Sicurezza
Sindaco e prefetto preoccupati per l’escalation della violenza
«Italiani e stranieri rispettino le regole»
Dalle botte durante la festa per il Livorno in A agli scontri per Borghezio
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Preoccupazione per le condizioni dei due giovani livornesi rimasti feriti nella rissa scoppiata venerdì sera a due passi dalla stazione ferroviaria. Ma preoccupazione anche per la reazione che ha portato una cinquantina di giovani livornesi a mettere sotto assedio la questura con lo scopo di farsi giustizia da soli. Questo il sentimento che è stato espresso dal prefetto di Livorno Giancarlo Trevisione e dal sindaco della città Alessandro Cosimi. «Non vorrei drammatizzare più di tanto questi episodi - spiega Cosimi -, ma neppure sottovalutarli. Ciò che non può passare è l’atteggiamento della “giustizia fai da te”. Non deve passare l’idea che a Livorno si possa fare di tutto. Bisogna stare nelle regole, e il Comune si sta impegnando affinché ciò avvenga: per questo abbiamo compiuto un’operazione in via Grande per allontanare i punkabbestia che stazionavano giorno e notte sotto il portico del Palazzo Grande e nei pressi della farmacia centrale.
Altrettanto stiamo facendo ora nella zona del mercato di piazza Cavallotti. Tutti quanti, sia livornesi che stranieri, devono capire che le regole vanno rispettate». Preoccupazioni, quelle del sindaco e del prefetto, basate anche sulla vera escalation di violenza che ha visto protagonista la città in varie circostanze, dagli avvenimenti legati al calcio alle dimostrazioni politiche vere e proprie. La festa rovinata. Sono i primi giorni di giugno del 2004 quando la gioia per il ritorno del Livorno Calcio in serie A viene funestata da episodi a dir poco spiacevoli. Durante la festa sul lungomare scoppia infatti una rissa tra livornesi e albanesi, con uno degli stranieri che rimase ferito da una coltellata ad una gamba, per fortuna in modo non grave. Accade intorno alla mezzanotte: sembra che tre albanesi avessero riconosciuto uno dei livornesi che insieme a loro erano stati protagonisti di un’altra maxi-rissa, stavolta al campo di calcetto di Stagno, cui fa seguito due sere dopo un’altra gigantesca baruffa a Calafuria.
La sera della festa volano invece calci e pugni, finché in soccorso del livornese arrivano altri tifosi, seguiti da altri albanesi e dando vita ad una scazzottata in stile Far West. Ma risse e ferimenti scoppiano anche in altre zone della città. Guerriglia per Borghezio. L’indesiderata visita di Mario Borghezio, europarlamentare leghista con lingua lunghissima contro gli immigrati, senza troppe distinzioni tra onesti e delinquenti, provoca invece, nel febbraio dell’anno scorso, guerriglia, feriti, assedio di ore e centro paralizzato. L’esponente politico, chiuso in una sala con una trentina di simpatizzanti, tra cui un gruppetto di distinte signore, se voleva creare un caso ci riesce alla perfezione: centinaia di militanti dell’ultrasinistra e giovani appena usciti dallo stadio dopo la partita col Messina, circondano la strada su cui si affaccia la sede della seconda circoscrizione. Non si sa come, ma a un tratto, armati di bastoni, incappucciati e con caschi e fazzoletti sul volto, travolgono il cordone di polizia. Scoppiano incidenti in varie fasi, con lanci di bombe carta, bastoni, sassi, bottiglie, cariche, manganellate e ben 38 feriti tra gli agenti.
Barboni e giovinastri. E’ il 28 dicembre dell’anno scorso quando, ancora in pieno clima natalizio, un gruppo di teppisti, descritti come una sorta di naziskin, bomber verdi e capelli cortissimi, tenta di dar fuoco ai giacigli di cartone che un gruppo di senzacasa sistema ogni notte nella galleria della multisala, nella centralissima Piazza Grande. Ma l’episodio più recente e inquietanti è quello che è ormai passato alla storia come l’assalto dell’Attias. Sempre nel gennaio scorso, bottiglie di vetro, biglie di metallo, bulloni, cuscinetti a sfera e naturalmente calci e pugni fanno trascorrere alcuni minuti d’inferno a tre carabinieri, aggrediti nella notte nel centro di Livorno, appunto tra piazza Attias e via Marradi, nei pressi di un bar ritrovo abituale di molti giovani. La pattuglia aveva appena contribuito a sbloccare il traffico ingolfato a causa delle auto parcheggiate in doppia fila, che impedivano a due mezzi dei vigili del fuoco di passare per arrivare sul luogo di un intervento.
Altrettanto stiamo facendo ora nella zona del mercato di piazza Cavallotti. Tutti quanti, sia livornesi che stranieri, devono capire che le regole vanno rispettate». Preoccupazioni, quelle del sindaco e del prefetto, basate anche sulla vera escalation di violenza che ha visto protagonista la città in varie circostanze, dagli avvenimenti legati al calcio alle dimostrazioni politiche vere e proprie. La festa rovinata. Sono i primi giorni di giugno del 2004 quando la gioia per il ritorno del Livorno Calcio in serie A viene funestata da episodi a dir poco spiacevoli. Durante la festa sul lungomare scoppia infatti una rissa tra livornesi e albanesi, con uno degli stranieri che rimase ferito da una coltellata ad una gamba, per fortuna in modo non grave. Accade intorno alla mezzanotte: sembra che tre albanesi avessero riconosciuto uno dei livornesi che insieme a loro erano stati protagonisti di un’altra maxi-rissa, stavolta al campo di calcetto di Stagno, cui fa seguito due sere dopo un’altra gigantesca baruffa a Calafuria.
La sera della festa volano invece calci e pugni, finché in soccorso del livornese arrivano altri tifosi, seguiti da altri albanesi e dando vita ad una scazzottata in stile Far West. Ma risse e ferimenti scoppiano anche in altre zone della città. Guerriglia per Borghezio. L’indesiderata visita di Mario Borghezio, europarlamentare leghista con lingua lunghissima contro gli immigrati, senza troppe distinzioni tra onesti e delinquenti, provoca invece, nel febbraio dell’anno scorso, guerriglia, feriti, assedio di ore e centro paralizzato. L’esponente politico, chiuso in una sala con una trentina di simpatizzanti, tra cui un gruppetto di distinte signore, se voleva creare un caso ci riesce alla perfezione: centinaia di militanti dell’ultrasinistra e giovani appena usciti dallo stadio dopo la partita col Messina, circondano la strada su cui si affaccia la sede della seconda circoscrizione. Non si sa come, ma a un tratto, armati di bastoni, incappucciati e con caschi e fazzoletti sul volto, travolgono il cordone di polizia. Scoppiano incidenti in varie fasi, con lanci di bombe carta, bastoni, sassi, bottiglie, cariche, manganellate e ben 38 feriti tra gli agenti.
Barboni e giovinastri. E’ il 28 dicembre dell’anno scorso quando, ancora in pieno clima natalizio, un gruppo di teppisti, descritti come una sorta di naziskin, bomber verdi e capelli cortissimi, tenta di dar fuoco ai giacigli di cartone che un gruppo di senzacasa sistema ogni notte nella galleria della multisala, nella centralissima Piazza Grande. Ma l’episodio più recente e inquietanti è quello che è ormai passato alla storia come l’assalto dell’Attias. Sempre nel gennaio scorso, bottiglie di vetro, biglie di metallo, bulloni, cuscinetti a sfera e naturalmente calci e pugni fanno trascorrere alcuni minuti d’inferno a tre carabinieri, aggrediti nella notte nel centro di Livorno, appunto tra piazza Attias e via Marradi, nei pressi di un bar ritrovo abituale di molti giovani. La pattuglia aveva appena contribuito a sbloccare il traffico ingolfato a causa delle auto parcheggiate in doppia fila, che impedivano a due mezzi dei vigili del fuoco di passare per arrivare sul luogo di un intervento.
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