Italia
Bruciati in piazza i caschi maledetti
Pierpaolo Poggianti
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Alessandro Sbolgi accende il falò dei padelliniGli amici gridano «Martina nei nostri cuori», i padellini avvampano
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LIVORNO. Sono state trecento, forse qualcosa in più, le persone che, ieri sera, si sono strette attorno alla famiglia e agli amici di Martina per il falò dei padellini. L’iniziativa era partita da Alessandro Sbolgi, il padre della ragazza che esattamente una settimana fa aveva perso la vita sul viale Italia dopo un incidente in motorino. Martina aveva sbattuto violentemente la testa sull’asfalto e il padellino, forse slacciato, non era stato in grado di proteggerla. I ragazzi sono venuti alla spicciolata in quella che loro chiamano la piazzetta rossa di Stagno per via dei mattoni colorati.
È sempre stato quello il punto dei loro ritrovi serali e lì hanno deciso di mettere un punto sul passato, bruciando i padellini e la spensieratezza degli adolescenti alla guida. Hanno cominciato prendendo a calci qualche casco, così, in un misto di rabbia e tristezza. Quell’oggetto, tutto pieno di scritte, fino alla settimana scorsa era un compagno fedele di tante scorribande, è anche un oggetto di moda, un feticcio moderno. Adesso è diventato, in pochi giorni, un ingombrante fardello, un pesante macigno di ricordi spiacevoli e soprattutto il principale accusato della scomparsa di una amica, per molti di loro semplicemente unica.
La deposizione dei caschi da parte dei ragazzi è stata un lento supplizio, una processione pagana. È stato il loro contributo a quel falò della “vanità”, la vanità di mettere un casco che non rovina i capelli e non dà l’aria dello sfigato. Alla fine erano circa trenta i padellini, uno sopra l’altro ad aspettare la loro sorte. Ad appiccare il fuoco è stato il padre di Martina che ha voluto con i ragazzi dare un segnale importante.
«Spero che da qui - ha detto - nasca una riflessione per tutti. Non lasciamoci inutilmente alle spalle questa tragedia. Per qualsiasi iniziativa che possa salvare anche una sola vita sulla strada io sarò disponibile a dare il mio contributo». Il grande coraggio della famiglia di Martina è stato sottolineato anche da Marco Gambacciani, assessore al comune di Collesalvetti al traffico. «La loro reazione - ha detto è indice di una forza indescrivibile. Davanti a loro tutta la comunità e in particolare, i giovani, stanno prendendo un grosso impegno: mai più, sulle strade, morti evitabili».
Il fuoco, poi, ha preso in attimo avvolgendo quella nera montagnola. «Nei nostri cuori, Martina nei nostri cuori». Era un coro strozzato da un grosso nodo in gola quello che ha accompagnato il rogo. Lo hanno gridato contro il cielo stellato di una vigilia di Ferragosto che forse, solo pochi giorni fa, avevano immaginato molto diversa. Magari su una spiaggia e sicuramente con Martina al loro fianco. Il “basta” ai padellini è stato ribadito anche dalla mamma di Martina. «Non fatela morire invano - ha detto - ritiriamo questi caschi dai negozi».
Al falò c’era tutta Stagno, non solo i ragazzi che la conoscevano, perché il lutto di Martina è stato un evento condiviso come raramente accade, anche dopo l’onda dell’emozione. C’erano gli adolescenti come lei, ma anche tanti genitori, qualche anziano e soprattutto bambini. Bambini che quando, fra qualche anno, avranno un motorino fra le mani, forse si ricorderanno di quel fuoco circondato dalla commozione di un paese intero. E allora non metteranno mai un “padellino”.
È sempre stato quello il punto dei loro ritrovi serali e lì hanno deciso di mettere un punto sul passato, bruciando i padellini e la spensieratezza degli adolescenti alla guida. Hanno cominciato prendendo a calci qualche casco, così, in un misto di rabbia e tristezza. Quell’oggetto, tutto pieno di scritte, fino alla settimana scorsa era un compagno fedele di tante scorribande, è anche un oggetto di moda, un feticcio moderno. Adesso è diventato, in pochi giorni, un ingombrante fardello, un pesante macigno di ricordi spiacevoli e soprattutto il principale accusato della scomparsa di una amica, per molti di loro semplicemente unica.
La deposizione dei caschi da parte dei ragazzi è stata un lento supplizio, una processione pagana. È stato il loro contributo a quel falò della “vanità”, la vanità di mettere un casco che non rovina i capelli e non dà l’aria dello sfigato. Alla fine erano circa trenta i padellini, uno sopra l’altro ad aspettare la loro sorte. Ad appiccare il fuoco è stato il padre di Martina che ha voluto con i ragazzi dare un segnale importante.
«Spero che da qui - ha detto - nasca una riflessione per tutti. Non lasciamoci inutilmente alle spalle questa tragedia. Per qualsiasi iniziativa che possa salvare anche una sola vita sulla strada io sarò disponibile a dare il mio contributo». Il grande coraggio della famiglia di Martina è stato sottolineato anche da Marco Gambacciani, assessore al comune di Collesalvetti al traffico. «La loro reazione - ha detto è indice di una forza indescrivibile. Davanti a loro tutta la comunità e in particolare, i giovani, stanno prendendo un grosso impegno: mai più, sulle strade, morti evitabili».
Il fuoco, poi, ha preso in attimo avvolgendo quella nera montagnola. «Nei nostri cuori, Martina nei nostri cuori». Era un coro strozzato da un grosso nodo in gola quello che ha accompagnato il rogo. Lo hanno gridato contro il cielo stellato di una vigilia di Ferragosto che forse, solo pochi giorni fa, avevano immaginato molto diversa. Magari su una spiaggia e sicuramente con Martina al loro fianco. Il “basta” ai padellini è stato ribadito anche dalla mamma di Martina. «Non fatela morire invano - ha detto - ritiriamo questi caschi dai negozi».
Al falò c’era tutta Stagno, non solo i ragazzi che la conoscevano, perché il lutto di Martina è stato un evento condiviso come raramente accade, anche dopo l’onda dell’emozione. C’erano gli adolescenti come lei, ma anche tanti genitori, qualche anziano e soprattutto bambini. Bambini che quando, fra qualche anno, avranno un motorino fra le mani, forse si ricorderanno di quel fuoco circondato dalla commozione di un paese intero. E allora non metteranno mai un “padellino”.
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