Il Tirreno

Livorno

"Ecco la nostra Porta a mare"

Alessandro Guarducci e Luciano De Majo

Cosimi: «Porterà nuovo lavoro: puntiamo a un Cantiere sopra i 1000 addetti». Kutufà: "E' finita l'era dell'assistenzialismo"

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Tira fuori dal cilindro della memoria un ricordo da studente di liceo classico, il sindaco Alessandro Cosimi. Prende in prestito il concetto di «monade» da Gottfried Leibniz, grande filosofo tedesco di fine ’600, per provare a spargere un po’ di serenità sul futuro dell’area del Cantiere: «Non abbiamo alcun interesse a veder costruire un quartiere da ricchi, quasi fosse una monade leibniziana, staccata dal contesto che le sta intorno».

La soddisfazione del sindaco è evidente. Non solo per le cifre che l’accordo mette sul tavolo: 160 milioni di euro di investimenti privati e 55 milioni di investimenti pubblici, fra strade, infrastrutture di vario genere e realizzazione del canale che taglierà in due l’area del vecchio Cantiere sbucando alla Bellana. Cosimi parla di «un lavoro che ha guardato non solo alla parte urbanistica, ma anche e soprattutto alla strutturazione del lavoro».

Ed è questo il primo obiettivo che Cosimi squaderna: «Puntiamo a un Cantiere che torni sopra i 1000 addetti». L’auspicio, invece, riguarda ciò che avverrà d’ora in avanti. Protocolli e accordi da firmare non ce ne sono più, adesso serve la determinazione per realizzare tutto quello che deve essere fatto nei tempi previsti. «Non so dire - ecco un’altra considerazione di Cosimi - se questa sia una svolta storica, come da qualche parte si legge. Però so che siamo arrivati alla fine di un lavoro estremamente serio e che si apre la fase delle realizzazioni. Io spero che si possa proseguire con questo spirito».

Giorgio Kutufà, presidente della Provincia, insiste sulla dimensione globale che questo accordo attribuisce alla scommessa che la città ha giocato sulla Porta a mare. «E’ un’operazione - dice - che proietta Livorno nella competizione internazionale. Noi abbiamo tutte le carte in regola per vincere una sfida importante: prosegue l’attività cantieristica, in un settore induistriale importante qual è quello della nautica. In più, una importante porzione di città sarà riqualificata con un lavoro di qualità. Il nostro porto, infine, sarà adeguato e potenziato». Kutufà è sicuro: il futuro è questo e passa dal grande accordo di Roma. «Siamo un territorio competitivo - ribadisce - in grado di attrare investitori e investimenti di grande portata. E questo a maggior ragione se ci consideriamo parte di un’area vasta che vede i forti progressi dell’aeroporto pisano, uno scalo da 3 milioni e mezzo di passeggeri che è sbarcato in borsa con risultati più che confortanti. La Livorno delle partecipazioni statali e dell’assistenzialismo non esiste più, tutti quanti devono comprenderlo».

E se l’amministratore delegato di Azimut Vincenzo Poerio fa capire che la questione della formazione può diventare una delle armi vincenti, Cosimi non si fa sfuggire l’occasione per ribadire il salto compiuto da Livorno negli ultimi anni, a partire dall’attivazione di un corso di laurea e dall’ultimo gradino salito, grazie al quale in città è nato un polo universitario sulla logistica. «Crediamo che sia giusto non fermarsi qui ma continuare a confrontarsi con il mondo accademico - dice - anche per le questioni legate alla nautica. Con Pisa possiamo discutere di un approdo innovativo per ingegneria navale, proprio in rapporto alla nautica e agli yacht. E con Firenze può essere affrontato il punto del design. La nostra disponibilità non manca di certo».

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