: sarà bene andarlo a cercare, in qualche angolo recondito dello spogliatoio, altrimenti non ci sarà futuro.
Ci sembra inoltre che il 4-4-2 si stia mostrando inadeguato: la retroguardia non è protetta e mostra in maniera crudele la sua inefficacia nella coppia Knezevic-Galante (con Grandoni a destra) soprattutto quando s’imbatte in squadre come il Palermo che operano un calcio corto, ragionato, con scambi rapidi. Miccoli e Amauri erano imprendibili così come Cavani. Il Livorno non saliva, non produceva gioco sulle fasce perché Antonio Filippini non l’ha mai spuntata con Diana e Zaccardo, così come non l’ha mai spuntata Alvarez - il debuttante dall’inizio - prima con Capuano e poi con Pisano con un gioco evanescente.
Squadra monca, senza gioco sulle fasce quindi con 4-4-2 solo sulla carta. Squadra anche lunga perché Loviso non poteva far altro che lanciare in profondità alla ricerca di un Tristan non in forma; a scavalcare Tavano rimasto a galleggiare tra i reparti. Orsi ha richiamato l’ex empolese poco dopo la mezz’ora ma non ha fatto bene. Bene ha fatto a lanciare il «nuovo» Bogdani ma il cambio non ci è piaciuto. L’attaccante albanese ha temperamento e tecnica: promosso. Promosso anche Rossini e il Pulzetti della ripresa.
Chissà se è un bene che adesso ci sia la sosta: due settimane con questo incubo Livorno impresso nella mente sono lunghe da passare.
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