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Cinquina Juve, il Livorno cola a picco

Sandro Lulli

Amaranto in partita per 70'. Un rigore dubbio segna l'inizio del tracollo

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TORINO. L'albero bianconero, per dirla con Claudio Ranieri, mette le prime tre foglie, tenere, delicate importanti. L'acqua fresca la porta il Livorno ingenuo e buono, leggero, quasi impalpabile. Travolto nel finale da un punteggio ingeneroso - con Iaquinta e doppio Trezeguet - mentre sembrava che potesse rientrare con solo due gol al passivo, il secondo incassato con un «rigorino», molto «ino».
Mentre il primo era nato sull'asse Del Piero-Trezeguet: rete da Juve vera. Anche se la Juve attuale vera non lo è ancora. Però la tripletta di Trezegol ha mandato tutti a casa contenti. «Siamo tornati», cantavano al Comunale.

Il Livorno è rimasto in partita per una ventina di minuti, quelli iniziali, e Trezeguet già prima di dare alla Juve la prima rete della seconda repubblica bianconera non aveva realizzato soltanto per la bravura di Marco Amelia, diventato gigante dinanzi al frenetico franco-argentino. Perché la squadra di Ranieri era stata subito capace di guadagnare la trequarti senza neppure dannarsi troppo l'anima con Zanetti e Almiron, soprattutto per il tosto Nocerino. E anche perché a sinistra Nedved e Del Piero s'intendono - e s'inseriscono - che è un piacere. In partite così lo vedi da come si muovono che prima o poi ti fregano: guarda l'assist dipinto da Pinturicchio al minuto 28. Perfetto. Perfetto come lo stacco di Trezeguet, che Galante ha lasciato solo standogli davanti invece che alle spalle.

La Juve non è stata pressata in cabina di regia: laddove Pulzetti ha cercato - riuscendoci anche - di ostacolare Almiron si è visto un Loviso in difficoltà a dettare i tempi e allo stesso tempo guardare a zona Zanetti. Così come sulla destra sarebbe servita maggiore continuità.
Una continuità di gioco che ha avuto Antonio, il confermato dei Filippini, capace di rendere la vita difficile a Salihamidzic (tenuto basso al posto di Zebina, in panchina) protetto e sostenuto da un ottimo Pasquale contro il quale Nocerino s'è infranto in più d'una occasione. La sinistra, quindi, funziona. L'attacco, invece, no. Bene ha fatto Orsi a cambiare due dei peggiori all'inizio della ripresa cioè Tavano e Emanuele Filippini con Tristan e Volpe.

Un certo risveglio c'è stato perché il Livorno ha trovato profondità, ma Ranieri ha subito fatto prendere applausi a Del Piero e inserito il veloce Iaquinta. Poco dopo il classico rigore da Juve: Grandoni incollato dietro Iaquinta che cade. Gava ha indicato il dischetto facendo chiudere una partita prima del tempo che la squadra di Ranieri, pur dominando non riusciva a mettere sottochiave, nonostante quella amaranto fosse carne tenera. Orsi ha fatto debuttare Diamanti (per Rossini) e il pratese s'è subito fatto vedere.
E la Juve? Tre punti in scioltezza. E cinque gol con i tre nel finale di Iaquinta e doppio Trezeguet che hanno infierito su un Livorno scomparso dopo lo 0-2.

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di Redazione web