Il Tirreno

Livorno

Gli scogli più sporchi sono a Calafuria

Pierfrancesco Pontecorvo

Bene Vaschette e Sassoscritto. Troppi rifiuti sulle discese a mare

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LIVORNO. Calette splendide, acqua cristallina, ma anche sporcizia e incuria. Due facce della stessa medaglia. La situazione sul tratto di costa che da Sassoscritto scende a Calafuria non è molto diversa da quella incontrata più a sud. Le discese a mare, in particolare, sono quasi ovunque una discarica. E sugli scogli il problema sono le cicche di sigarette. Colpa dei soliti incivili, certo, ma non si può lasciare che siano le libecciate a fare pulizia. Va meglio per la sicurezza: chi sceglie questo tratto di mare è consapevole di affrontare sentieri più o meno scoscesi. La segnaletica, che localmente deve essere migliorata, aiuta a decidere dove scendere. Alcune discese dovrebbero essere riqualificate. Aggiustare gli scalini crollati e agevolare il cammino con dei passamano a beneficio di bambini e anziani, non sono opere particolarmente costose. Problemi anche per i pedoni. In questo tratto di strada, noto per la sua pericolosità, le strisce pedonali sono un miraggio. Disegnarle, almeno alle fermate del pullman, è necessario.

CALAFURIA
Per chi arriva a Calafuria, i problemi cominciano quando si scende dal pullman. Senza strisce pedonali, attraversare la strada è un’impresa possibile solo grazie alla gentilezza di qualche automobilista. La pulizia, poi, lascia molto a desiderare. Sotto alla torre, oltre ai soliti rifiuti, è necessario l’intervento del Comune per rimuovere alcuni pericolosi pezzi di ferro arrugginiti, resti di una vecchia recinzione che separava la discesa a mare dal basamento del ponte. Anche un bambino potrebbe arrivarci. Dove la bocciatura è inevitabile è poco più a sud. Gli scogli piatti di Calafuria, da non confondersi con quelli del Boccale, sono in una situazione a dir poco vergognosa: il voto medio di chi abbiamo intervistato non supera il 2. Il sentiero che porta a mare è costellato di bottiglie, sacchetti dell’immondizia, anche assorbenti e lattine di omogeneizzati per i bimbi: evidentemente anche gli incivili tengono famiglia. Qui, a differenza di altre zone, i raccoglitori di rifiuti sono solo in cima alla strada. E se nelle altre calette la sporcizia si ferma sulle discese, in questa arriva anche sugli scogli. Il primo mare che salta agli occhi è la distesa di cicche di sigarette lasciate in ogni angolo e in acqua.

SASSOSCRITTO
Particolarmente selvagge e difficili da raggiungere, le calette di Sassoscritto sono piccole oasi per gli amanti dell’abbronzatura integrale. La segnaletica avverte chiaramente che per scendere sugli scogli bisogna affrontare un sentiero impegnativo, ma gli scalini resistono bene e anche la sporcizia, che pure è presente, è minore rispetto a zone più frequentate. Unica nota negativa, dal punto di vista della pulizia, è una chiazza di schiumetta che ha stazionato in mare nei due giorni in cui l’abbiamo visitata. Evidentemente le correnti favoriscono l’accumulo di acqua sporca: un problema segnalato anche da alcuni bagnanti. Nudisti, ma non solo. E il caso del signor Ilario, che frequenta Sassoscritto per poter far scorazzare il suo cane tra gli scogli. «La mia è una scelta obbligata perchè da altre parti Arnold non sarebbe accettato - dice - però non tutto il male viene per nuocere: poca gente vuol dire anche poco sporco». Stesso discorso nella vicina zona di Punta Corbara, dove oltre agli scogli anche la discesa a mare si segnala per la sua pulizia. Peccato non sia ben segnalata: il cartello è nascosto tra i cespugli, e vederlo dalla strada è praticamente impossibile.

LE VASCHETTE
Come Sassoscritto, anche Le Vaschette si segnalano per un buon livello di pulizia degli scogli. In questo caso, però, la discesa a mare non è all’altezza della sufficienza. Sacchetti di rifiuti, cartacce, addirittura deiezioni umane, accompagnano chi percorre il sentiero che porta al mare. Uno scenario del tutto simile si vede nella discesa a mare di Punta Pacchiano, pochi metri più a sud, dove in ogni cespuglio «fioriscono» bottiglie di plastica. Da rivedere anche la segnaletica: la discesa è definita di difficoltà bassa per la presenza degli scalini di legno. Eppure, rispetto ad altri sentieri indicati come rischiosi, è anche più impegnativa visto che i gradini si interrompono a metà lasciando il posto ad una piccola arrampicata sugli scogli. Mezzo punto in meno della sufficienza, dunque, anche per quanto riguarda la sicurezza. Per arrivare al fatidico «6» dovrebbero essere sostituiti gli immancabili scalini rotti che, oltre ad essere pericolosi, sono anche un segnale di incuria. Buona, invece, la pulizia della caletta. Peccato solo per piccole tracce di catrame rimaste appiccicate sugli scogli, un «ricordino» tutt’altro che piacevole lasciato quest’inverno dalla nave Chemstar Eagle.

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di Redazione web