Il Tirreno

Livorno

Le «barchette» verso la Bellana

Alessandro Guarducci e Luciano De Majo

Roberto Piccini (Autorità portuale): «La città ha dato il porto Mediceo, ora sia valorizzato»

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LIVORNO. Dei 55 milioni di euro di investimenti pubblici attivati dal progetto della Porta a mare, 35 arrivano dall’Autorità Portuale. Serviranno prima di tutto alla realizzazione del canale, forse l’opera che più di ogni altra colpisce l’immaginazione visto che unirà la Bellana alla Darsena del Cantiere consentendo alle barche che attualmente sono ormeggiate nei fossi medicei di trovare lo sbocco per il mare aperto. Ma in virtù di quel gruzzolo, Azimut avrà lo ship-lift, ovvero la gru capace di movimentare i blocchi che andranno a comporre i megayacht in costruzione.

E un’altra parte di quelle risorse servirà per delocalizzare le strutture della polizia portuale, dei fanalisti e delle altre sedi di organi di servizio, essenziali per l’attività del porto, che trovano spazio attualmente nell’area destinata a trasformazione urbana. «Ma c’è di più - dice Roberto Piccini, presidente dell’Autorità portuale - perché con questa operazione noi, di fatto, mettiamo a disposizione una serie di strutture che potevano essere anche dedicate ad altre attività, per esempio al porto delle crociere. Si tratta di investimenti da cui ci attendiamo anche ritorni in termini economici e di lavoro, per la città». Il riferimento, ovvio, è al porto Mediceo, che rappresenta un biglietto da visita della città e che viene destinato a «una intrapresa che guarda a un’attività nuova: ora può essere valorizzato al meglio».

E pensare, continua Piccini, che in un quadro nel quale il nostro porto «riprende a marciare spedito», proprio le crociere rischiano di rappresentare una nota dolente. «Noi sfondiamo - dice il presidente dell’authority - nei traffici commerciali, nelle autostrade del mare, e anche per quanto riguarda la movimentzione di contenitori abbiamo registrato nei primi sei mesi del 2007 un +10%, dato di poco superiore, a La Spezia e a Genova. La nautica è un settore molto vivace, e Livorno ha tutte le caratteristiche per diventare polo internazionale per manutenzione e rimessaggio di yacht. Soffriamo, invece, sul fronte delle crociere: per fare un esempio, siamo stati costretti a dire di no a una nave che domani (oggi, ndr) voleva attraccare: stiamo parlando di una nave di 300 metri, e non abbiamo spazio sufficiente...».

Poi c’è la questione del «popolo delle barchette», cioè dei tanti livornesi che hanno una barca nel Mediceo e che adesso dovranno trovare un’altra collocazione per il loro natante. L’accordo di Roma prevece che l’authority si faccia carico del problema nell’attesa che sia il Comune a trovare una soluzione definitiva. «Noi provvederemo ad assegnare in via temporanea - dice Piccini - ai concessionari la banchina 75», ovvero quella che una volta era la banchina d’allestimento del Cantiere, alle spalle dei vecchi capannoni della Lega Navale.

Nel frattempo, l’amministrazione comunale studierà il progetto per porre rimedio, una volta per tutte, alla situazione. «Al momento - dice l’assessore Bruno Picchi - non abbiamo ancora il quadro conoscitivo dei posti barca complessivi. Una volta che l’avremo, e che avremo preso la decisione, nel giro di due anni la partita sarà chiusa». Le barche dei circoli - si stima che nel Mediceo ce ne siano 600 - potrebbero finire alla Bellana, ma nessuno lo conferma. Neppure il sindaco Cosimi. Dice soltanto: «Al momento non escludo niente», ma non accenna né alla Bellana, che secondo gli osservatori più esperti sarebbe l’ipotesi privilegiata, né ad altro specchio d’acqua.

Piccini si sofferma anche sul futuro delle riparazioni navali. Parla dell’utilizzo del bacino in muratura «da concordare in funzione delle navi che a Livorno si costruiscono» e insiste sulla prospettiva che potrà avere il bacino galleggiante. L’esperienza storica dei riparatori navali, insomma, assicurano le istituzioni, non solo non si esaurirà, ma potrà conoscere un nuovo sviluppo, se potrà contare su imprese pronte a misurarsi con le sfide della competizione globale, in grado cioè di presentare proposte industriali di una certa credibilità.

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