Toscana
Nell’economia comanda la provincia
Cristiano Meoni
Livorno fuori dalla testa della classifica, presenti solo Maneschi e D’Alesio
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LIVORNO. Se il baricentro politico della provincia è a Livorno, quello economico è sempre più spostato a sud. Tanto che, se i fatturati avessero un peso, la provincia rischierebbe di ribaltarsi e di rovesciarsi sull’Elba. Complice lo sviluppo impetuoso della grande distribuzione e l’ottima performance della siderurgia, la fetta principale del volume d’affari livornese oramai è concentrata tra le ciminiere della Solvay a Rosignano, le acciaierie di Piombino e il quartier generale di Unicoop Tirreno a Riotorto. A confermarlo è l’analisi svolta dal Centro studi della Camera di Commercio, che ha estrapolato dagli ultimi bilanci disponibili - quelli relativi al 2005, il 2006 infatti è stato appena depositato - i fatturati delle prime cento aziende della provincia, raffrontandoli con quelli del 2004. Basta scorrere la testa della classifica per rendersi conto di un’assenza vistosa, quella di Livorno. La prima azienda livornese per giro d’affari è la Master (telefonia), sesta con 198 milioni di fatturato, seguono la T.O. Delta del gruppo Maneschi (7º a 150 milioni) e la Dalmare di D’Alesio (8º a 137 milioni). Lo studio integrale sarà pubblicato sul bollettino quindicinale del Centro Studi della Camera di Commercio.
Noi ci limitiamo ai dati più evidenti. Avanza la grande distribuzione, si confermano chimica e petrolchimica, la logistica doppia il porto, mentre fa capolino l’industria dei consumi: nelle prime cento aziende per fatturato ci sono ben nove concessionarie auto. Avvertenza. Un’avvertenza è obbligatoria. La classifica non dà il polso dell’andamento economico dell’azienda, non dice insomma se va più o meno bene (per questo sarebbe necessaria un’analisi degli indici di redditività) bensì si limita a misurare il volume delle vendite. Il fatturato è comunque un indice della ricchezza che si mette in circuito ed è il criterio che si usa correntemente per valutare la dimensione di una società. Altra premessa: può darsi che nella graduatoria qualche nome manchi. I ricercatori della Camera di Commercio hanno preso in esame solo le società di capitale che hanno sede legale nella provincia. Non ci sono poi i fatturati consolidati, di gruppo. L’impero Unicoop. Passando ai numeri, è impressionante la ricchezza drenata da Unicoop Tirreno: i soldi spesi nei supermercati e negli ipermercati da Livorno a Napoli finiscono tutti a Riotorto. Sommando i fatturati delle quattro società della Coop in classifica (Unicoop Tirreno, Ipercoop Tirreno, Gestincoop e Tirreno) si arriva a 1 milione 289mila euro, più di 2500 miliardi di lire.
Alla voce “grande distribuzione” vanno aggiunti i fatturati dei supermercati Conad, ciascuno con una propria ragione sociale (Etrusco, Donoratico, Mercurio, Formentera), della catena di market Luna Rossa e del consorzio Promotre: quasi sconosciuto in città - la sede è in via degli Apostoli - commercia all’ingrosso prodotti per l’igiene rifornendo la catena “Ipersoap”. Logistica al top. Dopo la grande distribuzione organizzata è la logistica a produrre più ricchezza. Trasportatori e spedizionieri piazzano una decina di aziende nelle prime cento. La T.O. Delta di Pierluigi e Antonio Maneschi ha fatturato 150 milioni di euro, seguita dalla Giorgio Gori con 111 mln di euro. Staccatissime la Commerciale Department Containers (39 milioni), la Palumbo del presidente di Confindustria Andrea Palumbo (34), la Intermodal Trailer Service 22, la Do.ca del gruppo Savino del Bene (21), un’altra società del gruppo Maneschi, la Capital Logistic & Transport con 19 milioni, “cavallo di troia” dello sbarco in Cina. I padroni del porto. Complessivamente nel 2005 le prime aziende della logistica hanno assommato 820 milioni di euro di fatturato. Quasi il doppio di quanto mettono assieme le imprese medio-grandi dell’ambito portuale. Quella che ha dichiarato più affari è la Dalmare, compagnia di armamento del gruppo D’Alesio (137 milioni).
Del Corona e Scardigli, agenzia e impresa marittima, nel 2005 ha fatturato 61 milioni di euro, la Taranto Container Terminal - la società partecipata da Maneschi che gestisce il porto contenitori di Taranto - 38 milioni. Quanto la Toremar e più della Tdt, ferma a 35 milioni. Neri e Fratelli Neri mettono assieme 40 milioni di fatturato. La Compagnia Portuale è sui livelli del 2000 con 22 milioni e così anche l’impresa dei portuali, la Cilp (33). La rendita dei petroli. Paterni, che ha i depositi a Stagno, guida la sottoclassifica dei petroliferi con 63 milioni di euro, seguita dalla Co e Ci. Trans Oil (51). Nel settore energetico anche Bunker Oil (rifornimento navi, 42 milioni), Italpetrol (produzione benzina, sede in via Marradi, 29 milioni), Elbana Petroli (21) e Costiero Gas Livorno (11).
Il boom delle auto. Un altro settore dove si fanno grossi fatturati sono i rivenditori di autoveicoli. Fra le società con sede legale in provincia, la Mercedes la fa da padrona piazzando due concessionarie al primo e secondo posto nella sottoclassifica di settore: Auto Italia (49 mln) e Bernini Commerciale (45). Seguono Blubay spa (34 milioni), Automatic (31), Pettinelli di Venturina (18), Baroncini Nello (17), Aica Acam Opel (16), Sinergy Car (15), Gesicar (12). Le new entry. Due curiosità tra le new entry: il Livorno calcio, catapultato dalla serie A al 56esimo posto (20 milioni) e Cuccuini, le boutiques di via Ricasoli, che si affaccia nella top 100, 98esimo a 11 milioni.
Noi ci limitiamo ai dati più evidenti. Avanza la grande distribuzione, si confermano chimica e petrolchimica, la logistica doppia il porto, mentre fa capolino l’industria dei consumi: nelle prime cento aziende per fatturato ci sono ben nove concessionarie auto. Avvertenza. Un’avvertenza è obbligatoria. La classifica non dà il polso dell’andamento economico dell’azienda, non dice insomma se va più o meno bene (per questo sarebbe necessaria un’analisi degli indici di redditività) bensì si limita a misurare il volume delle vendite. Il fatturato è comunque un indice della ricchezza che si mette in circuito ed è il criterio che si usa correntemente per valutare la dimensione di una società. Altra premessa: può darsi che nella graduatoria qualche nome manchi. I ricercatori della Camera di Commercio hanno preso in esame solo le società di capitale che hanno sede legale nella provincia. Non ci sono poi i fatturati consolidati, di gruppo. L’impero Unicoop. Passando ai numeri, è impressionante la ricchezza drenata da Unicoop Tirreno: i soldi spesi nei supermercati e negli ipermercati da Livorno a Napoli finiscono tutti a Riotorto. Sommando i fatturati delle quattro società della Coop in classifica (Unicoop Tirreno, Ipercoop Tirreno, Gestincoop e Tirreno) si arriva a 1 milione 289mila euro, più di 2500 miliardi di lire.
Alla voce “grande distribuzione” vanno aggiunti i fatturati dei supermercati Conad, ciascuno con una propria ragione sociale (Etrusco, Donoratico, Mercurio, Formentera), della catena di market Luna Rossa e del consorzio Promotre: quasi sconosciuto in città - la sede è in via degli Apostoli - commercia all’ingrosso prodotti per l’igiene rifornendo la catena “Ipersoap”. Logistica al top. Dopo la grande distribuzione organizzata è la logistica a produrre più ricchezza. Trasportatori e spedizionieri piazzano una decina di aziende nelle prime cento. La T.O. Delta di Pierluigi e Antonio Maneschi ha fatturato 150 milioni di euro, seguita dalla Giorgio Gori con 111 mln di euro. Staccatissime la Commerciale Department Containers (39 milioni), la Palumbo del presidente di Confindustria Andrea Palumbo (34), la Intermodal Trailer Service 22, la Do.ca del gruppo Savino del Bene (21), un’altra società del gruppo Maneschi, la Capital Logistic & Transport con 19 milioni, “cavallo di troia” dello sbarco in Cina. I padroni del porto. Complessivamente nel 2005 le prime aziende della logistica hanno assommato 820 milioni di euro di fatturato. Quasi il doppio di quanto mettono assieme le imprese medio-grandi dell’ambito portuale. Quella che ha dichiarato più affari è la Dalmare, compagnia di armamento del gruppo D’Alesio (137 milioni).
Del Corona e Scardigli, agenzia e impresa marittima, nel 2005 ha fatturato 61 milioni di euro, la Taranto Container Terminal - la società partecipata da Maneschi che gestisce il porto contenitori di Taranto - 38 milioni. Quanto la Toremar e più della Tdt, ferma a 35 milioni. Neri e Fratelli Neri mettono assieme 40 milioni di fatturato. La Compagnia Portuale è sui livelli del 2000 con 22 milioni e così anche l’impresa dei portuali, la Cilp (33). La rendita dei petroli. Paterni, che ha i depositi a Stagno, guida la sottoclassifica dei petroliferi con 63 milioni di euro, seguita dalla Co e Ci. Trans Oil (51). Nel settore energetico anche Bunker Oil (rifornimento navi, 42 milioni), Italpetrol (produzione benzina, sede in via Marradi, 29 milioni), Elbana Petroli (21) e Costiero Gas Livorno (11).
Il boom delle auto. Un altro settore dove si fanno grossi fatturati sono i rivenditori di autoveicoli. Fra le società con sede legale in provincia, la Mercedes la fa da padrona piazzando due concessionarie al primo e secondo posto nella sottoclassifica di settore: Auto Italia (49 mln) e Bernini Commerciale (45). Seguono Blubay spa (34 milioni), Automatic (31), Pettinelli di Venturina (18), Baroncini Nello (17), Aica Acam Opel (16), Sinergy Car (15), Gesicar (12). Le new entry. Due curiosità tra le new entry: il Livorno calcio, catapultato dalla serie A al 56esimo posto (20 milioni) e Cuccuini, le boutiques di via Ricasoli, che si affaccia nella top 100, 98esimo a 11 milioni.
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