Italia
Notti fracassoni, litorale o centro città nessun dorme
Riesplode in estate il conflitto tra giovani e residenti. Tensioni a Livorno, proteste in Versilia
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Le notti calde toscane diventano anche violente, e si allarga il solco tra chi vuole divertirsi e tirare tardi e chi, invece, vuole andare a letto presto. Quelli della notte che oggi affollano i locali col boccale della birra a rappresentare un fugace sballo, tra qualche anno saranno dall’altra parte della barricata, immemori delle loro piccole trasgressioni, attenti e sensibili alla buona e salutare dormita. E anche loro, scuotendo la chioma inevitabilmente ingrigita, troveranno consolazione nel latino: mala tempora... Naturalmente bisogna distinguere. Una cosa è la movida in salsa toscana, quella che agita le notti dall’Argentario a Livorno, da Pisa alla Versilia, da Montecatini e Marina di Massa. Un’altra è la violenza, il vandalismo, la malavita che talora fa da sfondo alla voglia di divertimento dei ragazzi. Fatti separati, che però qualche volta si sovrappongono. Fattaccio a Livorno.
Così quando venerdì notte sul viale Italia a Livorno viene data alle fiamme una delle baracchine frequentate dai giovani, le preoccupazioni diventano assilli, il timore cresce di pari passo con la voglia di repressione e coprifuoco, fino alla rappresentazione forse esagerata del pericolo. Tuttavia l’episodio di ieri mattina (erano da poco passate le 5) fa salire il livello dell’attenzione. Perché si è trattato sicuramente di un incendio doloso, come dimostra il ritrovamento di una tanica con i residui di benzina, il cui contenuto era stato versato addirittura all’interno del locale che però, fortunatamente, a quell’ora era chiuso. Ci sarebbe da chiedersi molte cose sullo spazio di agibilità, anche notturno, per i giovani, su quanto le città, soprattutto quelle turistiche, siano state capace di progettare per far fronte ad un regime di vita diverso. Per esempio, a Livorno, sarebbe interessante sapere come si immaginava un viale Italia che nello spazio di cinquecento metri raccogliesse sei baracchine per lo svago e l’intrattenimento notturno dei giovani. Oppure, in alcune località della Versilia, cosa sarebbe accaduto addossando a quartieri residenziali un locale notturno dopo l’altro. La chiusura del viale.
Dopo aver compiuto scelte urbanistiche così poco lungimiranti, si è pensato di far fronte al problema dell’incompatibilità tra chi vuole andare al mare per riposarsi e chi, invece, si vuole divertire sfruttando anche le ore della notte, cercando di limitare il traffico delle auto, quasi si trattasse di un problema di viabilità. Certo, c’è anche questo nell’assordante caos delle nostre serate, ma è poca cosa chiudere al traffico il viale Italia il sabato sera (esperimento tentato con scarso successo), oppure mettere i “panettoni” di sbarramento in tante piccole strade della Versilia che si affacciano sul lungomare compreso tra Lido di Camaiore e Marina di Pietrasanta. Sembra la versione toscana del Benigni-Johnny Stecchino: il problema più grosso di Palermo? Il traffico... Senza considerare che a Livorno, ad esempio, non tutti i residenti del viale Italia sono contrari alle movimentate serate. E non solo i commercianti in difesa dei loro interessi, perché c’è chi pensa che è meglio vivere in una zona animata che in un quartiere desolato e dunque maggiormente esposto ai pericoli della malavita. Versilia con furore.
I “panettoni” della Versilia non fermano i rumori e, come sul viale Italia a Livorno, semplicemente esportano il traffico nelle strade contigue, per giunta non abituate a sopportare una pressione del genere. Ma soprattutto le limitazioni alle auto e ai motorini non fermano quell’area malavitosa e criminale che bordeggia le notti estive. Dal moletto di Ardenza alla marina di Torre del Lago è un rincorrersi di piccoli (e qualche volta non tanto piccoli) spacciatori di stupefacenti. E qualche volta, come avvenuto la settimana scorsa a Torre del Lago, ci scappa perfino il morto - un tunisino - nella guerra per il controllo del traffico della droga, scatenando ondate xenofobe e razziali alimentate da chi, in qualche caso, ha fatto i soldi proprio sullo sviluppo selvaggio di un certo tipo di turismo. Pisa senza alcol. In altri casi si è tentata un’altra strada, quella del proibizionismo dell’alcol. La via cofferatiana alla sicurezza di Bologna ha trovato seguaci a Pisa, dove si è pensato di vietare la vendita di bevande alcoliche oltre una certa ora della notte.
Provvedimento preso due anni fa, che è andato via via perdendo di valore. Un po’ perché le notti pisane sono assai turbolente solo nella prima parte dell’estate, quando in città ci sono ancora migliaia di studenti fuori sede (concentrati nel centro storico), vuoi perché il divieto era facilmente aggirato con le scorte fatte durante il giorno nei supermercati. Così si assisteva a una paradossale e beffarda situazione: noti locali dei lungarni che si erano perfino attrezzati con l’etilometro e i giovani che sulle spallette dell’Arno sorseggiavano bottiglie di birra comprate durante il giorno. Massa e le zone. Niente traffico e niente alcol, dunque. A Massa si è pensato ad altro, ad esempio dividere la città in zone alle quali assegnare una classificazione acustica. Ma non mancano le contestazioni, un po’ perché alcune piazze centrali (piazza Aranci, piazza Mercurio) dove spesso si accentra l’attività ludica non sono compatibili con quanto prevede la normativa, un po’ perché la misurazione dell’inquinamento acustico sarebbe stata fatta nel mese di maggio, quando la concentrazione turistica di Marina, soprattutto nella zona di piazza Betti, non è certo quella dei mesi di punta. Costa d’argento e di rumore. Proteste a non finire anche sulla Costa d’argento, da Orbetello all’Argentario.
Gli abitanti si dicono sull’orlo della crisi di nervi a causa di suoni, urla, luci stroboscopiche che “bucano” anche le finestre con i vetri più spessi, tenute chiuse nonostante l’afa. A Orbetello tiene banco “L’isola dei famosi”. Dopo aver accettato, con il mal di pancia la nuova ztl con i parcheggi, i residenti non sopportano la discoteca dei vip. Ad Albinia pensionati e invalidi si scagliano contro la mancanza di regolamentazione delle sagre e dei locali notturni. Rabbia anche a Porto Santo Stefano, dove dai giardinetti del Valle la gente è costretta a bruschi risvegli a notte fonda, perché con la scusa della musica ci si lascia andare a schiamazzi e volgarità. Certo è che in molti casi nel conflitto generazionale tra chi vuole divertirsi e chi vuole dormire, i giovani trovano una sponda interessata nei commercianti: la notte, se è lunga, per loro è anche conveniente.
Così quando venerdì notte sul viale Italia a Livorno viene data alle fiamme una delle baracchine frequentate dai giovani, le preoccupazioni diventano assilli, il timore cresce di pari passo con la voglia di repressione e coprifuoco, fino alla rappresentazione forse esagerata del pericolo. Tuttavia l’episodio di ieri mattina (erano da poco passate le 5) fa salire il livello dell’attenzione. Perché si è trattato sicuramente di un incendio doloso, come dimostra il ritrovamento di una tanica con i residui di benzina, il cui contenuto era stato versato addirittura all’interno del locale che però, fortunatamente, a quell’ora era chiuso. Ci sarebbe da chiedersi molte cose sullo spazio di agibilità, anche notturno, per i giovani, su quanto le città, soprattutto quelle turistiche, siano state capace di progettare per far fronte ad un regime di vita diverso. Per esempio, a Livorno, sarebbe interessante sapere come si immaginava un viale Italia che nello spazio di cinquecento metri raccogliesse sei baracchine per lo svago e l’intrattenimento notturno dei giovani. Oppure, in alcune località della Versilia, cosa sarebbe accaduto addossando a quartieri residenziali un locale notturno dopo l’altro. La chiusura del viale.
Dopo aver compiuto scelte urbanistiche così poco lungimiranti, si è pensato di far fronte al problema dell’incompatibilità tra chi vuole andare al mare per riposarsi e chi, invece, si vuole divertire sfruttando anche le ore della notte, cercando di limitare il traffico delle auto, quasi si trattasse di un problema di viabilità. Certo, c’è anche questo nell’assordante caos delle nostre serate, ma è poca cosa chiudere al traffico il viale Italia il sabato sera (esperimento tentato con scarso successo), oppure mettere i “panettoni” di sbarramento in tante piccole strade della Versilia che si affacciano sul lungomare compreso tra Lido di Camaiore e Marina di Pietrasanta. Sembra la versione toscana del Benigni-Johnny Stecchino: il problema più grosso di Palermo? Il traffico... Senza considerare che a Livorno, ad esempio, non tutti i residenti del viale Italia sono contrari alle movimentate serate. E non solo i commercianti in difesa dei loro interessi, perché c’è chi pensa che è meglio vivere in una zona animata che in un quartiere desolato e dunque maggiormente esposto ai pericoli della malavita. Versilia con furore.
I “panettoni” della Versilia non fermano i rumori e, come sul viale Italia a Livorno, semplicemente esportano il traffico nelle strade contigue, per giunta non abituate a sopportare una pressione del genere. Ma soprattutto le limitazioni alle auto e ai motorini non fermano quell’area malavitosa e criminale che bordeggia le notti estive. Dal moletto di Ardenza alla marina di Torre del Lago è un rincorrersi di piccoli (e qualche volta non tanto piccoli) spacciatori di stupefacenti. E qualche volta, come avvenuto la settimana scorsa a Torre del Lago, ci scappa perfino il morto - un tunisino - nella guerra per il controllo del traffico della droga, scatenando ondate xenofobe e razziali alimentate da chi, in qualche caso, ha fatto i soldi proprio sullo sviluppo selvaggio di un certo tipo di turismo. Pisa senza alcol. In altri casi si è tentata un’altra strada, quella del proibizionismo dell’alcol. La via cofferatiana alla sicurezza di Bologna ha trovato seguaci a Pisa, dove si è pensato di vietare la vendita di bevande alcoliche oltre una certa ora della notte.
Provvedimento preso due anni fa, che è andato via via perdendo di valore. Un po’ perché le notti pisane sono assai turbolente solo nella prima parte dell’estate, quando in città ci sono ancora migliaia di studenti fuori sede (concentrati nel centro storico), vuoi perché il divieto era facilmente aggirato con le scorte fatte durante il giorno nei supermercati. Così si assisteva a una paradossale e beffarda situazione: noti locali dei lungarni che si erano perfino attrezzati con l’etilometro e i giovani che sulle spallette dell’Arno sorseggiavano bottiglie di birra comprate durante il giorno. Massa e le zone. Niente traffico e niente alcol, dunque. A Massa si è pensato ad altro, ad esempio dividere la città in zone alle quali assegnare una classificazione acustica. Ma non mancano le contestazioni, un po’ perché alcune piazze centrali (piazza Aranci, piazza Mercurio) dove spesso si accentra l’attività ludica non sono compatibili con quanto prevede la normativa, un po’ perché la misurazione dell’inquinamento acustico sarebbe stata fatta nel mese di maggio, quando la concentrazione turistica di Marina, soprattutto nella zona di piazza Betti, non è certo quella dei mesi di punta. Costa d’argento e di rumore. Proteste a non finire anche sulla Costa d’argento, da Orbetello all’Argentario.
Gli abitanti si dicono sull’orlo della crisi di nervi a causa di suoni, urla, luci stroboscopiche che “bucano” anche le finestre con i vetri più spessi, tenute chiuse nonostante l’afa. A Orbetello tiene banco “L’isola dei famosi”. Dopo aver accettato, con il mal di pancia la nuova ztl con i parcheggi, i residenti non sopportano la discoteca dei vip. Ad Albinia pensionati e invalidi si scagliano contro la mancanza di regolamentazione delle sagre e dei locali notturni. Rabbia anche a Porto Santo Stefano, dove dai giardinetti del Valle la gente è costretta a bruschi risvegli a notte fonda, perché con la scusa della musica ci si lascia andare a schiamazzi e volgarità. Certo è che in molti casi nel conflitto generazionale tra chi vuole divertirsi e chi vuole dormire, i giovani trovano una sponda interessata nei commercianti: la notte, se è lunga, per loro è anche conveniente.
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