Il Tirreno

Livorno

Porto bloccato dai rimorchiatoristi, caos per le navi

Cristiano Meoni
Porto bloccato dai rimorchiatoristi, caos per le navi

Scontro con la Neri per il rinnovo del contratto integrativo scaduto. L’Authority tenta una mediazione

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LIVORNO. Esplode la protesta dei rimorchiatoristi, che ieri hanno scioperato per reclamare il rinnovo del contratto aziendale. Risultato: porto bloccato e navi che fanno la coda in rada. Stamattina alle sei il personale della Fratelli Neri è tornato al lavoro. Sul campo resta un cumulo di macerie: relazioni sindacali disintegrate, agenti e terminalisti imbufaliti, telefoni bollenti, la portacontenitori della Zim che non è uscita dal porto, quella della Yang Ming che non è entrata. I rimorchiatoristi chiedono un nuovo contratto aziendale. Quello passato è stato disdetto dall’azienda il 29 gennaio. E nel nuovo accordo vogliono che venga riconosciuto quello che fanno in più rispetto al contratto nazionale di categoria. I turni di dodici ore, ad esempio - quando il contratto ne prevede otto. Rivendicano una quota di salario aggiuntiva. Ma la Fratelli Neri non ci sente da quest’orecchio. «Non accettano neppure di sedersi al tavolo. E noi, allora, scioperiamo» dicono Fabrizio Boccini e Donato Ferraro, rappresentanti sindacali aziendali della Filt.

«Rispetto al precedente accordo aziendale la situazione è peggiorata - proseguono i rimorchiatoristi - La Fratelli Neri, da qualche anno, non copre più il turn-over: la gente va in pensione e non si fanno assunzioni. Dai 100 che eravamo nel 2003 siamo scesi a 72. Grazie ai turni di 12 ore può permettersi di non assumere. Oggi siamo 17 equipaggi, se i turni fossero di 8 ore ne servirebbero almeno 19». Se c’è una qualche emergenza, si ricorre ai precari: «Marinai che vengono da fuori e che vengono assunti anche per soli 10 giorni». I lavoratori, riuniti nella palazzina al Mediceo, chiedono anche che vengano corrette alcune incogruità. Ad esempio, quella sul notturno. Per i lavoratori il sole tramonta qualche ora dopo. «Per i servizi dalle 17 alle 8 l’azienda percepisce una maggiorazione notturna ma per noi il notturno comincia dopo, alle 20, e finisce prima, alle 6». Oppure quella sui cavi “fuori diga”, le operazioni di rimorchio più difficili e rischiose: «Prima se ne facevano pochissimi ma adesso arrivano navi sempre più grosse: solo a giugno di cavi fuori diga ne abbiamo fatti 900.

Ebbene - annota Boccini - per questo tipo di servizio l’azienda viene pagata il 30% in più, a noi niente». Il momento è buono, crescono le richieste di rimorchio e la Fratelli Neri - dicono i lavoratori - ha appena ottenuto il rinnovo della concessione fino al 2016. Ha il lavoro garantito, operando in un regime di monopolio: perchè non vuole redistribuire niente? Forse gli stipendi sono già alti? «Un comandante prende in media dai 2000 ai 2500 euro al mese, un marinaio 1700-1800» risponde Boccini. «Ma i livornesi ci vedono solo a banchina, non sanno come lavoriamo quando siamo in mare. E poi lavoriamo sabati, domeniche e notti» interrompe uno dei lavoratori più anziani. «Comunque sia andate a vedervi i bilanci della Neri - invita Boccini - Lì ci sono non migliaia ma milioni di euro».

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