Gioco
Porto bloccato dai rimorchiatoristi, caos per le navi
Cristiano Meoni
Scontro con la Neri per il rinnovo del contratto integrativo scaduto. L’Authority tenta una mediazione
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Esplode la protesta dei rimorchiatoristi, che ieri hanno scioperato per reclamare il rinnovo del contratto aziendale. Risultato: porto bloccato e navi che fanno la coda in rada. Stamattina alle sei il personale della Fratelli Neri è tornato al lavoro. Sul campo resta un cumulo di macerie: relazioni sindacali disintegrate, agenti e terminalisti imbufaliti, telefoni bollenti, la portacontenitori della Zim che non è uscita dal porto, quella della Yang Ming che non è entrata. I rimorchiatoristi chiedono un nuovo contratto aziendale. Quello passato è stato disdetto dall’azienda il 29 gennaio. E nel nuovo accordo vogliono che venga riconosciuto quello che fanno in più rispetto al contratto nazionale di categoria. I turni di dodici ore, ad esempio - quando il contratto ne prevede otto. Rivendicano una quota di salario aggiuntiva. Ma la Fratelli Neri non ci sente da quest’orecchio. «Non accettano neppure di sedersi al tavolo. E noi, allora, scioperiamo» dicono Fabrizio Boccini e Donato Ferraro, rappresentanti sindacali aziendali della Filt.
«Rispetto al precedente accordo aziendale la situazione è peggiorata - proseguono i rimorchiatoristi - La Fratelli Neri, da qualche anno, non copre più il turn-over: la gente va in pensione e non si fanno assunzioni. Dai 100 che eravamo nel 2003 siamo scesi a 72. Grazie ai turni di 12 ore può permettersi di non assumere. Oggi siamo 17 equipaggi, se i turni fossero di 8 ore ne servirebbero almeno 19». Se c’è una qualche emergenza, si ricorre ai precari: «Marinai che vengono da fuori e che vengono assunti anche per soli 10 giorni». I lavoratori, riuniti nella palazzina al Mediceo, chiedono anche che vengano corrette alcune incogruità. Ad esempio, quella sul notturno. Per i lavoratori il sole tramonta qualche ora dopo. «Per i servizi dalle 17 alle 8 l’azienda percepisce una maggiorazione notturna ma per noi il notturno comincia dopo, alle 20, e finisce prima, alle 6». Oppure quella sui cavi “fuori diga”, le operazioni di rimorchio più difficili e rischiose: «Prima se ne facevano pochissimi ma adesso arrivano navi sempre più grosse: solo a giugno di cavi fuori diga ne abbiamo fatti 900.
Ebbene - annota Boccini - per questo tipo di servizio l’azienda viene pagata il 30% in più, a noi niente». Il momento è buono, crescono le richieste di rimorchio e la Fratelli Neri - dicono i lavoratori - ha appena ottenuto il rinnovo della concessione fino al 2016. Ha il lavoro garantito, operando in un regime di monopolio: perchè non vuole redistribuire niente? Forse gli stipendi sono già alti? «Un comandante prende in media dai 2000 ai 2500 euro al mese, un marinaio 1700-1800» risponde Boccini. «Ma i livornesi ci vedono solo a banchina, non sanno come lavoriamo quando siamo in mare. E poi lavoriamo sabati, domeniche e notti» interrompe uno dei lavoratori più anziani. «Comunque sia andate a vedervi i bilanci della Neri - invita Boccini - Lì ci sono non migliaia ma milioni di euro».
«Rispetto al precedente accordo aziendale la situazione è peggiorata - proseguono i rimorchiatoristi - La Fratelli Neri, da qualche anno, non copre più il turn-over: la gente va in pensione e non si fanno assunzioni. Dai 100 che eravamo nel 2003 siamo scesi a 72. Grazie ai turni di 12 ore può permettersi di non assumere. Oggi siamo 17 equipaggi, se i turni fossero di 8 ore ne servirebbero almeno 19». Se c’è una qualche emergenza, si ricorre ai precari: «Marinai che vengono da fuori e che vengono assunti anche per soli 10 giorni». I lavoratori, riuniti nella palazzina al Mediceo, chiedono anche che vengano corrette alcune incogruità. Ad esempio, quella sul notturno. Per i lavoratori il sole tramonta qualche ora dopo. «Per i servizi dalle 17 alle 8 l’azienda percepisce una maggiorazione notturna ma per noi il notturno comincia dopo, alle 20, e finisce prima, alle 6». Oppure quella sui cavi “fuori diga”, le operazioni di rimorchio più difficili e rischiose: «Prima se ne facevano pochissimi ma adesso arrivano navi sempre più grosse: solo a giugno di cavi fuori diga ne abbiamo fatti 900.
Ebbene - annota Boccini - per questo tipo di servizio l’azienda viene pagata il 30% in più, a noi niente». Il momento è buono, crescono le richieste di rimorchio e la Fratelli Neri - dicono i lavoratori - ha appena ottenuto il rinnovo della concessione fino al 2016. Ha il lavoro garantito, operando in un regime di monopolio: perchè non vuole redistribuire niente? Forse gli stipendi sono già alti? «Un comandante prende in media dai 2000 ai 2500 euro al mese, un marinaio 1700-1800» risponde Boccini. «Ma i livornesi ci vedono solo a banchina, non sanno come lavoriamo quando siamo in mare. E poi lavoriamo sabati, domeniche e notti» interrompe uno dei lavoratori più anziani. «Comunque sia andate a vedervi i bilanci della Neri - invita Boccini - Lì ci sono non migliaia ma milioni di euro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
