Sicurezza
«Vestiteli bene, fate un bel funerale»
Luciano De Majo
«Ho visto le fiamme, ho sperato che ce la facessero». Incontro in carcere con il consigliere Lupi
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LIVORNO. «Vedevo quelle fiamme altissime e pensavo che i miei figli ce l’avessero fatta a mettersi in salvo». Fra i singhiozzi, Mengi Clopotar, il padre di Eva, Danci e Mengi, ha confessato a Mario Lupi, capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, ciò che aveva nel cuore nell’assistere al rogo che ha distrutto l’accampamento rom di Pian di Rota. Lupi ha visitato il carcere delle Sughere ieri mattina, parlando anche con il secondo dei due padri in stato di fermo, Victor Lacatus, il quale gli ha raccontato che un mese fa era stato ricoverato a Pisa, all’ospedale di Cisanello a seguito della rissa che un mese fa scoppiò fra un gruppo di livornesi e alcuni rumeni nella zona della stazione. Nessuno di loro due, però, ha detto che l’incendio è stato frutto di un’aggressione.
L’esponente del Sole che ride ha spiegato che le persone fermate si trovano «in celle singole di isolamento e non potranno incontrarsi tra loro almeno fino a quando si celebrerà l’udienza di convalida del fermo». «Mengi - ha detto Lupi - si è raccomandato che i suoi figli siano vestiti bene e che abbiano un funerale dignitoso. Ha pianto per quasi tutto il tempo del nostro incontro».
Conferme importanti. Ciò che è stato detto a Lupi, comunque, dimostrerebbe la giustezza della direzione imboccata dall’indagine: dicendo di aver sperato che i suoi figli fossero riusciti a scappare, il padre ha fornito una conferma indiretta all’ipotesi secondo la quale i genitori erano assenti al momento dello scoppiare dell’incendio. E anche il sopralluogo effettuato ieri pomeriggio da vigili del fuoco e polizia scientifica in Pian di Rota ha fornito ulteriori elementi di conforto alla linea della Procura, anche se i rom che vivono a Pisa, al Cep, ripetono di essere stati aggrediti. La ricerca di tracce di liquidi infiammabili, effettuata grazie a attrezzature sofisticatissime dei vigili del fuoco, avrebbe dato esito negativo. I vigili hanno lavorato utilizzando un rilevatore di sostanze volatili anche in bassissime dosi, cercando anche di individuare il punto esatto da dove le fiamme sono partite, all’interno delle baracche che ospitavano le famiglie rom. A lungo si sono soffermati nella zona dove sono stati trovati i corpi dei bambini ammassati. Quasi sicuramente, alcuni campioni saranno analizzati nei laboratori della Polizia scientifica di Roma.
Autopsie lunghe. L’autopsia sui corpi di Eva, Mengi, Danci e Tutsa, frattanto, ieri pomeriggio è soltanto iniziata. Andrà avanti, così dicono gli inquirenti, anche oltre Ferragosto, segno della oggettiva difficoltà dei medici legali Luigi Papi e Alessandro Bassi Luciani a lavorare su questi corpi resi quasi informi dalle fiamme, e dei numerosi rilievi che debbono essere fatti su richiesta del magistrato. Ieri, il sostituto procuratore Antonio Giaconi ha affidato alla biologa genetista Isabella Spinelli il compito di effettuare l’esame del dna sulle vittime, esame che è stato disposto anche per i parenti dei bambini per poter verificare l’effettiva genitorialità delle persone che sono state fermate. Il magistrato che coordina l’indagine ha deciso di effettuare anche accertamenti radiologici, con il proposito di stabilire con esattezza anche l’età dei bambini.
Oggi la convalida. Stamani, invece, al carcere delle Sughere arriverà il giudice per le indagini preliminari del tribunale livornese Rinaldo Merani, che dovrà rispondere sulla richiesta di convalida di fermo e di custodia cautelare in carcere dei quattro, avanzata dal sostituto procuratore.
I genitori saranno assistiti dall’avvocato pisano Andrea Callaioli, che è stato procurato loro dall’associazione di volontariato «Africa insieme», che conosce i familiari dei fermati che vivono a Pisa. Con ogni probabilità, il legale cercherà di ottenere la scarcerazione dei quattro, sperando che il giudice opti per gli arresti domiciliari. Prima, però, dovrà cercare di convincerli a accettare quella sistemazione che il Comune di Livorno aveva offerto loro fin da sabato sera, in modo tale da attenuare il più possibile il pericolo di fuga.
L’esponente del Sole che ride ha spiegato che le persone fermate si trovano «in celle singole di isolamento e non potranno incontrarsi tra loro almeno fino a quando si celebrerà l’udienza di convalida del fermo». «Mengi - ha detto Lupi - si è raccomandato che i suoi figli siano vestiti bene e che abbiano un funerale dignitoso. Ha pianto per quasi tutto il tempo del nostro incontro».
Conferme importanti. Ciò che è stato detto a Lupi, comunque, dimostrerebbe la giustezza della direzione imboccata dall’indagine: dicendo di aver sperato che i suoi figli fossero riusciti a scappare, il padre ha fornito una conferma indiretta all’ipotesi secondo la quale i genitori erano assenti al momento dello scoppiare dell’incendio. E anche il sopralluogo effettuato ieri pomeriggio da vigili del fuoco e polizia scientifica in Pian di Rota ha fornito ulteriori elementi di conforto alla linea della Procura, anche se i rom che vivono a Pisa, al Cep, ripetono di essere stati aggrediti. La ricerca di tracce di liquidi infiammabili, effettuata grazie a attrezzature sofisticatissime dei vigili del fuoco, avrebbe dato esito negativo. I vigili hanno lavorato utilizzando un rilevatore di sostanze volatili anche in bassissime dosi, cercando anche di individuare il punto esatto da dove le fiamme sono partite, all’interno delle baracche che ospitavano le famiglie rom. A lungo si sono soffermati nella zona dove sono stati trovati i corpi dei bambini ammassati. Quasi sicuramente, alcuni campioni saranno analizzati nei laboratori della Polizia scientifica di Roma.
Autopsie lunghe. L’autopsia sui corpi di Eva, Mengi, Danci e Tutsa, frattanto, ieri pomeriggio è soltanto iniziata. Andrà avanti, così dicono gli inquirenti, anche oltre Ferragosto, segno della oggettiva difficoltà dei medici legali Luigi Papi e Alessandro Bassi Luciani a lavorare su questi corpi resi quasi informi dalle fiamme, e dei numerosi rilievi che debbono essere fatti su richiesta del magistrato. Ieri, il sostituto procuratore Antonio Giaconi ha affidato alla biologa genetista Isabella Spinelli il compito di effettuare l’esame del dna sulle vittime, esame che è stato disposto anche per i parenti dei bambini per poter verificare l’effettiva genitorialità delle persone che sono state fermate. Il magistrato che coordina l’indagine ha deciso di effettuare anche accertamenti radiologici, con il proposito di stabilire con esattezza anche l’età dei bambini.
Oggi la convalida. Stamani, invece, al carcere delle Sughere arriverà il giudice per le indagini preliminari del tribunale livornese Rinaldo Merani, che dovrà rispondere sulla richiesta di convalida di fermo e di custodia cautelare in carcere dei quattro, avanzata dal sostituto procuratore.
I genitori saranno assistiti dall’avvocato pisano Andrea Callaioli, che è stato procurato loro dall’associazione di volontariato «Africa insieme», che conosce i familiari dei fermati che vivono a Pisa. Con ogni probabilità, il legale cercherà di ottenere la scarcerazione dei quattro, sperando che il giudice opti per gli arresti domiciliari. Prima, però, dovrà cercare di convincerli a accettare quella sistemazione che il Comune di Livorno aveva offerto loro fin da sabato sera, in modo tale da attenuare il più possibile il pericolo di fuga.
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