Il Tirreno

Livorno

Offshore, come il ministero critica... se stesso

Luciano De Majo

Battaglia sul rigassificatore: ecco il documento del capo ufficio legislativo di Pecroaro Scanio

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LIVORNO. Sette. Sette, penseranno i cattolici osservanti, come i peccati capitali. O anche come i magnifici del film western con Steve McQueen e Charles Bronson, che gli appassionati di cinema non dimenticheranno. Oppure come le leghe degli stivali magici raccontati in qualche fiaba, per vederla con gli occhi dei bambini. Sette sono quelli che il capo dell'Ufficio legislativo del Ministero dell'ambiente, il consigliere di Stato Sergio De Felice, chiama «vizi del procedimento».
Il procedimento è quello relativo all'autorizzazione dell'impianto di rigassificazione della Olt, al largo della costa fra Pisa e Livorno. E la novità è che questo documento, di cui già prima dell'inizio dell'estate si era parlato, è giunto in questi giorni nelle mani del Comitato che si oppone alla realizzazione del terminal, che ha provveduto a diffonderlo. «Anche perché - spiegano gli attivisti del Comitato - è stata un'impresa riuscire a entrare in possesso di un documento che evidentemente contiene verità scomode: perché, altrimenti, nessuno voleva darcelo?».

De Felice ha scritto, l'8 maggio scorso, una nota in risposta a una richiesta di parere sulla legittimità della procedura, che il capo di gabinetto del Ministero guidato dal verde Alfonso Pecoraro Scanio aveva chiesto il 12 aprile, per poi fornirlo all'avvocatura dello Stato nell'ambito del ricorso al Tar presentato da Edison-Solvay contro l'autorizzzazione rilasciata a Olt.
Ed ha individuato, come detto, sette carenze nell'iter autorizzatorio (elencate in dettaglio nella tabella che pubblichiamo in questa stessa pagina). «Alcune di queste - dice Maurizio Zicanu, esponente del Comitato - sono cavilli, ma ce ne sono altre la cui sostanza è fuori discussione. Ma c'è un punto che supera tutti gli altri: se col cambio di governo è cambiato il parere del Ministero dell'ambiente, significa che quella del rigassificatore è stata una scelta politica». «Una scelta politica - rincara la dose Mario Martelli - che evidentemente ha un difetto: è in contrasto con le leggi dello Stato. Non lo diciamo noi del Comitato, ma il capo dell'Ufficio legale del Ministero dell'ambiente».

Il responsabile dello staff legale di Pecoraro, che faceva parte dello stesso ufficio del Ministero anche quando era in carica il governo Berlusconi e quindi era ministro Altero Matteoli, nei fatti avanza critiche all'operato del ministero stesso. E, in particolare, ritiene che uno dei vizi sia stata anche la «omessa consultazione delle popolazioni interessate», che violerebbe la direttiva «Seveso 2», ma non è chiaro quali sarebbero queste popolazioni: quella di Livorno? Livornesi e pisani? Oppure tutti i toscani? Da segnalare anche la prima delle infrazioni contestate: l'utilizzo improprio della procedura semplificata, alla quale sarebbe «possibile ricorrere solo in caso di riutilizzazione di siti industriali». Mentre, in questo caso, il rigassificatore «è previsto in un sito marino».

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di Redazione web