Il Tirreno

Livorno

«Ero in terra e loro mi colpivano»

Parla il ragazzo picchiato dai rumeni. Il padre: esasperati dal crimine

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LIVORNO. «Hanno continuato a colpirmi mentre ero a terra. Avevo paura e chiedevo loro di smettere. Ma loro continuavano». E’ drammatica la testimonianza del giovane livornese, un ragazzo di buona famiglia residente nella zona di Salviano, vittima dell’aggressione di venerdì scorso. Con gli amici era andato a fare un giro in motorino per godersi la serata d’estate. E alla fine si è ritrovato al pronto soccorso con il volto tumefatto, uno zigomo fratturato e qualche dente spezzato. Ora è ricoverato in un letto dell’ospedale e, come fa sapere il padre, nei prossimi giorni potrebbe essere trasferito a Pisa per un intervento al volto. Nella caduta il ragazzo ha subito un forte trauma facciale cui si sono poi aggiunte le ferite dovute alle percosse subite.

L’amico che viaggiava con lui è stato operato ieri per ridurre una frattura alla tibia provocata dalla caduta dal motorino. Nei prossimi giorni dovrebbe essere dimesso. «Non ci sono parole per ciò chè è successo - racconta il padre raggiunto telefonicamente - non riesco a capire come si possa fare una cosa del genere a un ragazzo. Hanno rischiato di ammazzarli». Il padre conferma la versione che parla di bastoni usati per colpire i ragazzi a terra (ma questo punto non viene confermato dalla polizia). «Li hanno presi a calci e bastonate - spiega - è un comportamento inaudito». Dal racconto dell’uomo, ancora scosso per l’accaduto, traspare tutta la rabbia di un genitore che si è trovato di fronte il volto di un figlio ridotto a una maschera di sangue. E si fa portavoce di un malessere sempre più diffuso tra la popolazione di molti quartieri cittadini. «La gente non ne può più - incalza l’uomo - adesso abbiamo anche paura ad uscire. Bisogna che le forze dell’ordine tengano sotto controllo in maniera maggiore il territorio. E per quanto riguarda l’accaduto di venerdì bisogna che si faccia chiarezza al più presto».

L’uomo chiede a tutti i genitori di immedesimarsi. «Sapevo che mio figlio era andato in giro con gli amici - aggiunge - e poi ho ricevuto quella telefonata. Provate ad immaginarvi lo spavento che ho avuto. Quelli hanno causato tutto e poi hanno picchiato in maniera selvaggia. Sono pieno di rabbia». I fatti di venerdì sera hanno sollevato il coperchio su una pentola che ribolle di malumore. Il raggruppamento di persone di fronte alla questura dimostra che i rapporti tra italiani e stranieri anche in una città tollerante come Livorno non sempre sono idilliaci. Resta adesso da capire quali siano state esattamente le cause dell’aggressione. Il padre parla di un attacco immotivato. Ma secondo altri testimoni prima della caduta del motorino ci sarebbe stata qualche scaramuccia verbale tra un gruppo di giovani italiani e gli stranieri. Toccherà alle indagini della polizia fare chiarezza in maniera definitiva sull’accaduto. Nel frattempo i controlli di sicurezza nella zona di piazza Dante sono stati intensificati. Ma il gruppo di rumeni ha preferito spostarsi altrove. Di loro in città non c’è più traccia.

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