Il Tirreno

Livorno

Libero di fare la sua scelta ma è stato consigliato bene?

Piero Sinatti
Libero di fare la sua scelta ma è stato consigliato bene?

Il campionato è di qualità scadente e Donetsk una città veramente brutta

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Nessuno contesta il diritto di Cristiano Lucarelli di fare le sue scelte professionali. Specie dopo quello che ha dato alla squadra e alla città di Livorno. Ma la scelta dello Shakhtar di Donetsk difficilmente può essere considerata la più meditata. Sotto il profilo professionale, ne dubiterei. Il campionato ucraino è di scadente qualità, oltre che coinvolto negli anni in una serie di casi di corruzione e scandali. Proprietari dei club maggiori sono gli “oligarchi”, cioè “uomini d’affari” ora appena quarantenni che hanno accumulato in pochi anni enormi ricchezze, grazie ai loro rapporti con il potere politico post-sovietico, durante la privatizzazione ovvero la spartizione fraudolenta (a dire poco) dei più importanti attivi statali. Padrone dello Shakhtar è dal 1996 il quarantunenne Rinat Akhmetov, succeduto al precedente presidente e suo compagno d’affari, Akat’ Vragin, fatto a pezzi da una bomba in un attentato perpetrato allo stadio dello Shakhtar, durante un incontro di calcio, un anno prima. Dagli anni Novanta, Akhmetov ha formato un impero finanziario.

Fatto di azioni e partecipazioni in grandi aziende dei settori metallurgico, minerario, alberghiero, bancario, immobiliare, commerciale. La cifra minima, cui ammonterebbe il suo patrimonio, è indicata in 2 miliardi di euro. Ma di cifre precise e di asset di sua proprietà è impossibile parlare. Si tratta di attivi e proprietà non trasparenti, mai - sembra - sottoposte ad audit. La sua fortuna è strettamente legata alla sua “amicizia” con i capi politici della sua regione, il Donbass, e del Paese: dall’ex-premier Pavel Lazarenko all’attuale premier Janukovich, anch’egli del Donbass. Lazarenko, fuggito anni fa dall’Ucraina, ha passato alcuni anni in un carcere americano per reati finanziari. Il fortissimo e organizzato seguito di fans dello Shakhtar viene spesso mobilitato a favore dei politici a lui vicini ed è un importante strumento del suo enorme potere economico e politico (ridotto dopo la cosiddetta Rivoluzione arancione).

La lista delle imprese di cui è indicato come il principale azionista è lunghissima. La privatizzazione a suo favore della maggiore acciaieria ucraina, Krivoryzhstal, fu annullata per gravi irregolarità. Akhmetov, ucraino di origini tartaro-crimeane, ama definirsi soltanto dirigente sportivo, uomo di sport e di calcio. Ha presieduto anche la Lega calcistica ucraina. Cristiano, inoltre, andrà a giocare in un paese, l’Ucraina, in cui il salario medio si aggira sui 150 dollari mensili e le pensioni sui 50. In una brutta città, Donetsk, 1 milione di abitanti, sviluppatasi come company town (città cresciuta attorno all’industria base) dell’epoca staliniana. Città che è centro di un distretto minerario, Donbass, segnato da un’alta percentuale di morti sul lavoro. Il salario dei minatori (“Shakhtar” in ucraino significa minatore) non supera i 150-200 dollari al mese. Rattrista che Cristiano si trasferisca proprio là. E’ stato consigliato bene?

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