Gioco
Palazzo Chigi benedice la Porta a mare: i lavori possono partire
Alessandro Guarducci
Firmato l’accordo di programma. La trasformazione urbana sarà portata a termine in cinque anni. Decolla il porto turistico
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ROMA. Terzo piano di Palazzo Chigi. Sala Verde. L’incontro presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, è cominciato da poco più di un’ora: il tempo necessario a Bruno Picchi, Paolo Vitelli, Alessandro Cosimi e Giorgio Kutufà (rigorosamente in ordine di apparizione) di illustrare il progetto “Porta a mare”.
Il futuro in 11 pagine. Poi, alle 16,10 in punto, i rappresentanti di sedici istituzioni tra ministeri, enti locali e forze dell’ordine sottoscrivono “l’accordo di programma per lo sviluppo e la trasformazione urbanistica dell’ex Cantiere Navale Fratelli Orlando e delle aree portuali limitrofe”: una firma storica, o quasi, perché mette la parola fine a un percorso (a ostacoli) durato quasi cinque anni e perché è destinato ad aprire una nuova era per Livorno. In quel documento di sole undici pagine (accompagnato però da un cospicuo numero di allegati) - corretto, rivisto ed esamininato fin nei minimi dettagli - sono infatti tracciate le linee generali di sviluppo di una porzione importante della città: salvaguardia della tradizione cantieristica, adeguandola alle attuali esigenze del mercato della nautica da diporto; riqualificazione e adeguamento tecnico-funzionale del porto mediceo, con la realizzazione di un porto turistico (naturale completamento dell’industria cantieristica e attrattore del turismo correlato alla nautica); trasformazione urbana delle aree non industriali del cantiere, in accordo a quanto previsto nel piano particolareggiato approvato dal consiglio comunale di Livorno il 14 ottobre 2003, in cui sono previste diverse destinazioni tra cui quelle residenziali, turistico-ricettive, commerciali e artigianali.
Sviluppo e lavoro. Quanto basta perché il sindaco sottolineasse, all’uscita da Palazzo Chigi, «che questo accordo è importante perché stabilizza l’occupazione e proietta nel mediterraneo la città di Livorno, sia a livello industriale che turistico». Giudizio condiviso dal sottosegretario Enrico Letta: «Si prevede che dal recupero e dalla riqualificazione del cantiere navale Orlando si possano creare oltre 600 nuovi posti di lavoro».
L’ok di Palazzo Chigi. E infatti, in una nota diffusa da Palazzo Chigi subito dopo la riunione, si legge che «l’accordo siglato oggi (ieri, ndr), mira a garantire un coordinamento tra le amministrazioni, centrali e locali, e i privati che hanno acquisito gli immobili dell’ex cantiere, affinchè venga realizzata quanto prima la trasformazione urbanistica e la riqualificazione dell’intera area portuale di Livorno. Il Porto Mediceo sarà adeguato e potenziato per l’accoglienza turistica e le aree dismesse dell’ex cantiere Orlando diventeranno un centro attrezzato per la nautica e per i servizi, con parti destinate alla residenza e alle attrezzature ricettive. Le risorse finanziarie sono già disponibili e provengono sia dai privati (110 milioni di euro) sia dall’Autorità portuale competente, per 35 milioni di euro».
Servitù delocalizzate. Sono molte le questioni affrontate nel protocollo, a conferma della complessità del lavoro svolto in questi anni: le aree demaniali presenti nelle aree interessate dalla trasformazione urbana; le modalità per la realizzazione del porto turistico nel Mediceo, tenendo conto delle diverse competenze coinvolte nell’operazione, e gli impegni necessari alla delocalizzazione delle diverse servitù militari presenti (delocalizzazione locali dei fanalisti, immobili della polizia portuale, etc.).
Riparazioni salve. Rispetto alle attività industriali è stato sottolineata, in particolare, la necessità del mantenimento delle attività di riparazione di navi (la famosa “terza gamba” del cantiere). Anche se la questione non è ancora definita completamente. «In merito allo specifico problema dei bacini di carenaggio - si legge nel documento - sul quale è in corso una valutazione di natura tecnico-funzionale, si rende necessario affrontare l’argomento in rapporto con le amministrazioni centrali competenti per le relative decisioni».
Le barche dove vanno? Non è ancora chiaro dove andranno le barche dei circoli, che temporaneamente sono state accolte alla banchina numero 75. Nell’accordo di programma, comunque, è segnalato che l’amministrazione comunale, in rapporto con l’Autorità Portuale, ha dato luogo «allo studio della delocalizzazione dei natanti presenti nelle aree e specchi d’acqua interessati dall’operazione».
Il futuro in 11 pagine. Poi, alle 16,10 in punto, i rappresentanti di sedici istituzioni tra ministeri, enti locali e forze dell’ordine sottoscrivono “l’accordo di programma per lo sviluppo e la trasformazione urbanistica dell’ex Cantiere Navale Fratelli Orlando e delle aree portuali limitrofe”: una firma storica, o quasi, perché mette la parola fine a un percorso (a ostacoli) durato quasi cinque anni e perché è destinato ad aprire una nuova era per Livorno. In quel documento di sole undici pagine (accompagnato però da un cospicuo numero di allegati) - corretto, rivisto ed esamininato fin nei minimi dettagli - sono infatti tracciate le linee generali di sviluppo di una porzione importante della città: salvaguardia della tradizione cantieristica, adeguandola alle attuali esigenze del mercato della nautica da diporto; riqualificazione e adeguamento tecnico-funzionale del porto mediceo, con la realizzazione di un porto turistico (naturale completamento dell’industria cantieristica e attrattore del turismo correlato alla nautica); trasformazione urbana delle aree non industriali del cantiere, in accordo a quanto previsto nel piano particolareggiato approvato dal consiglio comunale di Livorno il 14 ottobre 2003, in cui sono previste diverse destinazioni tra cui quelle residenziali, turistico-ricettive, commerciali e artigianali.
Sviluppo e lavoro. Quanto basta perché il sindaco sottolineasse, all’uscita da Palazzo Chigi, «che questo accordo è importante perché stabilizza l’occupazione e proietta nel mediterraneo la città di Livorno, sia a livello industriale che turistico». Giudizio condiviso dal sottosegretario Enrico Letta: «Si prevede che dal recupero e dalla riqualificazione del cantiere navale Orlando si possano creare oltre 600 nuovi posti di lavoro».
L’ok di Palazzo Chigi. E infatti, in una nota diffusa da Palazzo Chigi subito dopo la riunione, si legge che «l’accordo siglato oggi (ieri, ndr), mira a garantire un coordinamento tra le amministrazioni, centrali e locali, e i privati che hanno acquisito gli immobili dell’ex cantiere, affinchè venga realizzata quanto prima la trasformazione urbanistica e la riqualificazione dell’intera area portuale di Livorno. Il Porto Mediceo sarà adeguato e potenziato per l’accoglienza turistica e le aree dismesse dell’ex cantiere Orlando diventeranno un centro attrezzato per la nautica e per i servizi, con parti destinate alla residenza e alle attrezzature ricettive. Le risorse finanziarie sono già disponibili e provengono sia dai privati (110 milioni di euro) sia dall’Autorità portuale competente, per 35 milioni di euro».
Servitù delocalizzate. Sono molte le questioni affrontate nel protocollo, a conferma della complessità del lavoro svolto in questi anni: le aree demaniali presenti nelle aree interessate dalla trasformazione urbana; le modalità per la realizzazione del porto turistico nel Mediceo, tenendo conto delle diverse competenze coinvolte nell’operazione, e gli impegni necessari alla delocalizzazione delle diverse servitù militari presenti (delocalizzazione locali dei fanalisti, immobili della polizia portuale, etc.).
Riparazioni salve. Rispetto alle attività industriali è stato sottolineata, in particolare, la necessità del mantenimento delle attività di riparazione di navi (la famosa “terza gamba” del cantiere). Anche se la questione non è ancora definita completamente. «In merito allo specifico problema dei bacini di carenaggio - si legge nel documento - sul quale è in corso una valutazione di natura tecnico-funzionale, si rende necessario affrontare l’argomento in rapporto con le amministrazioni centrali competenti per le relative decisioni».
Le barche dove vanno? Non è ancora chiaro dove andranno le barche dei circoli, che temporaneamente sono state accolte alla banchina numero 75. Nell’accordo di programma, comunque, è segnalato che l’amministrazione comunale, in rapporto con l’Autorità Portuale, ha dato luogo «allo studio della delocalizzazione dei natanti presenti nelle aree e specchi d’acqua interessati dall’operazione».
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