Il Tirreno

Livorno

Il critico Carlo Pepi difende la A di Renato Spagnoli

Gian Ugo Berti

Al cenacolo della Valle Benedetta ha discusso anche del film Un uomo chiamato March

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 LIVORNO. Al cenacolo della Valle Benedetta il critico d'arte e collezionista Carlo Pepi è tornato sulla polemica sorta per la collocazione della grande «A» nella piazza Attias di Livorno, ad opera del pittore Renato Spagnoli. Pepi ha ripercorso la carriera di Spagnoli, conosciuto sul piano internazionale, ricordando anche i tempi in cui l'artista, con Lacquaniti e altri, ha fondato il Gruppo Atona; Pepi ha inoltre sottolineato come la materializzazione della grande «A» non sia stata dettata da semplici esigenze contingenti, trattandosi appunto della piazza Attias, ma si rifà alla lunga attenzione dell'artista sul rapporto tra la linea e la campitura pittorica che ne risulta attraversata concentrandosi sul segno della lettera «A» e le sue molteplici rappresentazioni. Pepi ha infine discusso con il regista Antonio Cristiano sull'impostazione del film «Un uomo chiamato March», con particolare riferimento all'episodio dei festeggiamenti del grande pittore livornese in occasione del compimento del suo ottantesimo anno, nel 1974, avvenuti appunto nella sede del Cenacolo. Pepi ha detto che avrebbe ritenuto più giusto che la figura di Piero Monteverde, fondatore del Cenacolo, fosse stata maggiormente valorizzata.

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