Gioco
Livorno-Palermo, 2-4
«Livorno poco operaio»
Alessandro Bernini
◗
Per Rossini la gioia della reteRossini scuote la squadra: «Bisogna lottare»
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LIVORNO. Colpisce due volte Fausto Rossini. In campo con il sinistro che trafigge Fontana, a fine partita con parole che trafiggono tutta la squadra. «Qui il problema è che bisogna essere una squadra operaia. Non esiste andare sul campo della Juventus e commettere solo 15 falli mentre loro ne fanno 23, poi ricevere il Palermo e non avere la giusta convinzione. Bisogna lottare, col coltello tra i denti, altrimenti non si va da nessuna parte. Secondo me il nostro problema principale è questo».
Sarà anche uno degli ultimi arrivati Rossini, ma forse ha già capito diverse cose. Sia chiaro, non che i giocatori siano usciti dal campo con la maglia asciutta e senza aver corso, ma sia a Torino che contro il Palermo è mancata un pizzico di cattiveria. Che si può tirar fuori con qualche fallo in più in mezzo al campo, con qualche tacchetto più alto in difesa, con qualche gomito più largo in attacco. Nel rispetto delle regole, e nel rispetto dei tifosi che chiedono un Livorno più guerriero. È così che ci si salva, soprattutto quest’anno. E quando Rossini dice «bisogna diventare una squadra operaia», ha ragione da vendere.
Dentro e gol. In campo al minuto 7 della ripresa, in gol dopo pochi istanti. Ma Rossini non si prende grossi meriti. «Sul 4-0 la partita era praticamente chiusa, quando sono entrato il risultato era segnato. L’ho buttata dentro ma è servito a poco. Ci abbiamo provato nel secondo tempo, abbiamo spinto, ma il Palermo alla fine ha controllato». Un gol e un colpo di testa finito fuori di poco: «Mi sto avvicinando alla rete di testa, a Torino avevo spedito il pallone troppo alto, stavolta ho sfiorato il palo...». Qualcuno prova a puntare l’indice sulla stanchezza dopo la partita infinita di mercoledì a Napoli. Rossini è ragazzo intelligente e risponde nel modo più saggio: «Mah, non credo proprio. E poi l’avete visto il Napoli? È andato a vincere 5-0 sul campo dell’Udinese. E allora come la mettiamo?».
Rossini e Bogdani. C’è poco da salvare in questa domenica maledetta. Però è piaciuto lo spirito di Rossini e Bogdani che nel secondo tempo hanno dato battaglia coi difensori del Palermo. Almeno quello. Eppure l’arrivo in extremis di Bogdani sembrava mettere in un angolino Rossini. «Quando sono arrivato a Livorno - confida Rossini - sapevo di dover fare la riserva a Cristiano Lucarelli, per cui sono arrivato per guadagnarmi il posto senza mai alzare la voce. C’è anche Bogdani? Vorrà dire che in attacco ci sono più soluzioni, per me non è un problema». Bogdani e Rossini hanno caratteristiche simili, due torri. Viene da chiedersi se possono giocare insieme. «Mi sembra che questo secondo tempo contro il Palermo abbia dato una risposta affermativa. È vero, la partita aveva già preso una piega ben precisa, però siamo stati insieme senza problemi».
Il discorso scivola su Tavano. E qui Rossini allarga le braccia: «Guarda, non conosco Tavano abbastanza per poter dare giudizi su di lui». Stagione decisiva. Proviamo a evadere dalla partita. Tanto il coltello è già abbastanza affondato sulla pelle amaranto. E allora cerchiamo di capire cosa può dare al Livorno Fausto Rossini, giocatore che ha sempre segnato poco (il suo high è 5 reti nel 2001-2002 con l’Atalanta, nelle ultime tre stagioni appena 3 reti) convivendo però con una serie infinita di infortuni. In precampionato ha fatto abbastanza bene, a Torino è rimasto inghiottito dalla scarsa capacità del Livorno di attaccare.
Fatto sta che per ora è lui l’unico attaccante del Livorno che ha segnato in campionato. «Temevo di stare fermo più a lungo dopo l’infortunio di Dimaro, invece mi sono ripreso in fretta. Adesso sto bene e spero di lasciare il mio segno in questa stagione». 29 anni già compiuti, per Rossini questa sarà una stagione decisiva.
Sarà anche uno degli ultimi arrivati Rossini, ma forse ha già capito diverse cose. Sia chiaro, non che i giocatori siano usciti dal campo con la maglia asciutta e senza aver corso, ma sia a Torino che contro il Palermo è mancata un pizzico di cattiveria. Che si può tirar fuori con qualche fallo in più in mezzo al campo, con qualche tacchetto più alto in difesa, con qualche gomito più largo in attacco. Nel rispetto delle regole, e nel rispetto dei tifosi che chiedono un Livorno più guerriero. È così che ci si salva, soprattutto quest’anno. E quando Rossini dice «bisogna diventare una squadra operaia», ha ragione da vendere.
Dentro e gol. In campo al minuto 7 della ripresa, in gol dopo pochi istanti. Ma Rossini non si prende grossi meriti. «Sul 4-0 la partita era praticamente chiusa, quando sono entrato il risultato era segnato. L’ho buttata dentro ma è servito a poco. Ci abbiamo provato nel secondo tempo, abbiamo spinto, ma il Palermo alla fine ha controllato». Un gol e un colpo di testa finito fuori di poco: «Mi sto avvicinando alla rete di testa, a Torino avevo spedito il pallone troppo alto, stavolta ho sfiorato il palo...». Qualcuno prova a puntare l’indice sulla stanchezza dopo la partita infinita di mercoledì a Napoli. Rossini è ragazzo intelligente e risponde nel modo più saggio: «Mah, non credo proprio. E poi l’avete visto il Napoli? È andato a vincere 5-0 sul campo dell’Udinese. E allora come la mettiamo?».
Rossini e Bogdani. C’è poco da salvare in questa domenica maledetta. Però è piaciuto lo spirito di Rossini e Bogdani che nel secondo tempo hanno dato battaglia coi difensori del Palermo. Almeno quello. Eppure l’arrivo in extremis di Bogdani sembrava mettere in un angolino Rossini. «Quando sono arrivato a Livorno - confida Rossini - sapevo di dover fare la riserva a Cristiano Lucarelli, per cui sono arrivato per guadagnarmi il posto senza mai alzare la voce. C’è anche Bogdani? Vorrà dire che in attacco ci sono più soluzioni, per me non è un problema». Bogdani e Rossini hanno caratteristiche simili, due torri. Viene da chiedersi se possono giocare insieme. «Mi sembra che questo secondo tempo contro il Palermo abbia dato una risposta affermativa. È vero, la partita aveva già preso una piega ben precisa, però siamo stati insieme senza problemi».
Il discorso scivola su Tavano. E qui Rossini allarga le braccia: «Guarda, non conosco Tavano abbastanza per poter dare giudizi su di lui». Stagione decisiva. Proviamo a evadere dalla partita. Tanto il coltello è già abbastanza affondato sulla pelle amaranto. E allora cerchiamo di capire cosa può dare al Livorno Fausto Rossini, giocatore che ha sempre segnato poco (il suo high è 5 reti nel 2001-2002 con l’Atalanta, nelle ultime tre stagioni appena 3 reti) convivendo però con una serie infinita di infortuni. In precampionato ha fatto abbastanza bene, a Torino è rimasto inghiottito dalla scarsa capacità del Livorno di attaccare.
Fatto sta che per ora è lui l’unico attaccante del Livorno che ha segnato in campionato. «Temevo di stare fermo più a lungo dopo l’infortunio di Dimaro, invece mi sono ripreso in fretta. Adesso sto bene e spero di lasciare il mio segno in questa stagione». 29 anni già compiuti, per Rossini questa sarà una stagione decisiva.
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