Il Tirreno

Livorno

Poerio: "Ora cominciamo per davvero"

Alessandro Guarducci e Luciano De Majo
Il plastico che riproduce il progetto<br>per trasformare l'area del Cantiere
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Il plastico che riproduce il progetto
per trasformare l'area del Cantiere

La nautica ha un grande mercato, e c’è lavoro per le ditte livornesi. Ma devono fare un salto di qualità

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«E adesso diamoci tutti quanti appuntamento fra quattro-cinque anni. Noi ci crediamo e siamo convinti che potremo superare tutte le piccole difficoltà che ancora dobbiamo risolvere». Vincenzo Poerio, amministratore delegato del gruppo Azimut Benetti, è il solito mostro di concretezza. Il giorno dopo la firma di Roma dice, sì, che l’accordo è un fatto importante. Ma avverte subito dopo: «A me piace pensare che l’aspetto importante è che ora si comincia davvero». «Operatività» è la parola che il manager di casa Azimut usa più spesso e, soprattutto, più volentieri. Quasi a voler riaffermare che anche questo importante accordo fa ormai parte del passato e che d’ora in avanti lo sguardo è proiettato in avanti, con la comprensibile smania del «fare», possibilmente in fretta. E’ il momento buono, ancora una volta, per richiamare la città, con particolare riferimento al mondo imprenditoriale, alle proprie responsabilità. La più importante, forse, è quella di non perdere l'occasione che adesso si apre.

«Anche Livorno deve cambiare - dice Poerio - E’ una questione di mentalità. Noi facciamo un mestiere che oggi ha un grande mercato e che può dare lavoro alle imprese livornesi e ai lavoratori livornesi. Oggi sono poche, in futuro potranno essere di più. Noi non abbiamo niente in contrario, anzi. Ma servono aziende, e questo lo abbiamo detto più volte, disposte anch’esse a compiere un salto di qualità». In prospettiva, fa anche capolino un processo di stabilizzazione del lavoro, un ripensamento della filiera degli appalti. «La frammentazione degli appalti ha un senso - spiega l’amministratore di Azimut - se è funzionale alle professionalità e alle competenze che si cercano, non al numero delle ditte».

Per quanto riguarda la Porta a mare, il timore che l’azienda esprime riguarda la definizione delle partite che toccano i rapporti con le strutture militari che devono essere delocalizzate. Ma anche su questo fronte Poerio fa prevalere, almeno nell’occasione dell’incontro con i rappresentanti istituzionali per commentare la firma dell’accordo di programma, la sua carica di ottimismo: «Sono convinto che ce la faremo, anche se ho presente il rischio dei rallentamenti che queste operazioni possono comportare. E so perfettamente quanto sia difficile il lavoro che debbono compiere le amministrazioni pubbliche. Insieme, però, collaboreremo come abbiamo fatto finora. Perché in gioco c’è anche l’interesse della città».

Il primo lavoro che Azimut eseguirà (è di ieri mattina l’accordo che da il via all’operazione) è la costruzione di quella che Poerio chiama «la stecca» di piccoli fondi che dovranno ospitare attività artigianali legate alla nautica. E’ una partita che rientra nella parte industriale, e che quindi non passa dall’attività della Stu Porta a mare.

Ma ciò che interessa maggiormente al gruppo guidato dal presidente Paolo Vitelli è il consolidamento e la crescita dell’attività industriale del cantiere che costruisce navi di lusso. «Oggi produciamo yacht che consegneremo nel 2011 - precisa Poerio - e abbiamo un cantiere nel quale ogni giorno entrano, fra dipendenti diretti e lavoratori dell’indotto, dalle 900 alle 1000 persone. Il motto che abbiamo fatto nostro è sempre il solito: servire bene i nostri clienti. Insomma, vogliamo e dobbiamo diventare sempre più bravi. E’ per questo che abbiamo assoluto bisogno di una crescita professionale costante da parte dei nostri lavoratori. Serve una formazione di alto livello, una formazione vera, che possa essere fatta anche sul campo e proceda di pari passo con il lavoro. E’ di questo che parliamo quando diciamo che vogliamo avere lo sguardo lungo, proiettato davvero nel futuro. Vogliamo guardare oltre il 2011...»

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